| come primi suoi adoratori, i pastori; come doveva, quando sarebbe scomparso dalla terra, la sciare i pastori delle anime, e cioè i ministri di Dio, il suo vicario, i vescovi, i sacerdoti. Questo bambino che è nel presepio, come il Gesù che riceviamo nella comunione, ci viene a portare ogni sorta di beni, è la nostra salvezza, è il tutto e voi lo comprendete per ché rispondete sempre: «E noi siamo intiera mente di Gesù». Gesù è con noi e in noi, ma voi siete in lui e con lui. Oh, che bella cosa il consecrarsi, il donarsi totalmente a Gesù! Co me è prezioso questo! Dopo il sacrificio del calvario – quindi la messa – e il martirio, que sta donazione è il merito più grande che pos siamo farci sulla terra. Il merito più grande! Come vi ha voluto bene Gesù! Come do vete amare la vita religiosa! Come dovete amare la congregazione che vi ha accolte co me madre, come dovete rispondere a tutte le cure anche con qualche sacrificio! E non ce ne son dei sacrifici da fare in ogni famiglia? Con qualche sacrificio amarla, la con gregazione, amarla tanto. Ecco. Avevo sen tito di qualche persona che non amava abba stanza la sua congregazione, almeno non lo dimostrava: questo è un’incomprensione, vuol dire non amar la propria famiglia, vuol dir non amare la propria madre.
La congre gazione è una madre che vi forma a una vita nuova poiché siete entrate semplici cristiane e la congregazione vi forma invece religiose. Prima la vita cristiana avevate, poi la vita re ligiosa, altamente più perfetta. Come opera questa casa! Come in questa casa venite tra sformate e formate, nello stesso tempo, che, anime di Dio e religiose, anche anime apo stole! Prendete tutto quello che vi danno, quello che vi dicono e, d’altra parte, aprite tranquillamente il vostro cuore, con fiducia affinché si possano ricevere tutte quelle spie gazioni, quegli incoraggiamenti e quei con sigli che son necessari per una formazione santa. Ma, fatevi sante! Per la comunione, come preparazione anche al presepio: amore. Ricevere Gesù con amore nel presepio e riceverlo con amore nella comunione. Con amore! È il Figlio di Dio che si fa uomo. Il Padre celeste ce lo ha dato per amore verso di noi che eravamo pec catori e che siamo ancor peccatori. San Pao lo dice, cioè la Scrittura dice: «Così Dio ha amato gli uomini da dare a loro il suo Fi gliuolo, Gesù Cristo» [cf. Gv 3,16; Rm 8,32]. E la Scrittura dice ugualmente: «Gesù ci amò e si sacrificò per noi» [cf. Ef 5,2].
Ecco, egli Dio infinito, beatissimo in cielo, è venuto a farsi uomo e a prendere tutte le nostre mise rie, e il caldo, e il freddo, e le sofferenze, e le contraddizioni, ecc. e persino l’odio degli uomini. Vedete: è appena nato che già cerca no di ucciderlo e, perché vogliono arrivare al l’uccisione di questo bambino, uccidono tut ti i bambini dei dintorni di Betlemme. Come egli ci ama sopportando questi torti, queste incomprensioni, queste malevolenze delle sue creature!
E poi, poi... è finito sulla croce. Come ci ha amato: Dilexit me, et tradidit semetipsum /propter me/ [Mi ha amato e si è sacrificato per me (Ef 2,20)]. Allora, il no stro dono a Dio è perfetto? Già ho detto del la consecrazione, ma vi è grado e grado nel la consecrazione nostra a Dio. Qualche vol ta ci teniamo ancora qualche cosa di nostro, qualche volta avviene che qualche suora, do po perda la vocazione perché non si è dona ta tutta a Dio e perché non persevera nella preghiera. La vocazione e la responsabilità di essa e la corrispondenza di essa, è cosa di ogni giorno e si ottiene pregando ogni gior no. Sì, può essere qualche abbandono di un istituto – non parliamo di voi – ma prima di abbandono all’istituto c’è stato l’abbandono della pietà, della preghiera.
Oh. Pure nel no viziato non si è preparato il dono perfetto a Dio, si è ancor ritenuto qualche cosa, qualche capriccio, qualche volere proprio, qualche affetto, qualche tendenza; si è ancora difeso allora un po’ l’amor proprio. “Mi dono tut to...” Ma tutto? Tutto l’essere? E allora l’or goglio, e la concupiscenza della carne, e la concupiscenza degli occhi devono esser sa crificate a Gesù. Ma questo non è il fatto di sentirlo in quel momento, è il fatto di averlo vissuto già, perché la virtù della castità, del la povertà, dell’obbedienza, queste tre virtù, son più grandi dei voti: i voti si fanno per os servar le virtù, perché uno sottoponendosi a quella promessa che è il voto solenne – è una promessa più solenne anche quando i voti son semplici – si obbliga a osservare la virtù sotto pena di un peccato nuovo e a os servar la virtù con la speranza di un merito nuovo. Ma più è la virtù e poi più perfetto è lo spirito della virtù, cioè lo spirito di po vertà, lo spirito di castità che è l’amor di Dio, e lo spirito dell’obbedienza che è l’abbando no nelle mani di Dio per tutto, uniformando si a tutti i voleri e desideri del Padre celeste. Il dono a Dio, amore perfetto! Purtroppo anche quell’amore esagerato alla famiglia qualche volta rimane. L’amore alla famiglia non è mai troppo nel senso so prannaturale, ma è sempre un amore malato, infermo, imperfetto quando non è sopran naturale, quando cioè è un amore umano.
Ma se il cuore ha da esser di Dio, occorre che nessuna fibra rimanga ancora riservata a noi: tutto deve esser di Dio! Cominciare su bito, entrando: anzi aver cominciato dall’età in cui si è raggiunto l’uso di ragione. Aspi rare a Dio, solo a Dio, totalmente di Dio: questa è la vita fortunata della religiosa; ma, totalmente, totalmente! Quando si vedono queste suore che rispondono sempre alla do manda: «Vuoi far questo o quello?», rispon dono sempre: «Come volete; secondo quan to piace a Dio»; e accettano anche la malat tia e i disgusti, ecc. con serenità, come pia ce al Signore. Allora il dono deve essere fondamentalmente completo, è completo, ancorché si senta la ripugnanza perché Gesù ha sudato sangue per accettare la croce.
Quindi la seconda condizione per preparar si al Natale e alla comunità è l’amore. «Tutto a me, io tutto a te», questo riassume tutto. E Gesù non entra tutto nel cuore, nella comunione? E non gli diamo già così poco noi rispondendo «E io mi do tutto a te» e cioè: il mio essere è già tuo, non ti do altro che quel che è tuo, senza riservarmi niente perché è tuo. Tanto più poi se una ha la vo cazione nella quale è incluso questo, che sia direttamente, totalmente suo il cuore. Terza preparazione per la comunione, come preparazione al Natale, è la speranza delle grazie. Gesù non viene solo ma viene con i suoi doni.
I doni che egli ha portato al mondo sono tre: le verità soprannaturali, e poi ci ha indicato la via per il cielo, e poi la grazia. In sostanza egli ha portato, egli si è mostrato via, verità e vita. Quindi che cosa dobbiamo aspettarci noi nella comunione? Quello che Gesù ha portato al mondo lo por ta a ciascheduno: la verità; Gesù è luce! Quante cose si possono dire a Gesù dopo la comunione, quanti problemi gli si possono proporre, quante spiegazioni egli ci ispira, quanta luce ci comunica! «Parla o Gesù, il tuo servo ti ascolta» [cf. 1Sam 3,9]. Ecco... la verità! Ti ascolta in quello che sono i segni della vocazione e in quello che è la corri spondenza alla vocazione, in quello che devo fare giorno per giorno, momento per mo mento, quello che devo fare nelle mie circo stanze di vita.
Oggi che devo fare per piacerti di più? Perché, siccome la comunione è quo tidiana, oggi mangiamo il pane quotidiano che è il pane della verità, il pane dello spiri a me, io tutto a te», questo riassume tutto. E Gesù non entra tutto nel cuore, nella comunione? E non gli diamo già così poco noi rispondendo «E io mi do tutto a te» e cioè: il mio essere è già tuo, non ti do altro che quel che è tuo, senza riservarmi niente perché è tuo. Tanto più poi se una ha la vo cazione nella quale è incluso questo, che sia direttamente, totalmente suo il cuore. Terza preparazione per la comunione, come preparazione al Natale, è la speranza delle grazie. Gesù non viene solo ma viene con i suoi doni. I doni che egli ha portato al mondo sono tre: le verità soprannaturali, e poi ci ha indicato la via per il cielo, e poi la grazia. In sostanza egli ha portato, egli si è mostrato via, verità e vita.
Quindi che cosa dobbiamo aspettarci noi nella comunione? Quello che Gesù ha portato al mondo lo por ta a ciascheduno: la verità; Gesù è luce! Quante cose si possono dire a Gesù dopo la comunione, quanti problemi gli si possono proporre, quante spiegazioni egli ci ispira, quanta luce ci comunica! «Parla o Gesù, il tuo servo ti ascolta» [cf. 1Sam 3,9]. Ecco... la verità! Ti ascolta in quello che sono i segni della vocazione e in quello che è la corri spondenza alla vocazione, in quello che devo fare giorno per giorno, momento per mo mento, quello che devo fare nelle mie circo stanze di vita. Oggi che devo fare per piacerti di più? Perché, siccome la comunione è quo tidiana, oggi mangiamo il pane quotidiano che è il pane della verità, il pane dello spirito che è Gesù.
Comunione quotidiana, vuol dire luce per ogni giorno, ecco, una lampada che ci precede: «Lucerna pedibus meis ver bum tuum» [Sal 119,105], la tua parola, le tue ispirazioni, la tua luce è per me una lucerna che mi rischiara il cammino. E Gesù che co sa dà ancora? Dà la forza per osservare i con sigli evangelici, i comandamenti, per fare l’ufficio che è assegnato in casa, per fare il nostro apostolato, per compiere i doveri del la giornata, i nostri lavori.
Ecco, dà la forza. O salutaris Hostia si dice, perché? Per ché Gesù porta la salute che è fortezza, che è grazia, che è santità, ecco; Da robur, fer auxi lium!, dà fortezza, porta aiuto la comunione... E dirgli, proprio a Gesù, quali son le diffi coltà che sentiamo noi, le ripugnanze, le ten tazioni; parlargli bene, intimamente! Ma se non si parla con Gesù che si fa nostro cibo e non vuole solo accostare il suo orecchio alla nostra bocca per sentirci, ma vuole andare giù, al cuore, e sentir persino i palpiti, cioè i desideri, le aspirazioni. E allora, quand’è che avremo confidenze con Dio, più confidenze, che dopo la comunione. Dirgli tutto! E Gesù viene poi a crescere l’amore verso di lui; l’a more, la grazia, la grazia che è la santità. «Amami e io ti amo; vogliamoci bene – Ge sù dice all’anima – amami, io ti amo; voglia moci bene! Vogliamo camminare insieme. Tu farai quel che piace a me ed io darò quelle grazie che piacciono a te». Una vita in due: Gesù nel cuore e tu che cammini e che este riormente ti presenti come una persona ordinaria. Ecco. Allora la preparazione alla co munione deve essere una preparazione mo dellata su quella che facciamo per l’avvento. Le disposizioni per ricevere bene Gesù nel presepio e le disposizioni per ricevere bene Gesù nella comunione sono uguali: fede, e poi amore, e poi speranza delle grazie, spe ranza delle grazie di cui noi abbiamo biso gno.
Allora da mezzogiorno fino all’indo mani mattina ordiniamo le ore alla prepara zione alla comunione. Fede: io credo! Amore: ti amo! E poi: spero da te tutto! Ecco. Sì! Allora stiamo buoni nel pomeriggio, stia mo buoni nella serata, al mattino: tutto in preparazione alla comunione. Non ci sia nes suna mancanza volontaria perché sarebbe co me mettere una spina nel letto su cui posiamo Gesù. I peccati veniali - volontari, si capisce- sono come tante spine su cui mettiamo il bambino Gesù. No! Nessuna spina; e prepa riamogli anzi un lettino caldo, soffice, e vuol dire: caldo di amore il nostro cuore. Soffice vuol dire: disposto a fare quel che gli piace, tutto. Che non ci siano rudezze, che non ci siano angolosità, ecco: quello che piace al Signore. Vi benedica Gesù e, in questa giornata prima dell’avvento, orientiamoci verso un buon mese: aspettare Gesù nel presepio, aspettare ogni giorno Gesù nella comunione.
Beato Giacomo Alberione |