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NELL’ATTESA
DELLA PIENEZZA DELLO SPIRITO
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Carissime Annunziatine, quest’anno la Liturgia ci invita a festeggiare la solennità di Pentecoste il 19 maggio e con tutta la Chiesa siamo sollecitati a partecipare all’attesa del dono dello Spirito. Non solo riceviamo i doni dello Spirito Santo ma ci viene partecipato il Dono stesso, cioè lo Spirito Divino. Ci viene donato... ma occorre anche chiederlo ed attenderlo. La “veglia” – anche se un po’ fuori moda – è la preghiera liturgica che meglio esprime questo. Dio desidera ricolmarci della grazia, ma insieme è indispensabile da parte nostra chiedere, con insistenza, per poter ricevere il Dono di Dio. E poi rimanere nell’atteggiamento dell’attesa. Perché attendere qualcosa o qualcuno, se è certo che viene? Perché in questo modo cresce in noi il desiderio di ricevere quel dono. Inoltre in questo atteggiamento di attesa, testimoniamo che è un Dono più grande di noi: immeritato da parte nostra, ma necessario per la nostra miseria. Senza lo Spirito non possiamo rendere gloria e lode a Dio in modo degno. Ci viene donato ma non è a nostro servizio. Infatti è Persona Divina, quindi noi siamo al suo servizio. Chiedere con insistenza La Liturgia cristiana – che è il culto al vero Dio – ha sempre queste caratteristiche: di fiducia certa nell’attesa ed insieme di perseverare nell’insistenza di quanto chiediamo (Lc 18,1-8). Anche in ogni celebrazione Eucaristica riceviamo il dono del corpo di Cristo e siamo nutriti della sua Parola, ma insieme dobbiamo desiderare questo nutrimento, richiedere questa luce ed attendere con fiducia. Il Divin Maestro ha insegnato agli Apostoli ad attendere il Paraclito, che verrà dopo essere salito alla destra del Padre. «Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,25-26). Nella solennità di Pentecoste non ricordiamo semplicemente come la Chiesa è nata e cresciuta nello Spirito, ma attendiamo che oggi il dono dello Spirito scenda su noi. Su noi che abbiamo bisogno delle grazie divine per camminare in |
questo mondo, che abbiamo bisogno della Grazia per divenire uomini rinnovati e in grado di offrire un sacrificio gradito al Padre di tutti doni (cfr. Gc 1,17). Forse dovremmo riconoscere che se non chiediamo con insistenza i doni di grazia è perché non ne sentiamo veramente il bisogno. Rimaniamo tiepidi, senza vero desiderio e senza autentico fervore spirituale: segno della nostra “anoressia spirituale” che in fondo è sempre una forma di “poca fede”. Giungere alla pienezza La festa di Pentecoste ci ricorda che lo Spirito continua a venire sulla Chiesa quando siamo pronti, perché continuiamo ad averne bisogno. Ma se non siamo pronti, se non siamo degni, il dono di grazia non porta il frutto desiderato da Dio. Il cammino quaresimale accompagna il percorso di conoscenza e di fede nella preparazione al Battesimo (o di purificazione nella preparazione alla Riconciliazione). Il cammino pasquale invece, ci accompagna nella crescita della fede fino alla pienezza della maturità cristiana che si realizza nella pienezza della inabitazione dello Spirito. Pienezza che deve essere raggiunta dai singoli ma anche dall’intera Chiesa. Non si tratta di ripulire o riparare i peccati, ma di essere trasformati dalla Grazia, di essere “divinizzati”, per raggiungere quella santità che Dio desidera per ciascun uomo. Il Battesimo infatti è l’inizio di quella trasformazione che gli altri sacramenti continuano ad accrescere. Troppo spesso ci accontentiamo di essere ripuliti dal fango dei peccati e non di essere anche rinnovati interiormente per divenire nuove creature. Come se l’essere lavati sia sufficiente per presentarci alla festa celeste, mentre serve anche l’essere rivestiti di un vestito da festa (cfr. Lc 15,22ss.). San Paolo ci ammonisce di continuare a protenderci in avanti nella santificazione, di imitarlo nel tendere verso la meta «lassù in Cristo Gesù» (cfr. Fil 3,12-14). Intercedere per tutti Finito il Tempo di Pentecoste entriamo nel Tempo Ordinario dove si continua il percorso verso il Regno di Cieli. Questo significa testimonianza, missione e perseveranza nel nostro tempo ordinario. Gli Atti degli Apostoli che abbiamo letto nel Tempo Pasquale ci devono illuminare nel nostro tempo ordinario. Nel tempo in cui ancora oggi la Chiesa cresce e si sviluppa con l’aiuto della grazia dello Spirito. Anche noi come gli Apostoli dovremmo “trasudare”, essere “ebbri” dello Spirito di Gesù nelle vicende della nostra vita ordinaria. Questo è il tempo di cui parla san Giovanni nell’Apocalisse in cui «Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!”. E chi ascolta, ripeta: “Vieni!”» (Ap 22,17). Cioè aspettiamo che Cristo venga a prendere possesso del suo Regno (cfr. Mt 6,9; Lc 11,2) che è poi l’atteggiamento di ogni preghiera della Chiesa. Con lo Spirito la Chiesa dice “vieni”, significa che chi è già ricolmo di grazia e unificato per lo Spirito nella volontà di Dio nella pienezza della fede (che è il frutto della discesa dello Spirito) chiede che venga la pienezza dei tempi e di Cristo. Per questo insegna a noi che siamo ancora vacillanti nella fede e ancora dobbiamo completare la nostra conversione. Non abbiamo parlato di Maria, la “piena di Grazia”, la “sposa dello Spirito” e che è già dimora nella Trinità Divina. Il Primo Maestro ha voluto che la venerassimo col titolo di Regina degli Apostoli (e di tutti gli apostolati) che festeggiamo prima della Pentecoste. È Lei (già ricolma dello Spirito) che prega con gli Apostoli affinché ricevano lo Spirito Santo e intercede affinché anche gli apostoli, suoi figli affidati da Gesù sulla Croce, ricevano in pienezza lo Spirito. Maria continua ad intercedere perché gli apostoli di tutti i tempi continuino a ricevere l’effusione della rugiada dello Spirito che è un fuoco che rende ardenti i cuori e illumina le menti sul mistero di Cristo. Don Gino |