La Chiesa cattolica è presente in Camerun dall’8 dicembre 1890 (quindi da 136 anni), data dell’arrivo dei missionari pallottini tedeschi e fu da loro consacrata a Maria Regina degli Apostoli. Il paese conta oggi circa 7,9 milioni di fedeli cattolici, in 26 diocesi e circa 300 congregazioni religiose.
Prima del viaggio di Papa Leone XIV in questo 2026, il Camerun aveva già conosciuto altri tre storici passaggi pontifici, legati a doppio filo ai destini e ai grandi Sinodi della Chiesa in tutto il continente africano. Nel 1985, Papa Giovanni Paolo II visitò il Paese per la prima volta e ordinò numerosi nuovi sacerdoti durante una solenne celebrazione nella capitale, ponendo una forte enfasi sul dialogo interreligioso con le locali comunità islamiche. Nel 1995, lo stesso Papa Giovanni Paolo II scelse il Camerun per firmare e promulgare ufficialmente l’Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa: una tabella di marcia spirituale e pastorale per lo sviluppo della Chiesa cattolica nell’intero continente moderno. Nel 2009, Papa Benedetto XVI compì il suo primissimo viaggio apostolico nel continente africano, indicando il Camerun come prima tappa. Questa sua visita era collegata alla preparazione della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, e Benedetto XVI in tale circostanza consegnò l’Instrumentum Laboris ai vescovi di tutto il continente; lanciò il famoso appello: “Figli e figlie dell’Africa, non abbiate paura di credere, di sperare e di amare!”. A questo viaggio di Benedetto XVI in terra africana farà seguito, due anni dopo cioè nel 2011, il documento Africae Munus, l’Esortazione Apostolica da lui promulgata per delineare l’impegno della Chiesa cattolica nel continente africano, con questi punti salienti: l’urgenza dell’impegno per la Riconciliazione, per la Giustizia e per la Pace. Possiamo dire che nel continente africano, il Camerun potrebbe davvero considerarsi come una «terra dei Papi», e lo possiamo confermare con la recente venuta di Papa Leone XIV. Infatti, dal 15 fino al 18 aprile 2026, il Camerun ha accolto con immensa gioia il Santo Padre Leone XIV, durante il suo ampio pellegrinaggio in Africa.
Un viaggio pastorale intenso e ricco di significato. Un evento storico che ha portato “un messaggio chiaro e profondamente evangelico: pace, giustizia sociale, lotta contro la corruzione, dialogo interreligioso e speranza”. I fedeli cattolici camerunensi attendevano questa visita con tutto il cuore, e la visita è stata una benedizione per tutti, ma veramente per tutti, cioè anche per chi non è cattolico, proprio perché, in preparazione della venuta del Santo Padre, nel giro di un mese, tante strade del paese disastrate e malconce da anni sono state rifatte dal governo... Il Papa ha visitato tre città simboliche del Paese: Yaoundé, la capitale politica, Bamenda la capitale della regione anglofona colpita da conflitti separatisti e dove egli ha assunto un fortissimo valore profetico e di riconciliazione e Douala, la capitale economica. Papa Leone XIV ha celebrato la Santa Messa in ognuna di queste grandi città del Camerun, esaltando la vitalità e la giovinezza della Chiesa locale.
Ha chiesto con forza la fine delle violenze interne, esortando a rompere la catena di interessi che riduce la vita a merce di scambio. Davanti al corpo diplomatico e alle autorità, egli ha richiamato i governanti alle loro responsabilità morali per il bene comune. Ha dedicato momenti specifici ai bambini orfani e agli anziani emarginati, incontrando anche una delegazione di religiosi. Momento particolarmente significativo per me è stata la venuta del Papa nella mia università, dove svolgo l’incarico di Vice-decano e di Preside presso la Facoltà di Filosofia, l’Università Cattolica dell’Africa Centrale, e dove i nostri studenti lo hanno accolto con un grande entusiasmo. Una gioia quasi contagiosa, segno concreto della vitalità giovanile della Chiesa camerunense e del ruolo di qualità che assume l’educazione cattolica. L’accordo che lega la Santa Sede all’Università Cattolica firmato il 5 luglio 1989 tra la Santa Sede e il Governo del Camerun garantisce lo “status” giuridico internazionale e l’indipendenza accademica dell’Ateneo.
Il Camerun è ufficialmente uno Stato laico, i rapporti sono regolati dall’Accordo Quadro tra la Santa Sede e lo Stato e che sottolinea il libero esercizio della missione apostolica, educativa e sociale della Chiesa Cattolica Romana nel Paese. Gli accordi tra l’Università Cattolica e la Santa Sede sono regolati da un sistema di norme pontificie, e su due elementi cardini: la Costituzione Apostolica Ex Corde Ecclesiae, che traccia le linee guida dell’Università Cattolica; stabilisce il legame tra l’Ateneo e la Chiesa, richiedendo che l’insegnamento e la ricerca si ispirino ai principi cattolici secondo la lettera enciclica Ӕterni Patris di Leone XIII (sulla filosofia cristiana) e secondo i contenuti tracciati da Veritatis Gaudium (per le facoltà ecclesiastiche). Quindi, venendo all’Università Cattolica dell’Africa Centrale in Camerun, il Papa Leone XIV è stato a casa sua.
Personalmente ho realizzato la portata storica dell’evento: l’università si trova alla periferia della città di Yaoundé, quasi in una zona di campagna, eppure proprio quì è venuto il Sommo Pontefice. L’evento ha coinvolto centinaia di persone in tempo reale, amplificando il valore dell’Università Cattolica sino ai confini del continente africano.
Ai docenti e agli studenti, il messaggio del Santo Padre è stato senza ambiguità: rigore intellettuale, professionalità e visione universale. Nell’insieme della sua visita in Camerun, posso dire che il Papa ha potuto toccare gioie e dolori del corpo di Cristo in questa parte del mondo, un popolo di Dio in cammino alla ricerca di realizzazione e di crescita, di giustizia sociale e diritti. Allo stesso tempo il Santo Padre ha consentito alla Chiesa locale di riaffermare con forza la sua piena comunione con la Chiesa universale. I suoi gesti, il suo approccio di prossimità paterna alla gente, credo che rimarranno un’immagine iconica nei ricordi di questa visita non soltanto in Camerun, ma in tutti i Paesi del continente.
Il Papa ha compiuto gesti umanitari molto concreti, ha pronunciato dei discorsi toccanti sulla necessità di promuovere l’uguaglianza economica, il rispetto dei diritti e sulla necessità di dare un futuro ai giovani. A questi giovani il Santo Padre ha anche rivolto parole d’invito al buonsenso: «Cari studenti, di fronte alla comprensibile tendenza migratoria che può indurre a credere che altrove si possa trovare facilmente un futuro migliore, vi invito innanzitutto a rispondere con ardente desiderio di servire il vostro Paese». Ad un giornalista venuto nella delegazione papale che gli ha chiesto: «Ma siete così felici per una presenza di soli tre giorni del Papa, ed il prima ed il dopo lo dimenticate?», uno dei nostri studenti ha risposto: «Lasciateci essere felici, anche se è solo per due giorni!».
La visita si è conclusa il 18 aprile, il Papa non ha mancato di esprimere la sua gratitudine per l’immensa testimonianza di fede e speranza ricevuta dal popolo camerunense. Io sono certa che la visita del Santo Padre in Camerun nel primo anno del suo pontificato è stata davvero una grazia e una benedizione e che i frutti di questa visita non mancheranno. Mi auguro, come frutto per la mia gente, che il Vangelo sia un vero “pane quotidiano” e si manifesti come un avvenimento nella vita concreta; che le celebrazioni liturgiche, al di là dei folclori e dei balli, si traducano in vita concreta di ciò che si celebra e che la fede, possa scendere nei cuori e radicarsi fortemente in Cristo Gesù, Unico Maestro e vera Via, Verità e Vita.
Généviève N.A. |