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IL SIGNORE
E' IL RIFUGIO DEL POVERO

 

Papa Leone XIV compirà un viaggio apostolico in America Latina dal 6 al 17 novembre 2026, visitando Uruguay, Argentina e Perù, con prima tappa a Montevideo il 6 novembre alle 16:30.

Nel Messaggio per la X Giornata Mon diale dei Poveri (15 novembre 2026) il Santo Padre Leone XIV meditando il salmo 14 ci in terroga: «Siamo segno di un Dio che è rifugio per i poveri?» ricordandoci che: «In Cristo siamo chiamati anche noi a diventare poveri e a farci rifugio per il povero».

1. Il Signore è il rifugio del povero (cfr. Sal 14,6). Le parole del Salmista suggerisco no il percorso che siamo chiamati a compie re in vista della X Giornata Mondiale dei Poveri. Ancora una volta è necessario ritornare alla Parola di Dio per verificare l’importanza che i poveri hanno nella vita della Chiesa. L’espressione del Salmo diventa criterio di giudizio per l’esistenza cristiana perché ri vela il volto di Dio e riconosce la povertà umana. In un momento storico drammatico, infatti, quale fu la distruzione del tempio di Gerusalemme, il popolo si sentì privato del la presenza di Dio e sperimentò una miseria materiale e morale senza precedenti. Ad ogni generazione questa Parola
appare in tutta la sua attualità. Fin dall’inizio mostra la contraddizione in cui si cade spes so ancora ai nostri giorni. La prima costata zione, in effetti, è questa: «Lo stolto pensa: “Dio non c’è”. Sono corrotti, fanno cose
abominevoli: non c’è chi agisca bene» (Sal 14,1). Essa evidenzia il contrasto tra quanti si com portano con saggezza e quanti invece trasci nano la loro vita come se non ci fosse nulla sopra di loro. Si nota, purtroppo, come sia diffusa anche ai nostri giorni un’ingiustizia sociale che sgorga dalla corruzione
tracotante, tanto deplorevole quanto discriminatoria. La perdita di senso della trascendenza nella vita quotidiana non è più tanto una negazio ne teorica dell’esistenza di Dio; piuttosto si evidenzia nella mancata considerazione del la sua bontà e misericordia per la costruzione della giustizia personale e sociale.
I primi a doverne subire le conseguenze sono i poveri, non a caso in aumento in mol te società. L’assenza di Dio pone le persone non più una accanto all’altra nel rispetto reci proco, ma una sopra l’altra nel segno del do minio e della sopraffazione. Viene così esibi ta una dissacrante logica di prevaricazione e di scarto che emargina e umilia. In questa con dizione si trovano non solo singole persone, ma intere popolazioni.

Le parole del Salmo ri suonano ancora colme di verità: «Divorano il mio popolo come il pane» (Sal 14,4).
2. Il grido di giustizia dei poveri oggi viene spento con molteplici tecniche, sempre più subdole, fino a rendere afono ogni loro sforzo di fare udire le proprie richieste. L’am biente digitale radicalizza il pregiudizio nei loro riguardi e accresce la cortina di indiffe renza che circonda le loro cause. Al povero non resta che gridare verso Dio (cfr. Sal 34,7) e far giungere a Lui il lamento, avendo cer tezza di essere ascoltato perché Dio è fedele e ricco di misericordia. Quanti sono oppres si, umiliati e indifesi crescono anche oggi nel la certezza di doversi abbandonare a Dio ca richi di fiducia e di attesa. In questo totale af fidamento, rifiorisce il senso della propria di gnità, si riconoscono sorelle e fratelli con cui organizzare i propri sogni, la speranza diven ta silenziosamente realtà. Rifugiarsi in Dio equivale a trovare la protezione vera e sicu ra, quella che i potenti non possono garantire e preferiscono negare.
Il povero, però, sa riconoscere più di al tri l’essenziale, perché vive dell’essenziale. Più simile di tutti a Cristo, riconosce Dio come proprio rifugio anche quando le circo stanze sembrano smentirlo, ed è colmo di spe ranza per la sua giustizia, che non tarda a ma nifestarsi. Nella notte dell’abbandono e del la solitudine, il povero “abita al riparo del l’Altissimo” (cfr. Sal 91,1). Quanti sono af flitti, quanti subiscono ingiustizia e vengono offesi, quanti sono nella sofferenza e nel do lore, quanti sono soli e privi di senso della vi ta possono trovare consolazione e nuova mo tivazione presso il Signore.
3. Essere rifugio non è solo una pro messa, ma diventa realtà nella persona di Gesù Cristo. Dio prende dimora presso di noi con l’incarnazione del Figlio, che rende concreto e visibile il rifugio sperato. Gesù Cristo è realmente il rifugio di Dio per i po veri. Per la sua obbedienza al Padre, discen de fino al punto più basso, dove si trovano gli ultimi. A tutti viene incontro e a ciascu no offre rifugio sicuro: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28). In Gesù, Dio non solo protegge, ma condivide la povertà umana fino alla croce.
I poveri dei nostri giorni sono i dimenti cati e gli emarginati: derubati di una parola e di un volto, oltre che del pane. Possano costo ro incontrare il Figlio di Dio, che a tutti si fa prossimo senza trascurare nessuno. Lo incon trino, anzitutto, in coloro che si dicono cri stiani. Nella Chiesa, suo Corpo, è Gesù che of fre pane e amicizia; porta luce e un orizzon te di speranza; pronuncia il nome di ciascuno e restituisce a tutti dignità. Gesù di Nazaret è il dono di Dio ai poveri. In Lui tutte le pro messe diventano realtà. Per quanti sono privi di una casa, di un lavoro, dell’istruzione, del cibo, della salute si apre una nuova via: la condivisione come espressione del Regno di Dio (cfr. Mt 5,3). All’ossessione di quanti acumulano ricchezze solo per sé si oppone l’ostinazione di Dio che, nella testimonianza di persone in carne e ossa, apre il cuore e ac coglie nel suo amore.
4. In Cristo siamo chiamati dunque anche noi a diventare poveri e a farci rifugio per il povero. La comunità cristiana non può rima nere insensibile davanti ai tanti che oggi so no alla porta e rimangono invisibili a quanti stanno chiusi tra le proprie mura. La Chiesa, per sua stessa natura, è chiamata ad essere po vera e rifugio per i poveri. Non dimentichia mo il commento di Sant’Agostino alla para bola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro: «Ci ha taciuto il nome del ricco e ci ha detto il nome del povero. Il nome del ricco andava di bocca in bocca, ma Dio l’ha taciuto; il no me del povero passava sotto silenzio, ma Dio ce l’ha rivelato. [...] Tu cosa sceglieresti? Es sere povero come Lazzaro o essere ricco co me l’altro? Non lasciarti ingannare! Ascolta quale fu la fine e nota la scelta cattiva» (Ser mo33A, 4).
Come ho ricordato nell’Esortazione apostolica Dilexi te, «verso i poveri Dio mo stra predilezione: prima di tutto a loro è ri volta la parola di speranza e di liberazione del Signore e, perciò, pur nella condizione di povertà o debolezza, nessuno deve sentirsi più abbandonato. E la Chiesa, se vuole es sere di Cristo, dev’essere Chiesa delle Bea titudini, Chiesa che fa spazio ai piccoli e cammina povera con i poveri, luogo in cui i poveri hanno un posto privilegiato” (n. 21).
Sorgono inevitabili alcune domande, che in questa X Giornata Mondiale dei Poveri abbiamo urgenza di far risuonare nella no stra mente e nel nostro cuore. Siamo segno di un Dio che è rifugio per i poveri? Abbia mo coscienza della nostra povertà e la pre feriamo all’ingiusta ricchezza? Arriviamo là dove si trovano i poveri, sperimentando la loro marginalità? Ne ascoltiamo i pensieri e ne condividiamo le attese? Ne pronunciamo nomi con tenerezza divina? La nostra carità riattiva e sostiene in loro il desiderio di giu stizia e di riscatto? Questi e molti altri inter rogativi obbligano a un serio esame di co scienza, per verificare quanto ancora siamo chiamati a diventare a favore dei poveri e per la loro liberazione. Allora vedremo che i po veri diventano loro stessi rifugio per altri. L’esperienza della povertà rende particolar mente sensibili a una rinnovata solidarietà davanti alle sfide.
L’amore di Cristo ci rende infatti parte cipi della vita d’amore di Dio. In questo sen so, i cristiani sono chiamati non solo a cer care rifugio in Dio, ma anche a farsi in Dio un rifugio per gli altri, senza «distinguere tra chi assiste e chi è assistito, tra chi sembra dare e chi sembra ricevere, tra chi appare povero e chi sente di offrire tempo, compe tenze, aiuto. Siamo la Chiesa del Signore, una Chiesa di poveri, tutti preziosi, tutti sog getti, ognuno portatore di una Parola singo lare di Dio. Ognuno è un dono per gli altri» (Omelia, 17 agosto 2025)

5. L’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi ci sollecita a ricordare come, giunto a Roma pellegrino alla tomba dell’apostolo Pietro, egli fu colto da com passione per i mendicanti. Per comprendere e sperimentare la loro sofferenza, si tolse i propri abiti e li scambiò coi vestiti straccia ti di uno di loro, sedendosi a chiedere l’ele mosina e trascorrendo l’intera giornata in mezzo ai poveri con gioia di spirito (cfr. Fonti Francescane, 1405-1406). Vogliamo testimoniare che è possibile, anche oggi, sperimentare la medesima letizia nel met tersi nei panni dei poveri e nell’ascoltarli anziché soltanto parlare di loro. Chi ha Dio per rifugio è libero di compiere scelte pro fetiche, che testimoniano come tutto possa essere ripensato dal basso, nell’umiltà e nel la fraternità che, sole, riparano un mondo ferito dalla prepotenza.
Confido che questa X Giornata Mon diale dei Poveri possa costituire una tappa significativa per riscoprire il volto di tanti fratelli e sorelle che cercano rifugio in Dio e desiderano sentirsi a casa nelle nostre co munità. Manteniamo viva l’obbedienza alla Parola di Dio, che provoca alla conversione del cuore. La Vergine Maria, che nella carne crocifissa del Figlio ha contemplato l’amo re di Dio che ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi a mani vuote (cfr. Lc 1,53), interceda per noi.

Papa Leone XIV