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RIFLETTERE PER ELEVARSI
Restare nel nido La parabola del seme di senape è illuminante. È un seme piccolissimo, un granellino dal peso insignificante, ma cresce per divenire un arbusto più grande di molte piante dell’orto. Però la parabola si conclude spostando l’accento su un altro elemento: gli uccelli del cielo che lì vanno a fare il nido. Certo la potenzialità di crescita della senape è notevole (come la quantità di semi che produce) ma la meraviglia sta nel fatto che gli uccelli del cielo vi possono fare il nido. I figli del Regno dei Cieli infatti, che sono indicati negli uccellini, trovano tra quei rami un luogo sicuro. A terra correrebbero dei rischi quando, durante la notte, non potendo volare potrebbero essere catturati dai predatori che non sanno volare. Così anche i cristiani che sono in questo mondo, ma non sono di questo mondo (cfr. Gv 17,16), vivono restando in alto, rispetto a questo mondo terreno, per non essere catturati da chi non può o non vuole elevarsi dal livello terreno. Da notare ancora che il nido serve agli uccelli durante la notte, quando a causa delle tenebre non si può volare. Anche i discepoli di Cristo quando arriva la notte rischiano la loro esistenza se rimangono a terra. Quando Giuda esce dall’Ultima Cena, l’evangelista Giovanni annota “ed era notte” (Gv 13,30). Chi si allontana dal nido, che è Gesù con il suo Corpo e con la sua viva Parola, rischia di andare perduto. Quando è notte non si può agire (cfr. Gv 9,4). Anche se con buone intenzioni. Si rischia di perdersi come Pietro, quando cerca di scaldarsi presso un fuoco che non è il suo Maestro. Egli desidera aiutare Cristo ma non comprende che – con la Passione e la morte in Croce – è Gesù che lo salva. Nell’orto del Getsemani sguaina il suo gladio (Gv 18,10-11) e viene ammonito: in quel modo non si conquista la salvezza. Qual è il rischio che corre Pietro e anche noi oggi? Con buone intenzioni ci si avvicina ai fuochi terreni. A un fuoco acceso in un recinto che non è quello di Cristo. Pietro lo fa per scaldarsi, per vedere qualcosa nella notte, per comprendere cosa stia accadendo al suo amato Maestro... ma quel fuoco e quelle parole lo confondono. Occorre stare molto attenti ai fuochi che scaldano la carne ma raffreddano il cuore! La salvezza viene col canto del gallo, perché gli ricorda le parole del suo Maestro che sono ancora vive nel suo cuore (“mi tradirai tre volte” Gv 18,15-18.25-27) e piange: il suo cuore torna ad ardere nel profondo ... e ritorna al nido, cioè al Cenacolo. Nutriti dalla Parola Ancora, l’immagine del nido ci ricorda che esso è indispensabile per i piccoli uccellini che non sanno ancora volare. Per loro il nido sull’albero rimarrà luogo sicuro fino a quando non spiccheranno il volo. Prima è troppo rischioso stare per terra. Fino a quando non siamo cresciuti, nutriti dalla Parola di Dio e illuminati dall’Eucarestia non possiamo volare e testimoniare con la nostra vita di appartenere al Regno dei Cieli. Bisogna aspettare... c’è un tempo per ogni cosa sulla terra ci ammonisce Qoelet. don Gino |