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Il mese di maggio, consacrato alla Madonna, si chiude il giorno 31 con la festa della Visitazione di Maria ad Elisabetta. In Occidente, la ricorrenza – celebrata già da tempo nell’Ordine francescano – si diffonde dopo il 1263 quando san Bonaventura la raccomanda nel Capitolo Generale di Pisa. Papa Urbano VI la estende a tutta la Chiesa nel 1389 per invocare l’intercessione della Vergine per l’unità dei cristiani, divisi dallo Scisma d’Occidente con l’elezione di più papi dopo il ritorno del pontefice da Avignone a Roma. Egli fissava la data del 2 luglio che corrisponde cronologicamente al racconto evangelico. Dopo la partenza dell’angelo, l’evangelista Luca riprende la narrazione affermando: «In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda» (2,39). Questo versetto costituisce il tema che Papa Francesco ha scelto per la GMG di Lisbona del 2023. |
Il verbo “alzarsi” indica un moto verso l’alto, un mettersi in movimento ed è il verbo usato nei Vangeli per indicare la resurrezione. Maria non indugia, non si ferma a meditare su quanto l’angelo le ha comunicato, non gode del dono ricevuto ma si mette in cammino. E va in fretta. Tutto il versetto esprime l’impegno e la determinazione di Maria nel mettersi in viaggio – percorso né breve né facile – verso una regione montuosa che dista circa 150 km da Nazaret, e da sola! Si sarà unita certamente a una carovana che andava a Gerusalemme, dato che il villaggio dove abitava di Elisabetta (identificato in Ain Karim) dista solo 6/7 km dalla città. Maria si dimostra decisa, ricca di intuito e di coraggio; coglie la realtà e il bisogno di Elisabetta e parte. Sant’Ambrogio così commenta la fretta di Maria che va verso la montagna: «perché era lieta della promessa e desiderosa di compiere devotamente un servizio, con lo slancio che le veniva dall’intima gioia. Dove ormai, ricolma di Dio, poteva affrettarsi ad andare se non verso l’alto? La grazia dello Spirito Santo non comporta lentezze, non sopporta ritardi». Partendo dall’affermazione di Ambrogio, il card. Martini sottolinea che «è lo Spirito a muovere Maria e a donarle tale libertà, tale creatività nell’uscire dalle abitudini». A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Elisabetta, appena udito il saluto di Maria, è colmata di Spirito Santo ed esclama a “gran voce”, con entusiasmo: «Benedetta tu tra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?» (vv. 42-43). Maria si fa prossima ad Elisabetta Papa Francesco molto spesso mette in evidenza la vicinanza e l’amore misericordioso di Dio per ogni persona, in qualsiasi situazione esistenziale essa si trovi. Il farsi prossimo da parte di Dio ma anche, di conseguenza, da parte di ogni discepolo del Signore è il tema, forse, più trattato nell’insegnamento del Papa che ci invita a chiedere a Maria di «insegnarci a regnare nel servizio, imparando proprio da Lei». La Vergine della Visitazione ci indica come incontrare gli altri e farci loro vicini: anzitutto col metterci prontamente in cammino, senza ritardi, senza rimandare a domani, con gesti e con fatti concreti. Facendosi prossima ad Elisabetta Ella rende visibile la vicinanza e la tenerezza di Dio verso ogni creatura, come canta nel Magnificat. Lei, che si è dichiarata serva del Signore, si è posta nello stesso tempo a servizio degli uomini per collaborare alla loro salvezza, alla loro pace e gioia. La prova dell’autentico servizio reso a Dio è infatti la carità verso i fratelli. Concludiamo con una preghiera del santo francese Charles de Foucault e, usando le parole di padre Maggioni, chiediamo che «la Vergine della Visitazione ci aiuti a riprodurre nella nostra esistenza i tratti della sua: essere portatori di Cristo “vivente in noi” e cantori della grandezza del nome di Dio non a modo nostro, o in qualsiasi modo, ma con inni di lode e con la santità della vita». Maria, Madre sollecita nella Visitazione,
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