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LA FORTUNA
DI ESSERE IRRILEVANTI

 

Da questa Chiesa nessuno o quasi si aspetta più nulla. Il cittadino medio occidentale non riconosce più in Gesù e nel suo Vangelo una risorsa feconda per la propria ricerca di felicità. Il cristianesimo, in una parola, è diventato semplicemente irrilevante. Questa non è certo una buona notizia. Dispiace. Provoca sofferenza, a volte anche risentimento. Ma può essere anche l’occasione propizia per mettere mano e cuore a tutte quelle trasformazioni strutturali di cui necessita oggi la Chiesa.
A partire dal totale ripensamento dei Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana. Ora che nessuno si aspetta alcunché da noi, possiamo finalmente operare con coraggio, libertà e passione per ritornare ad essere quello che semplicemente dobbiamo essere come Chiesa: luogo in cui tutti possono innamorarsi di Gesù, del suo Vangelo e condividere la gioia di questo incontro con gli altri.
Non avendo lasciato nulla di scritto, del resto, Gesù stesso ha donato ai suoi discepoli una grande libertà: quella di scegliere i modi più opportuni affinché il suo messaggio d’amore potesse raggiungere in maniera efficace gli uomini e le donne di ogni parte della terra e di ogni tempo che sarebbe venuto dopo di lui.
Il cristianesimo vive così dentro una dinamica di continua trasfigurazione. Chi è venuto prima di noi ci ha lasciato una mentalità pastorale e strutture celebrative, formative e caritative che ora non funzionano più. Non sono sbagliate in sé.
Semplicemente non funzionano.
In questo cambiamento d’epoca è sempre più evidente un modo nuovo di abitare l’umano, che ci sprona ad immaginare anche una Chiesa diversa. Non sciupiamo dunque questa nostra fortuna di essere irrilevanti.
È l’analisi profonda e il coraggioso invito che don Armando Matteo ci rivolge attraverso il suo ultimo libro “La fortuna di essere irrilevanti”, edito dalle Edizioni San Paolo.

Rosaria G.