
| Novembre con le sue giornate brevi ci conduce velocemente al cuore dell’inverno. Avvolta da nebbia e freddo tutta la natura riposa. L’uomo invece, con i suoi ritmi, impegni e attività sperimenta quanto è difficile… andare a dormire la sera! A molti capita di trascinare la serata spendendosi in mille cose, inseguendo piccoli mestieri che all’improvviso appaiono urgentissimi. Ci si sente in dovere di spremere dagli ultimi istanti della giornata un succo che non c’è più, oppure si crolla di schianto dalla stanchezza, per poi svegliarsi nel cuore della notte accompagnati dalla frenesia delle cose appena vissute. DAVIDE CALDIROLA, sacerdote e formatore della diocesi di Milano, nel suo ultimo libro “E subito mi addormento” (Editrice Ancora), ci offre riflessioni, poesie e preghiere per il tempo del riposo. Attingendo dal libro dei Salmi e dagli inni della Liturgia delle Ore, dove l’orante – prima che il giorno si chiuda – non chiede di fare ancora qualcosa, ma domanda a Dio di vegliare su di lui. Saluta il giorno che muore, un giorno in meno su questa terra, uno in più che lo avvicina verso il cielo, e lo fa con la preghiera. Con tutta la fatica di acquietarsi, fare silenzio, abbandonarsi fiducioso “nelle mani del Padre”. La Parola di Dio sempre ci accompagna nelle più svariate situazioni e stagioni della vita: nel tempo dei sogni come in quello delle prove, quando la vita si fa stretta e quando sperimenta l’abbraccio della fraternità, quando grida dal fondo dell’abisso e quando procede spedita nel passo di pianura, quando si attende come la sentinella l’aurora e quando come l’anziano Simeone, invecchiato bene, è pronto a congedarsi dalla vita come «servo che va in pace, perché ha veduto la Salvezza del Signore».
«Dicono che c’è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare. Io dico che c’era un tempo sognato che bisognava sognare». (I. Fossati, C’è un tempo) Custodisca il Signore il nostro tempo e i nostri sogni, in ogni istante della vita, prima che il giorno si chiuda.
Rosaria G. |