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SOTTO LO SGUARDO
innamorati. Significa che agiamo, pensiamo, parliamo in piena libertà ma come legati a qualcun altro. Se non c’è chi ci accompagna col suo sguardo d’amore, quanto facciamo o diciamo perde di interesse, non ci dà più gusto. Sguardo che supera le distanze La Chiesa è cresciuta sotto lo sguardo della Madre di Dio. Come Maria ha sempre seguito il suo amato Figlio che camminava ed insegnava sulle vie di Israele, così seguiva Giovanni che si allontanava per le sue predicazioni, così seguiva tutti gli Apostoli, poiché solo il cuore è capace di superare ogni distanza. Per la grazia dello Spirito di cui era colma e per l’efficacia della Parola di Gesù pronunciata dalla Croce, Maria segue con materno amore e si prende cura di tutta la Chiesa, già quando era sulla terra. Tanto più lo fa con tenerezza e potenza di intercessione dal trono celeste, Lei che dimora nella Divina Trinità. Storicamente la Chiesa ha avuto bisogno di tempo per comprendere questo grande mistero di Grazia. Del resto all’inizio bisognava dapprima comprendere l’unicità e indispensabilità di Cristo, che è l’unico Salvatore, l’unico Maestro e l’unico Redentore. E in questo san Paolo è formidabile nei suoi scritti. “Ecco tua madre!” L’Evangelista Giovanni – che era il più piccolo degli apostoli – rimane ancora in vita: è l’ultimo dei Dodici. Dopo che Maria muore, san Giovanni continua a predicare, poi viene esiliato (non c’è più né Tempio né Israele). Egli non può più fare il missionario ma è bloccato a Patmos. Tuttavia la Parola non è incatenata: così scrive per raggiungere i suoi figli nella fede. L’ultimo Evangelista fa tesoro della sua esperienza per i nuovi cristiani. I suoi scritti sono un vangelo della memoria e del contemplare le immense profondità del mistero della misericordia divina. Fa esperienza del continuare ad essere affidato a Maria anche quando lei è già in Cielo, mentre lui è ancora nell’esilio terreno. Sperimenta che Maria continua a essergli “madre” sino all’ora della morte. Da Giovanni anche noi impariamo a sperimentare la vicinanza e l’intercessione della nostra “Mamma celeste”, ora e nell’ora della nostra morte. Ormai anziano, scrive e ricomprende – e lo insegna alla Chiesa e a tutti i cristiani – che cosa significa “ecco tua madre”. Lo aveva sperimentato anche nel proteggerla e nell’ascoltarla, quando ancora vivevano in Israele e poi fino alla dimora di Efeso. Quando scrive il suo vangelo contempla che questa è una dimensione che riguarda tutti i cristiani. Nel suo Vangelo c’è quanto è necessario a noi per conoscere Cristo... e quanto ci è utile per il nostro cammino di fede. Quello che per Maria hanno significato le parole di Gesù dalla Croce “ecco tuo figlio” – quando al posto del Figlio di Dio, ha ricevuto in cambio Giovanni ma anche tutti noi poveri peccatori, incapaci di fare qualsiasi cosa che possa essere gradito a Dio – rimane conservato nel suo cuore e non possiamo dire oltre. Dunque anche noi siamo stati affidati a Maria nello sguardo di Cristo dalla Croce. A sua Madre ha donato anche quello stesso sguardo d’amore. Ella sempre ci guarda nello sguardo salvifico del suo Gesù. Noi, con san Giovanni, dobbiamo vivere e crescere sotto quello sguardo. Lì umanamente possiamo comprendere lo sguardo misericordioso di Dio: in quello sguardo possiamo vivere integralmente il Vangelo di Cristo. Don Gino |