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«PROGREDIRE UN TANTINO
OGNI GIORNO »

In occasione dell’avvio del processo canonico diocesano per la beatificazione di Maggiorino Vigolungo, don Alberione ricorda le virtù del giovane aspirante che aveva il vivo desiderio di «adoperare tutti i mezzi per un vero progresso» (Alle Pie Discepole del Divin Maestro 1961, pp. 292-296).

Sono venuto a portarvi gli auguri sia per il santo Natale, come per l’anno 1962. L’anno 1962 in particolar modo lo impegniamo per la carità fraterna, carità di comunità. Intanto in questo periodo abbiamo avuto due fatti che interessano un po’ tutta quanta la Famiglia Paolina, cioè: l’inizio, l’introduzione della causa di beatificazione per Vigolungo Maggiorino [1904-1918, il beato Alberione ne scrisse la Biografia nel 1919]; e poi la morte di don Michelino Gagna in Congo e nelle circostanze in cui è avvenuta. Primo: il 12 di dicembre, in Alba, con una particolare solennità si è iniziato il processo canonico diocesano per la beatificazione di Maggiorino Vigolungo. E la funzione è stata piuttosto lunga, ma vi erano rappresentanze di tutti gli Istituti ed è riuscita molto interessante, perché si compone di varie parti. Raramente nella vita uno assiste ad una celebrazione quale si fa.
E prima, il canto del Veni creator; poi la domanda perché sia introdotta la causa; la risposta affermativa del vescovo; poi il discorso del vescovo che giustifica perché egli intende di dare il consenso; poi i giuramenti che devono prestare i membri del tribunale, primo il vescovo e poi i sacerdoti e il presidente tra essi, quindi gli altri membri; e poi dopo, il ringraziamento e la benedizione come chiusa. I giuramenti riguardano specialmente questo: di eseguire le cose con la maggior diligenza e di osservare i segreti sotto pena della scomunica riservata al Papa. Oh, ora, perché si è introdotta la causa di beatificazione di questo giovane? Era già passato fin troppo tempo, perché ero stato invitato a presentare la domanda, ma ero occupato in altre cose,

specialmente nelle nostre Famiglie Paoline. Son passati 43 anni dalla morte. Egli era nato il 1904. Entrato a S. Paolo nel 1916 – allora tutta la Famiglia si componeva di 12 ragazzi – ed è morto nel 1918, nel mese di luglio. Generalmente le cause di questo genere si introducono dopo 10 anni e questo ad evitare che intervengano fatti spiacevoli. Ma su questo punto la Santa Sede comprende anche le ragioni del ritardo. Ma cosa si direbbe, che cosa ha fatto questo figliuolo di straordinario? Di straordinario non vi è nulla. Ma vi è qualche cosa in riguardo alla sua virtù. Di straordinario non risultano visioni, apparizioni, miracoli aperti durante la sua vita, ecc., ma ciò che vi è di straordinario è la sua virtù... Morto a 14 anni e 8, 9 mesi. Aveva una virtù superiore alla sua età. Primo, dei doni di natura, particolarmente: ingegno, memoria facile, poi un carattere sempre entusiasta e fermo nelle cose. Ma poi vi erano i doni soprannaturali. Tre cose particolarmente lo distinguono: a 14 anni egli non ha abbracciato solo la vita di osservanza dei comandamenti.
Quando si dice: Savio Domenico usava la frase: «La morte, ma non peccati», indica l’osservanza dei comandamenti.
Il proposito, invece, dominante in Vigolungo Maggiorino era questo: «Progredire un tantino ogni giorno». E in che cosa? Già si faceva i suoi voti, privati – si capisce –, e temporanei – si capisce –. Ma l’animo teso alla perfezione. E come osservava la povertà: un foglietto di carta che non andasse bene nelle macchine – perché era addetto alla stampa – oh, povertà; delicatezza di coscienza riguardo alla castità spinta fino un poco avanti, qualcheduno lo direbbe scrupoloso, ma non era scrupoloso, era delicatezza. Poi, d’altra parte, a quell’età lì, non c’è ancora tutta l’istruzione per distinguere bene ciò che è negligenza da ciò che invece è virtù, oppure non tocca certamente il peccato. Poi, quanto a obbedienza, la sua parola era sempre la stessa: “Beh, aspettiamo cosa dice il direttore”. “Cosa vuoi fare?”. “Quel che dirà il direttore”.
La sua parola era sempre questa. Quindi già l’animo teso verso la perfezione. Era anche molto precoce, anche il fisico precoce per cui la lotta interiore si è sviluppata molto presto ed egli combatteva coraggiosamente, con costanza. Oh, poi, seconda cosa: unire i meriti della vita religiosa all’apostolato e al sacerdozio. Voler radunare i tre modi, o meglio, le tre serie di meriti, in se stesso, perché non si contentava mai di quel che era mediocre, voleva il perfetto, il massimo che si potesse raggiungere. E terzo, l’ispirazione, la comprensione del valore degli apostolati moderni, cioè, la stampa, cinema, la radio, televisione. Aveva già capito. Altri non comprendono neppure a 25 anni. La luce di Dio era abbondante in quell’anima. L’impegno negli studi. Il maestro Giaccardo, nei suoi scritti, di tanto in tanto nomina Maggiorino perché gli faceva un po’ da direttore spirituale, il maestro Giaccardo. Oh, ed era felice il maestro Giaccardo di trattare con quell’anima vedendo quanto era delicata e quanto era docile alla direzione spirituale.
Grazie ce ne sono state un certo numero. La conoscenza e la devozione verso di lui si va sempre più estendendo. Distribuiamo adesso i ricordi anche, ma si son sempre costantemente distribuiti. Il libro della sua vita è stato tradotto in altre lingue, si son fatte molte edizioni in Italia. Oh, allora ecco, vi sono segni. Il papa Benedetto XIV [BENEDETTO XIV (Prospero Lambertini), Papa dal 17 agosto 1740 al 3 maggio 1758. Scrisse De Servorum Dei beatificatione et de Sanctorum canonizzatione, dove si trattano le questioni qui accennate] dice che se dopo 30 anni non si perde la memoria, ma si continua la divozione, la stima verso di una persona che è passata all’eternità, anche dopo 30 anni, è segno che è intervenuto lo Spirito Santo, che è lui che mantiene viva la fiducia in quell’anima, è segno che c’è l’azione di Dio, e c’è la volontà di Dio. Quindi questo punto è già a favore. Ci hanno tanto incoraggiato per questo, e incoraggiato coloro che sono competenti a giudicare, dopo aver letto la vita e sentito quello che veniva detto. Oh, leggere la vita. Bisogna però notare che sarà il protettore non dei giovani artigiani, scuole professionali come Savio Domenico, e neppure protettore dei novizi, santo Stanislao Kostka, e neppure modello come osservanza di obbedienza della regola, come abbiamo l’altro santo giovane. Dovrebbe esser protettore degli aspiranti, sia che possano essere per la vita religiosa, o per la vita sacerdotale.
Se si arriverà alla canonizzazione, sarà il santo più giovane dopo le regole di Benedetto XIV, 250 anni fa, perché anche Savio Domenico quando è morto aveva già sette mesi in più di lui e un altro di cui è in corso il processo, ha due mesi in più. Oh, allora, ecco cosa c’è da ricavare: «progredire un tantino ogni giorno» (questo era il proposito di Maggiorino Vigolungo), non fermarsi, e tenacemente, ricorrendo a tutti i mezzi, tutti gli aiuti che si possono avere e dalla preghiera e dai consigli e dai maestri, alla direzione spirituale, dal confessionale, ecc. Adoperare tutti i mezzi per un vero progresso. Questo è stato il 12 del mese di dicembre.

Beato Giacomo alberione