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IL PROFETA NAUM
(3,8.10) e poi l’Assiria. Il profeta descrive tale caduta come se avvenisse sotto i propri occhi, con un’intensa vena poetica, carica di pungente ironia (cfr. 3,1.7). L’invettiva contro Ninive, che apre il libro, la presenta come se essa fosse ancora l’attuale nemico di Israele, mentre invece, come già detto, era già stata distrutta. La grande certezza: Dio distrugge il male Nella lettura profetica della storia da parte di Naum, Ninive, che sembrava invincibile, è «ridotta al saccheggio»; «il leone assiro è sconfitto». Dio vince il male! Il profeta legge la realtà – che tutti vedono – dal punto di vista di Dio. Interpreta quella storia di violenza, già avvenuta, come male che in ogni tempo, quindi attuale, Dio sconfigge. La profezia biblica, molte volte, non predice il futuro ma interpreta il presente con gli occhi della fede in un Dio che non abbandona il suo popolo e che, anche nel castigo, rivela la sua “cura paterna e provvidente”. Il Signore minaccia queste nazioni, simbolo del male personificato, ma per Giuda riserva una consolazione (2,1). La posizione degli studiosi Il libro di Naum è stato criticato sia per ciò che dice, sia per come lo dice, sia per ciò che tace. Quanto ai suoi silenzi, Naum è accusato di ignorare le colpe del suo popolo. In questo libro non si trova, a differenza degli altri profeti, un accenno ai peccati d’Israele,alla penitenza, o alla conversione dalla condotta sociale e individuale per essere fedeli all’Alleanza. Per questo motivo, si è dubitato che possa essere ispirato. L’accanimento sanguinario contro Ninive, il disprezzo per i pagani, e il suo nazionalismo vendicativo, suscitano perplessità. Come capire queste espressioni? «Un Dio geloso e vendicatore è il Signore, vendicatore è il Signore, pieno di collera. Il Signore si vendica degli avversari e serba rancore verso i nemici...» (Naum 1,2; cfr. 2,11; 3,10). La violenza di Dio Occorre ricordare che il mondo antico, quello in cui nasce la Bibbia, è violento: Caino uccide Abele (Gen 4,8); Lamech si vanta della propria violenza (Gen 4,19-24); si offrono sacrifici umani di bambini al dio Moloch (Ger 7,31; 2Re 23,10). La violenza descritta da Naum è, in realtà, una indignazione profetica che, nel rappresentarla, la condanna duramente. Il suo linguaggio lirico-drammatico evoca, quasi facendolo vedere, l’assalto e la conquista della grande città, con il panico, l’agitazione e i lamenti che essa provoca. In tal modo, Naum afferma che la violenza non ha durata: «Guai alla città sanguinaria, piena di menzogne, colma di rapine, che non cessa di depredare!» (3,1). Denunciando Ninive, che ha distrutto il popolo del Nord, ritenuta emblema della violenza distruttiva, il profeta lascia a Dio il compito di intervenire. A Dio spetta la vendetta, afferma Naum (1,2). Se qualcuno credeva che nessuno potesse resistere alla violenza di Ninive, Dio stesso ne decreta la scomparsa. «Così dice il Signore: “Siano pure potenti, siano pure numerosi, saranno falciati e spariranno”» (1,12). Il Riscattatore La profezia di Naum, ben lontana dal desiderare vendetta personale, manifesta la sete di una giustizia che solo Dio può darci. Il Dio “violento e vendicatore” di Naum appare allora con un volto nuovo e inatteso: la sua è una vittoria sul male, che sradica dalle radici. Egli, in quanto “go’el” (riscattatore), ristabilisce l’ordine. È il giudice giusto e imparziale che agisce sempre, ma quando vuole e nel modo che ritiene opportuno. Egli aspetta nel punire l’ingiustizia, perché vuole usare misericordia. Il suo agire, anche se lento, non lascia, però, nulla di impunito e ottiene sempre i suoi effetti, benché noi, gravati dalla violenza ingiusta, li vediamo faticosamente. La violenza come male da abbattere è presente anche nel Nuovo Testamento. Gesù esprime lo stesso concetto, che Naum dipinge con forza, con parole più miti: «Tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno » (Mt 26,52). L’ultima parola è di Dio ed è parola di Speranza La rivelazione biblica è progressiva: testimonia che Dio, all’inizio della storia biblica, appare schierato dalla parte di Israele oppresso in Egitto (Es 3,9), come guerriero uccide i primogeniti d’Egitto (Es 12) e piega la natura con temporali, uragani e terremoti (Es 19). Questo Dio, a poco a poco, diventa il Dio dalla «voce di un silenzio sottile» (1Re 19). Il Dio guerriero, «che frantuma le teste dei ribelli» (Sal 110,5s; Ger 17,25) si presenta, poi, come un «re umile e pacifico in groppa a un asino» (Zc 9,9). Naum conduce, così, ad attendere umilmente la visita del Signore, senza farsi giustizia con le proprie mani. Il traguardo del Nuovo Testamento è il perdono cristiano: prima di giungervi c’è da percorrere un lungo cammino. Non ci meraviglia che, come al tempo di Naum, dinanzi all’ingiustizia che pervade la storia, anche oggi in molti ci domandiamo: «Fino a quando, Signore?» (Ap 6,10). La risposta è una sola: Dio interverrà, perché da sempre «rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili» (Lc 1,52) e a ciascuno darà ciò che gli spetta (Rm 12,19; Eb 10,30). PER LA RIFLESSIONE PERSONALE: 1) Quali forme di violenza (sociale, personale, culturale) ti colpiscono di più oggi? Quali parole usi per presentarle a Dio? 2) Il fatto che Dio “è lento all’ira e misericordioso” ti consola o ti inquieta? 3) Quali segni di speranza riesci a vedere oggi nonostante il male che ci circonda? Suor Filippa Castronovo, fsp |