![]() |
| Parola del Fondatore | Parola del Papa | Studio | Recensioni | Articoli |
SEMPRE UNITE A DIO
| Non basta accogliere, bisogna anche conservare. Da chi imparare questo atteggiamento se non da Maria che “conservava queste cose frastuono di questo mondo. nel suo cuore”? Certo il Signore sempre rinnova le sue grazie, ma quelle ricevute devono portare frutto. Infine non dobbiamo lasciare che quanto seminato nel nostro cuore ci venga rubato (cfr. Mt 13,19). Non si tratta di stare con la testa altrove, ma piuttosto di rimanere con il cuore dove sta il “nostro tesoro” (cfr. Mt 6,21). Nel profondo della nostra anima dobbiamo rimanere uniti al nostro Signore, anche quando siamo indaffarati in altre occupazioni. La dolcezza inizia da se stessi Una regola molto utile indicata da san Francesco di Sales è quella di vivere ed agire senza ansia e senza agitazione. L’ansia, l’apprensione e la fretta eccessiva sono segno che non ci affidiamo pienamente alla Provvidenza divina. È vero che senza Gesù non possiamo fare nulla (cfr. Gv 15,5), ma è altrettanto vero che Gesù è sempre con noi e non ci abbandona mai (cfr. Mt 28,20). L’agitazione è la causa del rimprovero fatto da Gesù a Marta (Lc 10,41). Quante volte questo rimprovero vale anche per noi. L’agitazione infatti fa perdere la pace interiore perché manca di fiducia nella Provvidenza. Per questo è necessario conservare la pace nell’intimo del cuore. Ma la condizione per stare in pace con gli altri è quella di stare in pace con noi stessi. San Francesco di Sales consiglia come efficace rimedio la dolcezza. «Perché non basta avere la parola dolce nei confronti del prossimo, bisogna averla anche nel petto, ossia nell’intimo della nostra anima» (Filotea 2,8). E soggiunge: «Uno dei metodi più efficaci per conseguire la dolcezza è quello di esercitarla verso se stessi, non indispettendosi mai contro di sé e contro le proprie imperfezioni» (Filotea 3,9). Se dobbiamo avere pazienza con i difetti degli altri, è bene esercitarsi cominciando a praticare la pazienza con i difetti di casa nostra. Anche i rimproveri al nostro cuore vanno fatti con dolcezza: «... quando il nostro cuore è caduto in qualche colpa: se lo riprendiamo con osservazioni dolci e serene e gli dimostriamo più compassione che passione, lo incoraggiamo a correggersi, il pentimento sarà molto più profondo» (Filotea, 3,9). Quando saremo allenati con noi stessi riusciremo a mostrare dolcezza anche verso gli altri. Gesù ci chiede di amare i nostri nemici (cfr. Mt 5,44; Lc 6,27). Ma come faremo a mostrare loro la nostra carità senza iniziare dalla dolcezza? Sarà dunque utile che ci alleniamo per tempo nella carità verso noi stessi e poi verso tutti. Durante il cammino La carità rimane sempre la regola suprema dell’agire cristiano, ma sarà difficile metterla in pratica se non ci fidiamo della sua Divina Provvidenza, cioè rimanendo sempre uniti a Lui. San Francesco di Sales suggerisce: «In tutte le tue occupazioni appoggiati completamente alla Provvidenza di Dio, che è la sola che possa dare compimento ai tuoi progetti; tuttavia, da parte tua, lavora dolcemente per cooperare con essa. [...] Fa come i bambini che con una mano si aggrappano a quella del papà e con l’altra raccolgono le fragole e le more lungo le siepi; anche tu fai lo stesso: mentre con una mano raccogli e ti servi dei beni di questo mondo, con l’altra tieniti aggrappata al Padre celeste, volgendoti ogni tanto verso di Lui, per vedere se le tue occupazioni e i tuoi affari sono di suo gradimento. Fa’ attenzione a non lasciare la sua mano e la sua protezione, pensando così di raccogliere e accumulare di più. Se il Padre celeste ti lascia non farai più nemmeno un passo, ma finirai subito a terra» (Filotea 3,10). Questa immagine ci intenerisce... ma dovremmo mettere in pratica anche il consiglio indicato, cioè di rimanere sempre uniti a Dio Padre, verificando di fare la sua volontà e che la nostra vita sia sempre a Lui gradita. Non si tratta di non gustare le cose del mondo, che da Dio sono state create, ma di non gustarne separandosi da Lui. don Gino |