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PAOLO VI SANTO

 

Carissime Annunziatine,

approfittiamo della recente elevazione alla gloria degli altari di Paolo VI per alcune riflessioni. Bisogna riconoscere che negli ultimi anni abbiamo avuto una certa inflazione sul numero dei santi canonizzati. Non si riesce a starci dietro! Ma questo significa che la Chiesa è sempre più ricca di santi, di potenti intercessori: è sempre più santa! E ovviamente… speriamo di avere presto anche paolini santi, a partire dal nostro amato Fondatore. I santi non sono tutti uguali: ci sono santi grandi e celebri, importanti per tutta la Chiesa in tutti i continenti, poi ci sono anche santi locali meno conosciuti. Sant’Agostino o santa Teresa d’Avila, san Francesco d’Assisi o santa Teresina di Lisieux, pur molto diversi tra loro, sono santi per tutta la Chiesa. Altri santi ci sono cari anche se non molto conosciuti o perché locali, o fondatori… Se nomino sant’Acacio o san Lidano, san Zotico o santa Zita... chi li conosce? Non si tratta di disuguaglianze anche in Paradiso, ma di grado di grazia che il Signore desidera effondere sui suoi amati figli. Poi in Paradiso ci stupiremo dello splendore di alcune anime di cui nessuno ha mai parlato, sono fiori il cui gradito profumo è esclusivo di Dio. Se alcuni santi a noi cari sono meno conosciuti non preoccupiamoci: invochiamoli che ci ascoltano! In Cielo non si offendono e tutti gioiscono della gloria degli altri, perché è un riflesso della gloria di Dio. Insegnano a noi che dobbiamo gioire della gloria di Dio che rifulge negli altri.

I nostri santi Papi

Invito quindi ciascuna di voi a considerare con attenzione la figura di san Paolo VI in quanto storicamente importante per la Chiesa intera e per i paolini. Che un papa vada a trovare un fondatore morente è una cosa non da poco, e papa Paolo VI metteva molta cura e riflessione in ogni suo gesto. Oggi la figura del Papa del post-Concilio è messa da parte a vantaggio di figure più emotive. Ma Paolo VI è un gigante nella storia della Chiesa, che è la nostra storia. L’approvazione degli Istituti Paolini è stata firmata da san Giovanni XXIII. Con

san Paolo VI le Annunziatine crescono e si sviluppano. Nel papato di san Giovanni Paolo II sono da considerarsi ormai mature come Istituto. Quindi le Annunziatine (e non solo loro) nascono e si sviluppano in una stagione ecclesiale di santi Pontefici. Il ’900, che è il secolo della Famiglia Paolina, con tutti i suoi chiaroscuri è tempo di santi Papi.

I santi canonizzati

Come mai ci sono così tante canonizzazioni negli ultimi decenni? La risposta è molto semplice: tra le tante cose riformate nel pontificato di Paolo VI c’è anche la riforma del processo di canonizzazione, che sostanzialmente risaliva alla riforma del Cardinal Lambertini (31.03.1675 - 3.05.1758), poi papa Benedetto XIV (eletto al 255º scrutinio!) e che rimane ancora la stessa riguardo al “Super virtutibus / sulle virtù” e alla necessità di riconoscere un miracolo per arrivare a proclamare un santo. Questa riforma si avviò lentamente e tra i primi a beneficiare del nuovo processo è stato Massimiliano Kolbe. Tralasciando gli aspetti più tecnici, venne abolita la funzione dell’ “avvocato del diavolo”. Questa figura processuale era il motivo del fermo di tantissimi processi canonici. L’attuale processo canonico è più documentale. Contano di più le testimonianze di chi ha conosciuto da vivo il santo, valorizzando di più la fase diocesana del cammino di canonizzazione. Per questo si chiede che si apra il processo a pochi anni dopo la morte, mentre prima bisognava aspettare 40 anni. Ora è molto più severa la verifica sui miracoli, con commissione medica e commissione teologica molto esigenti. Vale la pena di fare una riflessione su cosa significa elevare alla gloria degli altari: è un atto di magistero infallibile del Papa. Infatti afferma che questo nuovo santo è in Paradiso con certezza. “Quello che legherai in terra sarà legato in Cielo…” dice Gesù a Pietro (Mt 16,19). Mentre secondo i teologi la proclamazione di un beato non implica che sia già in quel momento in Paradiso. Qui la serietà della verifica del miracolo è molto importante, in pratica significa che è volontà di Dio che ora questo fedele sia elevato alla gloria degli altari. Dunque possiamo affermare che il grande stuolo di santi e sante elevati alla gloria degli altari negli ultimi anni sono frutto della sua riforma. Nel post-Concilio che san Paolo VI ha sapientemente e prudentemente portato avanti, c’è anche questa copiosa messe di santi. Ritengo sia importante sottolineare questo aspetto del post-Concilio e non solo gli aspetti sociali e culturali ecclesiali o linguistici.

Senza Triregno, ma comunione di santi

Papa Paolo VI è stato l’ultimo papa che è stato incoronato con il monumentale “Triregno” o “Tiara papale”. Il copricapo sormontato da tre corone fu usato la prima volta da Benedetto XII nel 1334 e Papa Montini nel 1963 fu l’ultimo ad usarlo. Paolo VI era di una semplicità e sobrietà essenziale ma anche attento ai segni. Capì che quel gesto e quel copricapo “extraliturgico” erano divenuti inespressivi. Non solo rinunciò a indossarlo, ma lo fece vendere donando il ricavato alle missioni africane, tra l’altro facendo infuriare gli industriali milanesi che l’avevano finanziato. Papa Montini ha fatto bene a metterlo da parte. Tuttavia non abbiamo più un segno visibile per esprimere le dimensioni sovrannaturali della Chiesa. Il “Triregno”, con le sue tre distinte corone, non manifestava la grandezza del Papa, bensì indicava quanto è estesa la Chiesa: tre regni. È Chiesa quella militante su questa terra, ma anche quella della purificazione nel Purgatorio, ed ancora quella gloriosa nel Cielo a cui siamo tutti destinati. Per questo il Papa può affermare che qualcuno è “santo da altare”, cioè modello e intercessore dal Cielo. La Chiesa, anche dopo il Concilio, è sempre comunione con i santi in Cielo anche se manca un segno visibile. Pensiamo ai santi, conosciamoli, imitiamoli aspiriamo a diventare anche noi concittadini dei santi in Cielo (cfr. Ef 2,19).

Don Gino