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LITANIE LAURETANE
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Vergine potente

Maria è potente nella sua preghiera di intercessione perché il Figlio Gesù non ri fiuta nulla, non respinge alcuna richiesta del la Madre. Un titolo mariano medievale, legato al la riflessione teologica di san Bernardo e di san Bonaventura, la chiama «l’onnipotente supplicatrice». Lo stesso abate di Chiara valle spiega il potere di intercessione della Vergine con queste parole: «Siccome la na tura divina, la sua essenza e il suo potere, tut to ciò che essa è, fu racchiusa nel seno della Santa Vergine, non temo di dire che Maria ricevette una specie di giurisdizione su tutto ciò che appartiene a Dio. Perciò, dal suo se no, come da un oceano divino, scorrono su di noi i fiumi della grazia...». Parole signifi cative e audaci! Onnipotente per grazia, a Maria sono applicate diverse frasi della Scrittura che esprimono questo concetto, anche il verset to del Magnificat «ha spiegato la potenza del suo braccio». Parole rivolte a Dio ma che possiamo così interpretare: «l’onnipo tente braccio di Dio ordina l’universo, il po tente braccio della Vergine sostiene la nostra povertà presso di Lui»

Vergine clemente

La prima preghiera eucaristica della Mes sa (Canone Romano) inizia rivolgendosi a Dio Padre con l’espressione «Padre clemen tissimo». Il canto Salve Regina si conclude con l’invocazione «O clemente, o pia, o dolce Ver gine Maria!». Chiediamoci che significa “clemenza” e “essere clemente”. Anche in questo nostro tempo, in cui dominano giudizi taglienti e ar roganti su tutto e su tutti, clemenza è sino nimo di benevolenza e di misericordia. Si tratta quindi di avere un cuore grande, ge neroso ed accogliente, pronto al perdono e all’indulgenza. Maria, capolavoro della Misericordia di Dio, ha un cuore materno, pieno di bontà, che intercede continuamente per la salvezza dei suoi figli. Questo fa dire a sant’Alfonso Maria de’ Liguori: «Ella quanto è potente presso Dio tanto è clemente e pietosa verso l’uomo».

Vergine fedele

Maria è la Vergine fedele: fedele al Si gnore Dio e alla sua vocazione straordinaria. Fedeltà vissuta nella quotidianità della sua vita semplice ed umile, nella perseveranza e nell’obbedienza totale di mente, volontà e cuore. Una rappresentazione di questa litania mostra Maria ai piedi del Figlio crocifisso, con una croce piantata nel petto e sotto una frase dell’Apocalisse: «Sii fedele fino alla morte» (Ap 2,10). Sul Calvario Maria è fe dele nel condividere l’estrema offerta di Ge sù al Padre.
Virgo fidelis può essere tradotta anche con Vergine piena di fede, dato che l’agget tivo deriva dal termine “fede” come pure il sostantivo “fedele” che indica colui che cre de in Dio. Invocando la Beata Vergine con questo titolo chiediamo che custodisca in noi la fe de e la nostra fedeltà al Signore.

8. Con le immagini di ogni giorno

Dopo le litanie rivolte alla Madre e alla Vergine, prima di terminare con le invoca zioni alla Regina, Maria è celebrata con titoli simbolici e anche con immagini della vita quotidiana e dell’esperienza personale co me le tre seguenti.

Specchio di perfezione

In latino è Speculum iustitiæ, specchio della giustizia, tradotto anche con specchio della santità divina. Come uno specchio, Maria riflette la giustizia di Dio che è santità, verità, bellezza e luce.
Il titolo deriva dal libro della Sapienza che, riferito alla Sapienza divina, afferma: «È riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio» (Sap 7,26). La Vergine è quello specchio «senza macchia» che manifesta la perfezione di Dio senza mai oscurarla mettendo davanti la sua persona.
La Sapienza di Dio è Gesù Cristo, il sole di giustizia di cui parla il profeta Malachia: «sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia» (Ml 3,20). I Padri della Chiesa paragonano Maria alla luna che non brilla di luce propria ma riflette la luce del sole: guardando Lei contempliamo quindi il volto di Gesù.
Riprendendo il termine usato in latino “giustizia”, il Catechismo della Chiesa Cattolica la presenta con queste parole: «La giu stizia è la virtù morale che consiste nella co stante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto… L’uomo giusto, di cui spesso si fa parola nei Libri Sa cri, si distingue per l’abituale dirittura dei propri pensieri e per la rettitudine della pro pria condotta verso il prossimo» (n. 1807). Dirittura morale e perfezione che si possono chiamare santità.

Sede della Sapienza

Una locuzione latina recita: «In gremio Matris sedet Sapientia Patris», nel grembo della Madre risiede la Sapienza del Padre. Questa frase esprime e sintetizza per fettamente la litania. Il Verbo, Sapienza di Dio, uscito dal seno eterno del Padre si è incarnato nel grembo della Vergine Maria e ha preso dimora in Lei.
Una significativa rappresentazione del la Sede della Sapienza è l’immagine di Ma ria seduta in trono con il Bambino, la cosid detta “Maestà” (celebri quelle di Cimabue e Giotto). Nata sotto l’influenza dell’arte bi zantina, quest’opera pittorica – molto diffu sa nel Medioevo e nel Rinascimento – ha una grande ricchezza di significati (teologi co, liturgico...). In questo contesto ci limi tiamo a vedere Maria come “sede” e “trono” per il Figlio di Dio secondo l’affermazione di san Bernardo di Chiaravalle: «In lei e di lei il Verbo si fece un trono».
Nelle Messe della B.V. Maria, al n. 24 troviamo la Messa con il titolo «Maria Ver gine, Sede della Sapienza». Nell’introduzio ne si afferma che con questo titolo viene spiegata la sua funzione materna, la sua di gnità regale e anche la sua straordinaria sa pienza e prudenza nelle cose che riguardano Dio. Nel Vangelo Ella appare come la “Ver gine sapiente” che ha scelto la parte miglio re e “la Maestra di verità”, che trasmette al la Chiesa gli avvenimenti e le parole di sal vezza serbate nel suo cuore (cfr. Lc 2,19.51).

Fonte della nostra gioia

Maria è celebrata come fonte o causa della nostra gioia che è Gesù. Il suo “sì” sta all’origine della salvezza con la venuta di Cristo nel mondo, per cui giustamente la Chiesa le riconosce questo titolo. Nel Vangelo Gesù parla spesso della gioia e poco prima della Passione, nella pre ghiera rivolta al Padre, chiede che i suoi di scepoli abbiano in se stessi la pienezza del la sua gioia (cfr. Gv 17,13). Si tratta della pienezza della vita divina in noi, dell’unione con Dio. Se accogliamo l’amore del Signo re, se ci sentiamo amati, custoditi e inviati a testimoniarlo con la vita, sperimenteremo la vera gioia. Poeti e Padri della Chiesa cantano Maria come fonte della nostra felicità. Dante, nel l’ultimo canto del Paradiso, dice: «Se’ di speranza fontana vivace». San Giovanni Damasceno afferma: «Tu, Maria, hai generato la gioia di tutti, la vera gioia che dissipa la tristezza del peccato». Gli fa eco san Gregorio il Taumaturgo, ve scovo del terzo secolo: «Tu sei il serbatoio di gioie celesti».

9. con le immagini del cielo sulla terra

Le seguenti tre litanie tradotte in italia no si differenziano molto dal testo latino che usa queste espressioni: Vas spirituale, Vas honorabile, Vas insigne devotionis.
Il termine “vas” indica semplicemente un vaso, un contenitore che può essere di diversi materiali, per usi nobili o spregevo li. Nell’Antico Testamento, soprattutto nei profeti, indica la persona umana plasmata da Dio come l’argilla nelle mani del vasaio. Nel libro degli Atti degli Apostoli (cfr. 9,15) Paolo è chiamato vas electionis, cioè un vaso scelto, uno strumento eletto per por tare il Vangelo alle genti. E Paolo stesso esorta Timoteo – e in lui tutti i discepoli del Signore – ad essere «come un vaso nobile, santificato, utile al padrone di casa, pronto per ogni opera buona» (2Tim 2, 21).

Tempio dello Spirito Santo

L’invocazione, Tempio dello Spirito Santo, si trova in un manoscritto del XII secolo (codice di Magonza), non è quindi una tradu zione recente della litania Vas spirituale. Dal giorno dell’Annunciazione, la Vergi ne è ricolma di Spirito Santo, ne diventa la di mora, il tempio o come la chiamano i Padri «Santuario privilegiato dello Spirito Santo». Questa realtà, che in Maria è concreta oltre che spirituale – dato che il Figlio di Dio prende carne in Lei e da Lei – è anche la realtà di ogni battezzato. Lo ricorda san Pao lo ai Corinzi: «Non sapete che il vostro cor po è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? – E continua traendone le conseguenze– Lo avete ricevuto da Dio e voi non appar tenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!» (1Cor 6, 19-20). Chiediamo alla Vergine che ci insegni a glorificare Dio con tutto noi stessi e ad es sere presenza del Signore nell’ambiente in cui viviamo.

Tabernacolo dell’eterna gloria

Il termine tabernacolo traduce una pa rola ebraica che significa dimora. Per gli Ebrei era la tenda sacra, in particolare la ten da del convegno che indicava la presenza di Dio in mezzo al suo popolo durante il cam mino nel deserto al tempo dell’Esodo. Per noi, nelle nostre chiese, è uno scri gno, spesso a forma di tempietto, che custo disce la pisside con le ostie consacrate. So vente è ricoperto da un velo del colore litur gico del tempo, chiamato conopeo, che ri chiama la tenda ebraica. La Beata Vergine, che poi invocheremo anche come Arca dell’alleanza, è la dimora, il santuario, la casa d’oro in cui Dio ha scel to di abitare per nove mesi riempendola del la sua eterna gloria. Preghiamo Maria che ci aiuti ad acco gliere Gesù nel nostro cuore, a custodirlo e a fargli sempre più spazio in noi.

Dimora consacrata a Dio

Maria è la Dimora tutta consacrata a Dio come riportano alcuni testi.
Ella ha vissuto in modo straordinario e singolare quanto ogni fedele è chiamato a spe rimentare. Gesù ce lo rivela nell’Ultima Cena: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23). Realtà sublime da considerare con amore e tremore ma che spesso dimentichiamo!
Un prefazio delle Messe della B.V. Maria (n. 23) riprende questo concetto: «Padre Santo... Con l’azione misteriosa dello Spiri to ti prepari nel cuore dei fedeli una dimora, che purifichi, illumini e consacri con la tua divina presenza». Maria sia per ognuno di noi il tempio e il tabernacolo da cui partono il nostro amo re e le nostre preghiere rivolte a Dio.

Maria Angela S.