![]() |
| Parola del Fondatore | Parola del Papa | Studio | Recensioni | Articoli |
GETTIAMOCI SULLE SUE GINOCCHIA
Ti prendo per guida Anche se non esiste una parte esplicita nel testo della “Introduzione alla vita devota” che tratti della Madre di Dio, troviamo spesso l’invito a recitare a lei preghiere, specialmente l’“Ave Maria”. C’è però un passo che invito a considerare con molta attenzione, perché indica un atteggiamento che, a mio avviso, il santo Vescovo di Ginevra consiglia per esperienza personale: l’affidamento personale. «O Vergine Santa, mia cara padrona, ti prendo per guida, mi metto sotto la tua bandiera, ti prometto un particolare rispetto e una riverenza tutta speciale» (Filotea 1,18). Sembra quasi che nel consigliare ad altri riporti qualcosa della sua personale esperienza di fiducia e abbandono in Maria. Considerando che ha studiato dai gesuiti, a mio avviso si vede anche qualcosa dell’insegnamento di sant’Ignazio di Loyola. Senza troppo insistere sulla figura “regale” della Santa Vergine, ritengo che l’espressione più interessante è “ti prendo per guida”. Nel cammino di santità che è la “vita devota” è necessario prendere Maria come nostra “maestra e guida” (per usare un linguaggio a noi più familiare). Come sempre il santo vescovo di Ginevra invita a tenere un atteggiamento di tenera fiducia. In un’epoca di scontri, di guerre e duri contrasti dottrinali insegna uno stile di dolcezza ed un metodo di paziente fiducia negli altri, ma soprattutto con se stessi. Quale migliore modello che non Maria a cui Gesù ci ha affidati come madre dalla sua croce salvifica? Anche la nostra relazione deve essere fiduciosa, come quella dei bimbi con la nonna. Si sa che i nonni sono più pazienti e indulgenti di mamme e padri. «Onora, riverisci e rispetta con amore speciale la santa e gloriosa Vergine Maria: ella è Madre del nostro Padre sovrano e perciò anche nostra cara nonna. Ricorriamo a Lei quali nipotini, gettiamoci sulle sue ginocchia con assoluta fiducia; in ogni momento, in ogni circostanza, facciamo appello a questa dolce Madre, invochiamo il suo amore materno e, facendo ogni sforzo per imitare le sue virtù, abbiamo per Lei un sincero cuore di figli» (Filotea 2,16) L’immagine di “gettarsi sulle ginocchia con assoluta fiducia” vale più di un trattato di teologia, e diventa uno sprone a mettere il nostro sforzo per imitare le virtù che continua ad insegnarci: l’amore materno, ma anche la dolcezza, la pazienza verso i “nipotini” discoli, l’umiltà che rasenta l’abiezione e che corrisponde al “tapeinosin/humilitatem” del Magnificat (Lc 1,48). Purché tu sappia dirlo Anche se san Francesco di Sales era fervoroso nel pregare con il santo rosario, nell’Introduzione alla vita devota non troviamo consigli, solamente accenna che è una preghiera che bisogna imparare. Probabilmente c’erano già opuscoli stampati per questo scopo. «Dire il Rosario è un modo molto utile di pregare, purché tu sappia dirlo: per questo devi avere qualche libretto che te lo insegni» (Filotea 2,7). Possiamo trarre due spunti: a) fare il nostro esame su come preghiamo il Rosario; b) diffondere sussidi stampati (o anche digitali) che è un buon apostolato. Vorrei concludere con qualche passo di don Alberione sul Rosario che spesso ammoniva: “Non molti rosari, ma buoni rosari”. Anche per don Alberione il Rosario non è ripetizione di parole, ma immergersi nel mistero: «I misteri, si dice impropriamente “meditarli”, ma propriamente la parola è “contemplarli”» (Alle PPDM 1956, p. 308). «Il rosario ha per scopo l’imitazione di Gesù. Per imitare Gesù bisogna che andiamo a Maria, perché la missione di Maria è di prendere Gesù dal Cielo e darlo al mondo. La santa Madonna è sempre rappresentata nell’atto di dare Gesù e, riassumendo tutte le considerazioni fatte sul rosario, possiamo comprenderle in questa domanda: mostraci Gesù» (Alle FSP 1931, p. 188). don Gino |