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LA SCOPERTA INTERIORE
DEL DONO DI DIO
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Nel Messaggio per la 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra il 17 maggio 2026, il Santo Padre ci invita a riflettere sull’urgenza di custodire voci e volti umani poiché «i sistemi conosciuti come intelligenza artificiale non solo interferiscono negli ecosistemi informativi, ma invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane». Cari fratelli e sorelle, carissimi giovani! Guidati e custoditi da Gesù Risorto, celebriamo nella IV domenica di Pasqua, detta “domenica del buon Pastore”, la LXIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. È un’occasione di grazia in cui condividere alcune riflessioni sulla dimensione interiore della vocazione, intesa come scoperta del dono gratuito di Dio che sboccia nel profondo del cuore di ciascuno di noi. Percorriamo allora insieme la via di una vita veramente bella, che il Pastore ci indica! La via della bellezza Nel Vangelo di Giovanni, Gesù si definisce letteralmente il «pastore bello» (ὁ ποιμὴν ὁ καλός) (Gv 10,11). L’espressione indica un pastore perfetto, autentico, esemplare, in quanto è pronto a dare la vita per le sue pecore, manifestando così l’amore di Dio. È il Pastore che affascina: chi lo guarda scopre che la vita è davvero bella se lo si segue. Per conoscere questa bellezza non bastano gli occhi del corpo o criteri estetici: occorrono contemplazione e interiorità. Solo chi si ferma, ascolta, prega e accoglie il suo sguardo può dire con fiducia: |
“Mi fido, con Lui la vita può essere davvero bella, voglio percorrere la via di questa bellezza”. E la cosa più straordinaria è che, diventando suoi discepoli, si diventa a propria volta “belli”: la sua bellezza ci trasfigura. Come scrive il teologo Pavel Florenskij, l’ascetica non crea l’uomo “buono”, ma l’uomo “bello”. Il tratto che contraddistingue i santi, infatti, oltre alla bontà, è la bellezza spirituale luminosa che irradia da chi vive in Cristo. Così la vocazione cristiana si rivela in tutta la sua profondità: partecipare della sua vita, condividere la sua missione, splendere della sua stessa bellezza. Conoscenza reciproca
Fiducia Dalla conoscenza nasce la fiducia, atteggiamento che è figlio della fede, essenziale sia per accogliere la vocazione, sia per perseverare in essa. La vita, infatti, si rivela come un continuo fidarsi e affidarsi al Signore, anche quando i suoi piani sconvolgono i nostri. Pensiamo a San Giuseppe, che, nonostante l’inatteso mistero della maternità della Vergine, si affida al sogno divino e accoglie Maria e il Bambino con cuore obbediente (cfr. Mt 1,18-25; 2,13-15). Giuseppe di Nazaret è un’icona di fiducia totale nel disegno di Dio: si fida anche quando tutto intorno a lui sembra essere tenebra e negatività, quando le cose sembrano andare in direzione opposta rispetto a quella prevista. Egli si fida e si affida, certo della bontà e della fedeltà del Signore. «In ogni circostanza della sua vita, Giuseppe seppe pronunciare il suo “fiat”, come Maria nell’Annunciazione e Gesù nel Getsemani» (Francesco, Patris corde, 8 dicembre 2020). Come ci ha insegnato il Giubileo della Speranza, occorre coltivare una fiducia ferma e stabile nelle promesse di Dio, senza cedere mai alla disperazione, superando paure e incertezze, certi che il Risorto è Signore della storia del mondo e della nostra personale: Egli non ci abbandona nelle ore più buie, ma viene a diradare con la sua luce tutte le nostre tenebre. E proprio grazie alla luce e alla forza del suo Spirito, anche attraverso prove ecrisi, possiamo vedere la nostra vocazione maturare, riflettere sempre più la stessa bellezza di Colui che ci ha chiamato, una bellezza fatta di fedeltà e fiducia, nonostante le ferite e le cadute. Maturazione La vocazione, in effetti, non è un traguardo statico, ma un processo dinamico di maturazione, favorito dall’intimità con il Signore: stare con Gesù, lasciar agire lo Spirito Santo nei cuori e nelle situazioni della vita e rileggere tutto alla luce del dono ricevuto significa crescere nella vocazione. Come la vite e i tralci (cfr. Gv 15,1-8), così tutta la nostra esistenza deve costituirsi in un legame forte ed essenziale con il Signore, in modo da diventare una risposta sempre più piena alla sua chiamata, attraverso le prove e le necessarie potature. I “luoghi” dove si manifesta maggiormente la volontà di Dio e si fa esperienza del suo infinito amore sono spesso i legami autentici e fraterni che siamo capaci di instaurare nel corso della nostra vita. Quanto è prezioso avere una valida guida spirituale che accompagni la scoperta e lo sviluppo della nostra vocazione! Quanto sono importanti il discernimento e la verifica alla luce dello Spirito Santo, perché una vocazione possa realizzarsi in tutta la sua bellezza. Vocazione, dunque, non è un possesso immediato, qualcosa di “dato” una volta per tutte: è piuttosto un cammino che si sviluppa analogamente alla vita umana, in cui il dono ricevuto, oltre ad essere custodito, deve nutrirsi di un rapporto quotidiano con Dio per poter crescere e portare frutto. «Questo ha un grande valore, perché colloca tutta la nostra vita di fronte a quel Dio che ci ama e ci permette di capire che nulla è frutto di un caos senza senso, ma al contrario tutto può essere inserito in un cammino di risposta al Signore, che ha un progetto stupendo per noi» (Francesco, Christus vivit, 25 marzo 2019, 248). Cari fratelli e sorelle, carissimi giovani, vi incoraggio a coltivare la vostra relazione personale con Dio attraverso la preghiera quotidiana e la meditazione della Parola. Fermatevi, ascoltate, affidatevi: in questo modo, il dono della vostra vocazione maturerà, vi renderà felici e porterà frutti abbondanti per la Chiesa e per il mondo. La Vergine Maria, modello di accoglienza interiore del dono divino e maestra dell’ascolto orante, vi accompagni sempre in questo cammino! Papa Leone XiV |