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AMARE E CONOSCERE
GESU' MAESTRO

 

Carissime Annunziatine,

ci avviciniamo alla festa di Gesù Cristo Divino Maestro, eredità preziosa del nostro caro Fondatore. Non è solo una celebrazione liturgica, ma costituisce lo spirito, l’anima dell’Istituto. «Vivere la devozione a Gesù Maestro Via, Verità e Vita: devozione che non è solamente preghiera, ma comprende tutto quello che si fa nella vita quotidiana...» (Alberione, Pr DM 72).
Negli ultimi anni questa devozione tra i paolini si è un po’ illanguidita. La si vive  quasi fosse un nostro segreto, mentre secondo il Primo Maestro deve essere anche un dono alla Chiesa intera.
La Chiesa è sempre unita a Cristo in modo pieno ed indissolubile, ma lungo la storia nella chiesa, e nei singoli cristiani, la conoscenza del Mistero del Figlio di Dio cresce e si espande. Dovrebbe sempre aumentare la conoscenza di Gesù assieme all’amore verso di Lui. Perché non viene prima la conoscenza, ma precede l’amore di Gesù per noi. Poi questo amore corrisposto porta a crescere nella conoscenza del Figlio di Dio.

Dall’ascolto alla conoscenza

Per l’uomo si danno diversi tempi del conoscere: all’inizio la conoscenza viene dall’ascolto, per cui veniamo a sapere qualcosa o di qualcuno di cui prima non sapevamo. Successivamente viene la conoscenza che approfondisce. Riguardo a Cristo, viene prima la conoscenza della fede. Essa è la radice stessa della missione: come conosceranno gli uomini Cristo se nessuno glielo annuncia? (cfr. Rm 10,14-17).
Poi c’è un secondo momento, la conoscenza dei discepoli, quella che cresce in pro-fondità di comprensione. Troviamo un modello nel vangelo di Giovanni quando viene detto alla samaritana «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo» (Gv 4,42).
Ma non basta riconoscerlo Maestro, bisogna arrivare a riconoscerlo Maestro “nostro” e “divino”. Quì ci è di esempio la pagina evangelica di Maria Maddalena dopo la Risurrezione. «Gesù le disse: “Maria!”.

Ella si voltò e gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: “Maestro!”» (Gv 20,16).
Anche noi dobbiamo arrivare al grado di conoscenza del Maestro Divino che ci è indicato in questo episodio. Esclama: “Rabbuni!” (letteralmente “mio maestro”). Ma prima in lacrime aveva detto che avevano portato via il “suo Signore”. È per l’affetto verso il suo “rabbì” che lo cerca nelle lacrime. Segno che l’amava profondamente, ma non conosceva fino in fondo il mistero di Cristo.
Solo quando viene illuminata dall’essere chiamata per nome da Gesù, può riconoscere Gesù risorto. Cercava il corpo e giunge a vedere il Risorto.
Solo quando sì è giunti a conoscere Gesù Divino Maestro, vero Dio e vero uomo, possiamo annunciare veramente Gesù Cristo, al punto che ella va «ad annunciare di discepoli “ho visto il Signore!”» (Gv 20,18).
Gli Apostoli e i discepoli già conoscevano ed amavano il loro Maestro. Ma anche loro dovevano crescere nell’amore e nella conoscenza di Lui. Solo approfondendo l’amore e la conoscenza di Cristo, possiamo diventare annunciatori e testimoni appassionati e credibili, altrimenti saremo solo ripetitori scialbi e noiosi delle parole evangeliche.

Crescere nella conoscenza e nell’amore

Dobbiamo giungere a quella conoscenza del Maestro Divino che infuocava san Paolo, al punto che invitava a farsi suoi imitatori come lui lo era di Cristo (cfr. 1Cor 11,1).
La diffusione della spiritualità di Gesù Divino Maestro deve passare per l’amore e la conoscenza, poiché carità e verità sono inscindibili. Gesù Verità non può essere né compreso né efficacemente annunciato senza una viva carità. Così ci ricorda l’apostolo Giovanni: «In questo abbiamo conosciuto l’amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1Gv 3,16).
L’evangelizzazione non è solo annuncio accademico, ma deve diventare “dare la vita per i fratelli”. Questo è possibile solo se l’amore e la conoscenza di Gesù è cresciuta nel nostro cuore, se ha intriso fino in fondo la nostra anima, facendone una cosa sola con la volontà di Dio, col suo amore salvifico.
Quando lungo la storia la Chiesa si è raffreddata nell’amore per Cristo, si è anche intiepidita la missione, ed è cresciuta la paura di perdere le umane ricchezze. Quando le persecuzioni l’hanno spogliata e perseguitata, è tornata a cercare l’unica vera ricchezza che è Cristo, il nostro unico Maestro e Signore.
Come Maria Maddalena dobbiamo pre-occuparci di non perdere Gesù, e di conoscerlo sempre meglio e di amarlo sempre di più.
La devozione a Gesù Divino Maestro ci invita a conoscere Cristo come uomo e come Dio, a crescere nella conoscenza e nell’amore, così che quando ci presenteremo davanti a Lui lo potremo conoscere come da lui siamo già conosciuti ed amati.
Solo quando vivremo questa devozione in pienezza potremmo farne dono all’intera Chiesa. Come fare a crescere nella conoscenza e nell’amore del Divino Maestro? Ricorrendo all’intercessione della Madre dell’Amore e della Sapienza.

Don Gino