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Il mese di maggio, consacrato alla Madonna, si chiude il giorno 31 con la festa della Visitazione di Maria ad Elisabetta. In Occidente, la ricorrenza – celebrata già da tempo nell’Ordine francescano – si diffonde dopo il 1263 quando san Bonaventura la raccomanda nel Capitolo Generale di Pisa. Papa Urbano VI la estende a tutta la Chiesa nel 1389 per invocare l’intercessione della Vergine per l’unità dei cristiani, divisi dallo Scisma d’Occidente con l’elezione di più papi dopo il ritorno del pontefice da Avignone a Roma. Egli fissava la data del 2 luglio che corrisponde cronologicamente al racconto evangelico.
Maria si mette in viaggio subito dopo l’Annunciazione quando Elisabetta è al sesto mese di gravidanza, rimane con lei tre mesi e riparte, probabilmente, dopo la circoncisione di Giovanni Battista con l’imposizione del nome a otto giorni dalla nascita. Essendo già fissate da tempo la data dell’Annunciazione, il 25 marzo, e della nascita del Precursore, il 24 giugno, ecco spiegato il 2 luglio. La scelta del 2 luglio può aver subito anche l’influenza della Chiesa bizantina che in quel giorno celebrava una ricorrenza mariana. Con la riforma liturgica, la festa è posta a conclusione del mese di maggio dedicato in modo particolare alla devozione alla Vergine.

Maria si alzò e andò in fretta

Dopo la partenza dell’angelo, l’evangelista Luca riprende la narrazione affermando: «In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda» (2,39). Questo versetto costituisce il tema che Papa Francesco ha scelto per la GMG di Lisbona del 2023.
È in continuità con l’invito pressante che il pontefice rivolge ai giovani, in questi ultimi anni, ad alzarsi, a uscire da se stessi per diventare protagonisti del proprio destino e di quello del mondo.

Il verbo “alzarsi” indica un moto verso l’alto, un mettersi in movimento ed è il verbo usato nei Vangeli per indicare la resurrezione. Maria non indugia, non si ferma a meditare su quanto l’angelo le ha comunicato, non gode del dono ricevuto ma si mette in cammino. E va in fretta. Tutto il versetto esprime l’impegno e la determinazione di Maria nel mettersi in viaggio – percorso né breve né facile – verso una regione montuosa che dista circa 150 km da Nazaret, e da sola! Si sarà unita certamente a una carovana che andava a Gerusalemme, dato che il villaggio dove abitava di Elisabetta (identificato in Ain Karim) dista solo 6/7 km dalla città. Maria si dimostra decisa, ricca di intuito e di coraggio; coglie la realtà e il bisogno di Elisabetta e parte. Sant’Ambrogio così commenta la fretta di Maria che va verso la montagna: «perché era lieta della promessa e desiderosa di compiere devotamente un servizio, con lo slancio che le veniva dall’intima gioia. Dove ormai, ricolma di Dio, poteva affrettarsi ad andare se non verso l’alto? La grazia dello Spirito Santo non comporta lentezze, non sopporta ritardi». Partendo dall’affermazione di Ambrogio, il card. Martini sottolinea che «è lo Spirito a muovere Maria e a donarle tale libertà, tale creatività nell’uscire dalle abitudini».

A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?

Elisabetta, appena udito il saluto di Maria, è colmata di Spirito Santo ed esclama a “gran voce”, con entusiasmo: «Benedetta tu tra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?» (vv. 42-43).
L’anziana cugina che vive una condizione umana simile a quella di Maria – entrambe sono madri per dono di Dio, la prima anziana e sterile, la seconda vergine – si chiede il motivo di quella visita. La risposta sta nella gioia messianica che lei e il figlio sperimentano tanto che il bambino sussulta di gioia, “danza” nel grembo della madre.
Il principale e il vero protagonista dell’incontro è infatti lo Spirito Santo! La Vergine, come abbiamo visto sopra, era certamente spinta dal desiderio di aiutare l’anziana parente, forse sentiva il bisogno di confidarsi e confrontarsi con Elisabetta, l’unica che poteva comprenderla. Forse c’era in lei anche il desiderio di vedere il “segno” che le aveva dato l’angelo e che avrebbe confermato il mistero che “nulla è impossibile a Dio”.
Tutte queste motivazioni sono valide ma non esaurienti perché la visita di Maria è molto di più: la Vergine ha una missione da compiere, portare Cristo nella casa di Elisabetta. Ella, che è la nuova arca dell’alleanza, reca salvezza e gioia in quella casa perché il vero servizio è sempre dare Gesù.
È interessante notare, come ci suggerisce un attento biblista come Martini, che Luca non parla di “visita” in questa narrazione, mentre usa più volte questo termine proprio nei primi capitoli del Vangelo. Nel linguaggio biblico la visita è “visita di Dio” come ripete per due volte Zaccaria nel suo Cantico. Gesù stesso usa questo termine, quando piange su Gerusalemme perché non ha riconosciuto e accolto la visita di Dio manifestata in Lui (cfr. Lc 19,44).
Maria, che nell’Annunciazione ha accolto Gesù nel suo corpo e nel suo cuore, è la “prima evangelizzata”, la prima discepola del Figlio. Col suo mettersi prontamente in cammino per visitare l’anziana cugina, si fa “evangelizzatrice” compiendo lo stesso viaggio che farà poi Gesù nella vita pubblica andando dalla Galilea alla Giudea. Questo, come afferma padre Corrado Maggioni (monfortano, docente di liturgia e mariologia nelle università romane), è anche il primo viaggio missionario di Cristo compiuto per mezzo di Maria. Gesù dà inizio alla sua missione fin dal grembo materno santificando il suo Precursore. La Vergine, che si fa pellegrina sui monti di Giuda portando il Salvatore nella casa di Zaccaria, in verità «è portata da Colui che porta in grembo».

Maria si fa prossima ad Elisabetta

Papa Francesco molto spesso mette in evidenza la vicinanza e l’amore misericordioso di Dio per ogni persona, in qualsiasi situazione esistenziale essa si trovi. Il farsi prossimo da parte di Dio ma anche, di conseguenza, da parte di ogni discepolo del Signore è il tema, forse, più trattato nell’insegnamento del Papa che ci invita a chiedere a Maria di «insegnarci a regnare nel servizio, imparando proprio da Lei». La Vergine della Visitazione ci indica come incontrare gli altri e farci loro vicini: anzitutto col metterci prontamente in cammino, senza ritardi, senza rimandare a domani, con gesti e con fatti concreti. Facendosi prossima ad Elisabetta Ella rende visibile la vicinanza e la tenerezza di Dio verso ogni creatura, come canta nel Magnificat. Lei, che si è dichiarata serva del Signore, si è posta nello stesso tempo a servizio degli uomini per collaborare alla loro salvezza, alla loro pace e gioia. La prova dell’autentico servizio reso a Dio è infatti la carità verso i fratelli. Concludiamo con una preghiera del santo francese Charles de Foucault e, usando le parole di padre Maggioni, chiediamo che «la Vergine della Visitazione ci aiuti a riprodurre nella nostra esistenza i tratti della sua: essere portatori di Cristo “vivente in noi” e cantori della grandezza del nome di Dio non a modo nostro, o in qualsiasi modo, ma con inni di lode e con la santità della vita».

Maria, Madre sollecita nella Visitazione,
insegnaci l’ascolto della Parola,
un ascolto che ci fa sussultare
e, in fretta, ci fa dirigere
verso tutte le situazioni di povertà
dove è necessaria
la presenza del Figlio tuo.
Insegnaci a portare Gesù,
silenziosamente e umilmente,
come hai fatto Tu! […]
Insegnaci a viaggiare
semplicemente come hai fatto Tu,
con lo sguardo sempre fisso su Gesù
presente nel grembo tuo:
contemplandolo, adorandolo e imitandolo.
Maria, donna del Magnificat,
insegnaci ad essere fedeli
alla nostra missione:
portare Gesù alla gente!
O Madre diletta, è la tua stessa missione,
la prima che Gesù ti ha affidato
e che ti sei degnata di condividere con noi.
Soccorrici e intercedi per noi
affinché facciamo quello che facesti tu
nella casa di Zaccaria:
glorificare Dio e santificare le persone in Gesù,
grazie a Lui e per Lui! Amen!


Maria Angela S.