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IL PROFETA NAUM

 

Introduzione

Il libro del profeta Naum inizia con queste parole: «Oracolo su Ninive. Libro della visione di Naum da Elkos» (Na 1,1). L’oracolo è diretto chiaramente alla città di Ninive, tuttavia gli studi esegetici affermano che al tempo di questa profezia la città era già stata distrutta. Del profeta Naum e della città di Elkos, che potrebbe essere collocata in Galilea, sappiamo ben poco. La difficile collocazione di questa città rimanda a un luogo simbolico che attraversa tutta la Bibbia, dove si raccontano storie di violenza a partire da Caino e Abele (Gen 4,8) fino a quella che conclude la storia (Ap 12,7). Il nome Naum significa “conforto” o “consolazione”. Potremmo domandarci: come comprendere la consolazione di Dio, dato che il filo rosso che attraversa questo libretto è il tema della violenza? Il libro di Naum pone, infatti, domande forti che riguardano la giustizia di Dio, la sua ira e la sua vendetta contro il male, aprendo alla speranza di salvezza.

Contesto storico e lettura profetica

I tre oracoli che compongono il libro rimandano al tempo della conquista di Ninive ad opera dei Medi e dei Babilonesi (612 a.C.). Il libro lascia intravvedere la caduta delle grandi capitali dell’epoca: l’Egitto

(3,8.10) e poi l’Assiria. Il profeta descrive tale caduta come se avvenisse sotto i propri occhi, con un’intensa vena poetica, carica di pungente ironia (cfr. 3,1.7). L’invettiva contro Ninive, che apre il libro, la presenta come se essa fosse ancora l’attuale nemico di Israele, mentre invece, come già detto, era già stata distrutta.
Il profeta dichiara che le colpe di Ninive, come quelle di Tebe, potenze distruttrici del tempo, sono un paradigma o un emblema della storia fatta di soprusi che sembrano prevalere, ma che portano dentro di sé il germe della sconfitta. Ninive, in quanto considerata nemica violenta, viene chiamata dinanzi al tribunale della storia, dove Dio giudica i potenti, mostrandosi il vero protagonista di tutta la storia.
Naum si rivolge anche agli abitanti di Giuda al tempo di Giosia, per mettere in guardia il re, e il partito filo-assiro, dal fare alleanze politiche, poiché queste nazioni non danno sicurezza (1,9-13).

La grande certezza: Dio distrugge il male

Nella lettura profetica della storia da parte di Naum, Ninive, che sembrava invincibile, è «ridotta al saccheggio»; «il leone assiro è sconfitto». Dio vince il male! Il profeta legge la realtà – che tutti vedono – dal punto di vista di Dio. Interpreta quella storia di violenza, già avvenuta, come male che in ogni tempo, quindi attuale, Dio sconfigge. La profezia biblica, molte volte, non predice il futuro ma interpreta il presente con gli occhi della fede in un Dio che non abbandona il suo popolo e che, anche nel castigo, rivela la sua “cura paterna e provvidente”. Il Signore minaccia queste nazioni, simbolo del male personificato, ma per Giuda riserva una consolazione (2,1).

La posizione degli studiosi

Il libro di Naum è stato criticato sia per ciò che dice, sia per come lo dice, sia per ciò che tace. Quanto ai suoi silenzi, Naum è accusato di ignorare le colpe del suo popolo. In questo libro non si trova, a differenza degli altri profeti, un accenno ai peccati d’Israele,alla penitenza, o alla conversione dalla condotta sociale e individuale per essere fedeli all’Alleanza. Per questo motivo, si è dubitato che possa essere ispirato. L’accanimento sanguinario contro Ninive, il disprezzo per i pagani, e il suo nazionalismo vendicativo, suscitano perplessità. Come capire queste espressioni? «Un Dio geloso e vendicatore è il Signore, vendicatore è il Signore, pieno di collera. Il Signore si vendica degli avversari e serba rancore verso i nemici...» (Naum 1,2; cfr. 2,11; 3,10).

La violenza di Dio

Occorre ricordare che il mondo antico, quello in cui nasce la Bibbia, è violento: Caino uccide Abele (Gen 4,8); Lamech si vanta della propria violenza (Gen 4,19-24); si offrono sacrifici umani di bambini al dio Moloch (Ger 7,31; 2Re 23,10). La violenza descritta da Naum è, in realtà, una indignazione profetica che, nel rappresentarla, la condanna duramente. Il suo linguaggio lirico-drammatico evoca, quasi facendolo vedere, l’assalto e la conquista della grande città, con il panico, l’agitazione e i lamenti che essa provoca. In tal modo, Naum afferma che la violenza non ha durata: «Guai alla città sanguinaria, piena di menzogne, colma di rapine, che non cessa di depredare!» (3,1). Denunciando Ninive, che ha distrutto il popolo del Nord, ritenuta emblema della violenza distruttiva, il profeta lascia a Dio il compito di intervenire. A Dio spetta la vendetta, afferma Naum (1,2). Se qualcuno credeva che nessuno potesse resistere alla violenza di Ninive, Dio stesso ne decreta la scomparsa. «Così dice il Signore: “Siano pure potenti, siano pure numerosi, saranno falciati e spariranno”» (1,12).

Il Riscattatore

La profezia di Naum, ben lontana dal desiderare vendetta personale, manifesta la sete di una giustizia che solo Dio può darci. Il Dio “violento e vendicatore” di Naum appare allora con un volto nuovo e inatteso: la sua è una vittoria sul male, che sradica dalle radici. Egli, in quanto “go’el” (riscattatore), ristabilisce l’ordine. È il giudice giusto e imparziale che agisce sempre, ma quando vuole e nel modo che ritiene opportuno. Egli aspetta nel punire l’ingiustizia, perché vuole usare misericordia. Il suo agire, anche se lento, non lascia, però, nulla di impunito e ottiene sempre i suoi effetti, benché noi, gravati dalla violenza ingiusta, li vediamo faticosamente. La violenza come male da abbattere è presente anche nel Nuovo Testamento. Gesù esprime lo stesso concetto, che Naum dipinge con forza, con parole più miti: «Tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno » (Mt 26,52).
La storia è nelle mani di Dio il quale, come è stato potente nella creazione e nell’esodo, così interverrà nella storia per ristabilire la sua giustizia. Dio, però, non ha fretta e concede tempo: la sua lentezza è in vista della conversione: «Il Signore è lento all’ira, ma grande nella potenza e nulla lascia impunito» (Na 1,3; cfr. Es 34,6-7).

L’ultima parola è di Dio ed è parola di Speranza

La rivelazione biblica è progressiva: testimonia che Dio, all’inizio della storia biblica, appare schierato dalla parte di Israele oppresso in Egitto (Es 3,9), come guerriero uccide i primogeniti d’Egitto (Es 12) e piega la natura con temporali, uragani e terremoti (Es 19). Questo Dio, a poco a poco, diventa il Dio dalla «voce di un silenzio sottile» (1Re 19). Il Dio guerriero, «che frantuma le teste dei ribelli» (Sal 110,5s; Ger 17,25) si presenta, poi, come un «re umile e pacifico in groppa a un asino» (Zc 9,9). Naum conduce, così, ad attendere umilmente la visita del Signore, senza farsi giustizia con le proprie mani. Il traguardo del Nuovo Testamento è il perdono cristiano: prima di giungervi c’è da percorrere un lungo cammino. Non ci meraviglia che, come al tempo di Naum, dinanzi all’ingiustizia che pervade la storia, anche oggi in molti ci domandiamo: «Fino a quando, Signore?» (Ap 6,10). La risposta è una sola: Dio interverrà, perché da sempre «rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili» (Lc 1,52) e a ciascuno darà ciò che gli spetta (Rm 12,19; Eb 10,30).

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

1) Quali forme di violenza (sociale, personale, culturale) ti colpiscono di più oggi? Quali parole usi per presentarle a Dio?

2) Il fatto che Dio “è lento all’ira e misericordioso” ti consola o ti inquieta?

3) Quali segni di speranza riesci a vedere oggi nonostante il male che ci circonda?

Suor Filippa Castronovo, fsp