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GRADO DI GLORIA
Il sangue di Cristo che in ogni Celebrazione Eucaristica offriamo al Padre Celeste ha ancora forza per sanare coloro che non sono giunti in modo adeguato alla soglia della Vita eterna. La volontà salvifica di Dio infatti desidera che tutti gli uomini siano salvi. Solo chi la rifiuta si perde: Dio Padre è onnipotente, e la sua misericordia è senza limiti. L’unico ostacolo possibile è la nostra volontà. Dio che ci ha creati senza chiedercelo, non ci salva senza il nostro consenso. Come ricorda sant’Agostino: «Colui che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te» (Sermo CLXIX, 13). Per questo non dobbiamo temere il giudizio di Dio, dobbiamo piuttosto preoccuparci della nostra poca fede nell’abbandonarci alla infinita misericordia divina. Il grado di gloria Il Primo Maestro nel “Segreto di riuscita”, ci invita ad andare oltre... non solo fidarsi dell’onnipotente bontà divina, ma anche corrispondere alla sua volontà: «Noi dobbiamo corrispondere alla tua altissima volontà, arrivare al grado di perfezione e di gloria celeste a cui ci hai destinati...». Che cosa è questo “grado di gloria” di cui parla il Fondatore? Come i santi non sono tutti uguali, così anche lo splendore della gloria celeste è differente per ogni creatura. La santità dei paolini Va compreso cosa indica “grado di perfezione”: si tratta del nostro cammino di santità. La spiritualità di Gesù Maestro Via Verità e Vita, imitare san Paolo Apostolo sotto lo sguardo di Maria Regina degli Apostoli, conduce ad una altissima santità, e quindi in Cielo sarà riconosciuta con un grande grado di gloria: quella degli “apostoli delle edizioni”. Il termine “perfezione” va considerato anche come “vita consacrata”. Prima del Vaticano II la vita religiosa era indicata come “stato di perfezione”: non significa essere senza difetti umanamente, ma aver accolto l’invito di Gesù: «Se vuoi essere perfetto...» (Mt 19,21). Alle Annunziatine nel 1958, il Primo Maestro dice: «Perché se vogliamo essere santi, cioè arrivare ad un alto grado di gloria dobbiamo amare gli altri come noi stessi, fare del bene e portare le anime alla santificazione, alla salvezza eterna. Solo l’apostolo propriamente ama il prossimo come se stesso. Quei cuori che sono tutti accesi di amore di Dio, per riflesso amano il prossimo e lo aiutano nella salvezza» (MCS 2, n. 72, p. 21). Ovviamente Maria in Cielo ha tra tutti i santi il più grande grado di gloria, è piena di grazia ed ha pienamente risposto alla volontà di Dio: tutta la sua vita è stato un “sì”. Il Primo Maestro ci propone come splendido modello da imitare nel cammino di santità anche la figura di san Giuseppe, come ci ricorda la sua preghiera: «Nel silenzio amoroso ed operoso, nella pratica di tutte le prescrizioni religiose e sociali, nella docilità al volere di Dio, hai raggiunto un altissimo grado di santità e di gloria celeste» (Preghiere FP, p. 130). don Gino |