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POLVERE E CENERE...
ASSETATI DI DIO
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Carissime Annunziatine, la Quaresima è un itinerario spirituale per prepararci a giungere rinnovati a celebrare la Pasqua di Cristo nostro Signore. Abbiamo bisogno degli esercizi quaresimali per ottenere il perdono dei peccati ed una vita rinnovata a immagine del Risorto. Ogni esercizio penitenziale di rinuncia, preghiera o carità ha senso solo se orientato alla Pasqua e finalizzato alla nostra partecipazione della gioia della Chiesa che è inserita nella resurrezione del suo Signore. Un rito per iniziare La Quaresima inizia con il rito dell’imposizione delle ceneri. Così riportano le rubriche: «Nella Messa di questo giorno si benedicono e si impongono le ceneri, ricavate dai rami di ulivo, o di altri alberi, benedetti l’anno precedente». Durante il rito il celebrante pronuncia questa formula: «Convertitevi e credete nel Vangelo», oppure: «Ricordati, uomo, che polvere tu sei e in polvere ritornerai». È interessante notare come questo che è solo un rito secondario, tuttavia ha tanta presa tra i fedeli. Si dà più importanza a ricevere le ceneri che a confessarsi e ricevere il corpo di Cristo... Però bisogna riconoscere come sia un potente strumento pastorale di catechesi. L’uomo ha bisogno di vedere, di toccare, le parole non sono sufficienti. Nei testi del rito si parla di cenere, di conversione (cioè di credere nel Vangelo) e di ricordarsi che siamo polvere, cioè della nostra dimensione naturale. L’uso di cospargersi di polvere o di cenere (o anche di altre sostanze naturali) è ben attestato nell’intera Bibbia, come pure in moltissime religioni o culture. Polvere e cenere non sono equivalenti, ma hanno in comune: l’essere di dimensioni minime, non avere una loro forma e, soprattutto, l’essere senza acqua. Polvere: terra senz’acqua Per “polvere” si intende un elemento naturale di dimensioni minime di varia natura. È caratterizzato |
dall’essere di dimensioni minime, senza forma, tale che il vento può travolgere e portare via facilmente. Invece con “cenere” si intende quanto rimane di una combustione. Ciò che è rimasto dopo un fuoco. È sostanza minerale e non organica. Polvere e cenere, sono differenti anche perché richiamano differenti passi biblici. I due termini si trovano insieme solo quando Abramo parlando al Signore afferma di essere “polvere e cenere” (Gen 18,27). La polvere chiaramente rimanda alla creazione dell’uomo dalla “adamah”, la polvere rossa tipica di molti paesaggi orientali: «Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente » (Gen 2,7). Il testo ricorda come l’uomo sia fatto di terra e di alito divino (si veda anche Qo 3,20s; 12,7; Sal 103,14; 104,29s; Gb 27,3; 33,4; 34,14; 1Cor 15,47). L’uomo è “plasmato” dalla polvere, dalla terra informe, quando l’acqua lo rende qualcos’altro, ma a differenza di tutti gli altri esseri viventi riceve un soffio divino che lo rende una creatura unica. Si torna ed essere polvere per un processo inverso, lo spirito se ne va e il corpo disfacendosi diventa di nuovo terra. Ceneri: quel che resta del sacrificio Il rito però parla di imporre “cenere” benedetta con l’acqua. Oggi non siamo più avezzi a riconoscere la dimensione “sacrificale” di questo termine (cfr. la cenere dell’olocausto: Lev 6,1-6; la cenere per la purificazione rituale: Num 19). Le ceneri sono anche quanto rimane di un sacrificio di olocausto, quindi hanno in sé un riferimento a quanto è offerto a Dio. Hanno perciò un rimando al nostro essere offerta al Signore. La rubrica del Messale precisa come devono essere fatte queste ceneri. Il ministro asperge con l’acqua benedetta ceneri provenienti da rami e foglie (di olivo, di palma, ecc.) usate nella Domenica delle Palme dell’anno precedente. È un richiamo al ciclo liturgico è alla Pasqua che sempre torniamo a celebrare. Don Gino |