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PREGARE PER I PECCATORI

 



Carissime Annunziatine,

nell’Ave Maria ci rivolgiamo alla Mamma celeste chiedendole di pregare “per noi peccatori”, coscienti di poter con fiducia ricorrere a lei, nonostante sappiamo di essere dei miseri “peccatori”.
Ci rendiamo conto un po’ meno che questo significa che proprio noi siamo stati causa della morte del suo divin Figlio. Infatti Gesù è morto per i nostri peccati, per la nostra redenzione si è incarnato nel seno di Maria Vergine, per aprirci le porte del Paradiso è vissuto ed è asceso al Cielo.
Dovremmo renderci meglio conto di cosa significa chiedere a Maria di intercedere per noi. Poiché, come ci ricorda don Alberione, «Maria contempla nelle piaghe del Figlio l’opera orribile di tanti nostri peccati e l’amore infinito di Gesù per gli uomini» (Alberione, Via Crucis, 13a stazione).
Possiamo ricorrere fiduciosi alla sua intercessione perché Maria ci vede peccatori, ma anche suoi figli, proprio contemplando il corpo crocifisso di Gesù. Lì c’è l’amore infinito di Dio per gli uomini. «Ecco i due cuori che tanto hanno amato gli uomini e nulla hanno risparmiato per essi» (Alberione, Via Crucis, 4a stazione) e continuano in questa opera d’amore.

I peccati dei suoi figli

Nessuno si sente rifiutato da Maria, perché in lei la misericordia divina è stata riversata senza misura. Maria infatti, per un “ammirabile scambio”, sotto la croce riceve una nuova maternità per “noi peccatori”: per grazia celeste siamo diventati suoi figli.
Ma la Madre di Gesù contempla, con la luce dello Spirito, come i nostri peccati deturpano, straziano il corpo del suo amatissimo Figlio. E poiché Maria è Madre della Chiesa, contempla anche le ferite che sono inferte alla Chiesa che è il mistico Corpo di Cristo, ed infine contempla anche i peccati e i bisogni di tutti gli uomini che «in vari modi sono ordinati al popolo di Dio» (cfr. LG 16) e quindi alla salvezza eterna.
Talvolta diciamo “prega per noi peccatori” con una leggerezza che rasenta un atteggiamento non dissimile dal fariseo della parabola evangelica (Lc 18,9-14). Peccatori sono gli altri, noi siamo a posto. Diciamo le parole, ma non vi diamo alcun peso.

Se Maria contempla le richieste dei suoi figli insieme a quanto danno procurano i nostri peccati a Cristo, allora noi dobbiamo imparare a “piangere” i nostri peccati.
Il Primo Maestro ha voluto ricordarcelo, chiedendo di mettere nei luoghi di preghiera paolini la scritta “abbiate il dolore dei peccati”.

Pregare per i peccatori

Ma non dobbiamo solo piangere i nostri peccati, Maria è nostra Madre, modello della Chiesa e modello di ogni anima. I figli devono imparare dai genitori e imitarli. Ci proclamiamo figli di Dio, ma non ci comportiamo secondo i suoi comandamenti.
Sotto la Croce – ovvero lì dove il Sangue di Gesù è effuso per la salvezza del mondo – siamo diventati anche figli di Maria e dunque dobbiamo imitarla imparando a pregare anche noi per i peccatori.
Significa pregare per la conversione di chi ha peccato, ma dobbiamo imparare dalla Mamma celeste anche il modo di pregare. Non solo avere il dolore dei nostri peccati, ma anche pregare per gli altri peccatori che sono i nostri fratelli.
Maria, oltre che intercedere per i nostri bisogni, vede i peccati degli uomini (anche i nostri), e invoca misericordia.
Pregare per i peccatori, significa mettere in pratica le parole evangeliche di perdonare settanta volte sette, di rispondere al male con il bene... possibilmente con la nostra vita, ma anche con la preghiera. Nessuno deve rimanere escluso dalla preghiera della Chiesa e neppure dalla nostra misera preghiera. Perché la preghiera deve essere una manifestazione della carità che viene dal profondo del cuore.
Per pregare da veri cristiani bisogna avere un cuore grande. Quanto deve essere ampia la preghiera cristiana? Basta ascoltare le intercessioni della “preghiera universale” del Venerdì Santo: nessuno è escluso.
Se ci riflettiamo un po’, ci accorgiamo che pregare per i peccatori, non è così dissimile dal pregare per i nemici. «Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano» (Mt 5,44). Ce ne rendiamo conto quando questi peccatori li chiamiamo per nome… e li riconosciamo nostri fratelli e di cui desideriamo la salvezza eterna.
Si suole osservare che anche Caino era fratello di Abele, ma poi si dimentica che Dio ha continuato a preoccuparsi di Caino... anche dopo. Il sangue di Gesù viene riversato su tutti gli uomini peccatori da Caino sino all’ultimo uomo, nessuno è escluso, anche se nessuno è obbligato neppure a salvarsi. L’amore chiede sempre di essere accolto nella libertà.

Imparare da Maria l’arte di pregare

Anche noi come Maria dobbiamo imparare l’arte di pregare per i peccatori, che significa amare i perseguitati ed anche i persecutori – che non significa ignorare la giustizia – e pregare per loro affinché il sangue di Gesù tocchi i cuori e si sciolga l’ostinazione.
È facile pregare per i buoni, per quelli che ci sono simpatici ... è più difficile pregare per quelli che perseguitano. Ci vuole tempo e fiducia affinché i cuori si ammorbidiscano, anche quando umanamente sembra impossibile.
Bisogna imparare a pregare con il cuore di una madre, che vede i difetti e le colpe dei suoi figli, ma non cessa di amarli e di intercedere per loro.
La nostra preghiera deve essere ammaestrata alla scuola di Maria. Lei che contempla nel corpo del suo Gesù i colpi inferti dai peccatori, eppure riversa dolcezza di perdono. Il dolore nel suo Cuore Immacolato diventa comunione d’amore con quello trafitto di Gesù, quel Cuore da cui escono torrenti di grazia e di salvezza per tutti.
Pregare per i peccatori, insieme a Maria, deve diventare viva preghiera della Chiesa. Tutta la Liturgia è una continua preghiera di supplica per i peccatori (per noi e per gli altri) e tale deve diventare anche la nostra preghiera. Fiduciosi non solo di essere esauditi riguardo alle nostre richieste, ma anche per quelle di tutti gli uomini: peccatori ma amati da Dio, e nostri fratelli ... nonostante tutto.


Don Gino