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IL LIBRO DI TOBIA
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Famiglia e fraternità solidale La famiglia, senza dubbio, è la protagonista del libro. Come già osservato nello studio del mese precedente, si tratta della famiglia israelitica in situazione di diaspora, la quale fuori dalla sua terra è sfidata da un ambiente socio religioso in forte conflitto con la propria fede. In quest’ambiente privo delle strutture religiose che potevano proteggerne l’identità religiosa, la famiglia diviene “cardine” del popolo, o meglio, quasi come popolo di Dio in miniatura. La famiglia di Tobia è luogo di trasmissione della fede, grembo di fraternità e solidarietà, valori che manifestano la misericordia divina tra i credenti e lo testimoniano tra i pagani. |
La povertà sociale anziché irrigidire i membri della famiglia, si converte nella necessità di rafforzare i legami parentali e la solidarietà. Tobi pratica l’elemosina: «Ai miei fratelli e ai miei compatrioti, che erano stati condotti con me in prigionia a Ninive, nel paese degli Assiri, facevo molte elemosine » (Tb 1,3). La fraternità anima dell’azione del credente Il tema della fraternità scaturisce necessariamente dalla famiglia. Colpisce, leggendo il libro, notare che il termine “fratello” ricorre ventiquattro volte al singolare e diciassette al plurale, dall’inizio (Tb 1,4) alla fine (Tb 14,4), configurandosi come filo conduttore dell’intera narrazione. Nell’Antico Testamento il termine “fratello”, in primo luogo, indica il vincolo di sangue, un parente vicino o lontano; fratello/ sorella è uno/a della stessa origine, della mia stessa carne, tanto da essere «un altro me stesso», del quale sono responsabile. «Dov’è tuo fratello?» domanda Dio a Caino (Gen 4,9). Fratello indica anche coloro che discendono dallo stesso ceppo, come nella comune discendenza da Abramo o dai figli di Giacobbe. Il seppellire i morti, come fa Tobi a costo della propria vita (Tb 1,17-19), è espressione di fraternità spirituale. «Siamo figli di profeti» (Tb 4,12) è l’affermazione che mette in risalto la fraternità di fede, vincolante non meno di quella del sangue. Questa fraternità comprende e unisce esuli, familiari, connazionali e persino stranieri. Testimonia la misericordia di Dio verso coloro che, considerando la diaspora castigo per i peccati, la percepiscono benedizione di Dio, che li rende capaci di fedeltà in una cultura che ostacola la loro fede (Tb 1,10). La solidarietà come rivelazione della misericordia divina La fratellanza esprime la solidarietà, con gesti e parole: Tobi ringrazia Dio per ciò che ha potuto fare per gli altri, per le sue elemosine, per la condivisione della sorte dei fratelli deportati. L’essere deportati e nel bisogno rende solidali anche con chi non osserva pienamente la Legge; anche con chi si compromette con lo stile di vita dei peccatori, pur senza condividerne il peccato e, soprattutto, senza giudicare. Tobi per solidarietà fraterna seppellisce il cadavere di un “fratello” che non conosce, perché sa che non avere sepoltura è una maledizione. L’uomo giusto non si sottrae a questo dovere di amore anche a costo della propria vita. Il libro di Tobia, per questo, oltre che il libro della famiglia può considerarsi anche il libro della solidarietà tra fratelli di sangue, di fede, di umanità. La solidarietà non è un fare per fare, ma agire attivamente per un fratello bisognoso. PER LA RIFLESSIONE PERSONALE: 1) Sono anch’io, con chi mi sta accanto ed è nel bisogno, Azaria/Michele, che con gesti di amicizia e fraternità, senza protagonismo, manifesta la vicinanza di Dio? 2) Tobia insegna come la povertà può essere occasione di crescita spirituale e solidarietà. Riflettendo sulla quarta ruota del carro paolino domandati: la povertà paolina in che senso è il trampolino di lancio che ci permette di camminare nella vita con la certezza che Dio è con noi? 3) Quali gesti concreti di misericordia solidale posso vivere nel mio contesto quotidiano, con le persone che il Signore mi fa incontrare o mi pone accanto? Suor Filippa Castronovo, fsp |