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SOTTO LO SGUARDO

 

Carissime Annunziatine,

il Fondatore ha raccomandato alla Famiglia Paolina di vivere integralmente il Vangelo di Cristo nello spirito di san Paolo e «sotto lo sguardo della Regina Apostolorum» (cfr. AD 93). “Integralmente” significa: tutto il Vangelo, tutto san Paolo, vivere sempre lasciandoci formare da Maria la Mamma celeste Colei che è «co-Apostola; come è la Corredentrice» (AD 181). L’espressione “sotto lo sguardo” – tradizionale della devozione a Maria – è ripresa dal Primo Maestro in un modo molto intenso. Ma questa espressione invita anche a comprendere come si devono intendere il vangelo di Cristo e lo spirito di san Paolo.
Di primo acchito si potrebbe pensare che leggere e mettere in pratica tutti gli scritti evangelici e tutte le epistole paoline (e non è poco!) basti. Certo è da farsi, ma non è sufficiente. Bisogna “vivere” in Cristo, imitarlo “come” lo ha fatto san Paolo. Leggere o studiare non è affatto sufficiente. Con l’espressione “sotto lo sguardo” siamo invitati a un altro modo di ragionare: siamo sotto lo sguardo di Gesù e sotto lo sguardo di san Paolo, oltre che di Maria. Siamo alla scuola di un Maestro vivo e presente, di san Paolo vivo e vicino anche oggi. Maria ci è stata donata come Madre che ci è vicina anche se la vediamo solo con gli occhi della fede.

Sotto lo sguardo di Maria

“Sotto lo sguardo” ci rimanda a tre aspetti. Il primo è semplicemente evangelico. Ci riporta al vangelo, a quando Maria sta sotto la Croce e il suo Divin Figlio raccomanda e affida l’ancora giovane Giovanni alle sue cure materne. Il secondo ci ricorda che da quel momento siamo tutti noi affidati alle sue cure di Madre premurosa. Il terzo indica che adesso (come pure nell’ora della nostra morte) siamo nello sguardo di colei che è già in Cielo, assunta nella pienezza della Gloria. Non ci abbandona perché le parole di Gesù non vengono mai meno. Vivere “nello sguardo” di un altro è una dimensione particolare. Significa che noi non siamo il centro del mondo, ma siamo al centro del mondo di qualcun altro. Questa è una esperienza ovvia solo per due categorie: i bambini e gli

innamorati. Significa che agiamo, pensiamo, parliamo in piena libertà ma come legati a qualcun altro. Se non c’è chi ci accompagna col suo sguardo d’amore, quanto facciamo o diciamo perde di interesse, non ci dà più gusto.
Da grandi non si ha più bisogno di essere seguito dai genitori: l’uomo è capace di fare da solo. Nell’amore invece si continua a crescere in questa dimensione, pena il disamore, cioè il restare soli e senza amore. Per essere veri imitatori di Cristo bisogna rimanere nel Suo sguardo, cioè in comunione con Lui. Si diventa adulti in Cristo ma non lontani da Lui. Per questo non ci sono libri, non ci sono metodi, né programmi da leggere o mettere in atto. È necessario anche rimanere nello sguardo di Maria, nel Suo amore, nella nostra libera disposizione di vivere con Maria che è “forma attiva” perché in noi si formi l’immagine di Cristo in modo pieno e perfetto... che si compirà in modo completo solo in Paradiso.

Sguardo che supera le distanze

La Chiesa è cresciuta sotto lo sguardo della Madre di Dio. Come Maria ha sempre seguito il suo amato Figlio che camminava ed insegnava sulle vie di Israele, così seguiva Giovanni che si allontanava per le sue predicazioni, così seguiva tutti gli Apostoli, poiché solo il cuore è capace di superare ogni distanza. Per la grazia dello Spirito di cui era colma e per l’efficacia della Parola di Gesù pronunciata dalla Croce, Maria segue con materno amore e si prende cura di tutta la Chiesa, già quando era sulla terra. Tanto più lo fa con tenerezza e potenza di intercessione dal trono celeste, Lei che dimora nella Divina Trinità. Storicamente la Chiesa ha avuto bisogno di tempo per comprendere questo grande mistero di Grazia. Del resto all’inizio bisognava dapprima comprendere l’unicità e indispensabilità di Cristo, che è l’unico Salvatore, l’unico Maestro e l’unico Redentore. E in questo san Paolo è formidabile nei suoi scritti.

“Ecco tua madre!”

L’Evangelista Giovanni – che era il più piccolo degli apostoli – rimane ancora in vita: è l’ultimo dei Dodici. Dopo che Maria muore, san Giovanni continua a predicare, poi viene esiliato (non c’è più né Tempio né Israele). Egli non può più fare il missionario ma è bloccato a Patmos. Tuttavia la Parola non è incatenata: così scrive per raggiungere i suoi figli nella fede. L’ultimo Evangelista fa tesoro della sua esperienza per i nuovi cristiani. I suoi scritti sono un vangelo della memoria e del contemplare le immense profondità del mistero della misericordia divina. Fa esperienza del continuare ad essere affidato a Maria anche quando lei è già in Cielo, mentre lui è ancora nell’esilio terreno. Sperimenta che Maria continua a essergli “madre” sino all’ora della morte. Da Giovanni anche noi impariamo a sperimentare la vicinanza e l’intercessione della nostra “Mamma celeste”, ora e nell’ora della nostra morte. Ormai anziano, scrive e ricomprende – e lo insegna alla Chiesa e a tutti i cristiani – che cosa significa “ecco tua madre”. Lo aveva sperimentato anche nel proteggerla e nell’ascoltarla, quando ancora vivevano in Israele e poi fino alla dimora di Efeso.

Quando scrive il suo vangelo contempla che questa è una dimensione che riguarda tutti i cristiani. Nel suo Vangelo c’è quanto è necessario a noi per conoscere Cristo... e quanto ci è utile per il nostro cammino di fede. Quello che per Maria hanno significato le parole di Gesù dalla Croce “ecco tuo figlio” – quando al posto del Figlio di Dio, ha ricevuto in cambio Giovanni ma anche tutti noi poveri peccatori, incapaci di fare qualsiasi cosa che possa essere gradito a Dio – rimane conservato nel suo cuore e non possiamo dire oltre. Dunque anche noi siamo stati affidati a Maria nello sguardo di Cristo dalla Croce. A sua Madre ha donato anche quello stesso sguardo d’amore. Ella sempre ci guarda nello sguardo salvifico del suo Gesù. Noi, con san Giovanni, dobbiamo vivere e crescere sotto quello sguardo. Lì umanamente possiamo comprendere lo sguardo misericordioso di Dio: in quello sguardo possiamo vivere integralmente il Vangelo di Cristo.

Don Gino