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CONSACRATE NEL MONDO, PER IL MONDO

 

1. L’ora feriale della vita
C’è un’ora del giorno in cui la vita sembra non avere nulla di straordinario. La sveglia suona, il lavoro chiama, la casa attende. Le strade si riempiono di persone che vanno, vengono, si incrociano senza conoscersi. Eppure è proprio lì, in quell’ora feriale e apparentemente anonima, che Dio continua a scrivere la sua storia con l’umanità. È lì che prende forma la vocazione della consacrazione secolare.
2. Una vocazione senza “fuori”
Essere consacrate nel mondo non significa abitare una terra di mezzo, né vivere una vocazione attenuata. Al contrario, significa accogliere una chiamata esigente e luminosa: appartenere totalmente a Dio rimanendo pienamente immerse nella vita ordinaria. Una vocazione che non sottrae al mondo, ma che nel mondo affonda le sue radici, come un seme nascosto che lavora in silenzio.

3. Un riconoscimento profetico della Chiesa
Quando la Chiesa, con la costituzione apostolica Provida Mater Ecclesia, ha riconosciuto ufficialmente gli Istituti secolari, ha compiuto un gesto profetico. Non si trattava solo di dare una forma giuridica a una nuova esperienza di vita consacrata, ma di riconoscere che lo Spirito stava indicando una strada nuova: vivere i consigli evangelici negli ambienti ordinari dell’esistenza.

4. Il mondo come luogo teologico
La consacrazione secolare nasce da una intuizione semplice e radicale: il mondo non è solo il luogo da evangelizzare, ma anche il luogo in cui Dio è già all’opera. Le sue gioie e le sue fatiche, le sue contraddizioni e le sue speranze diventano spazio di incontro con Lui. La consacrata secolare non osserva la storia da lontano: la attraversa.

5. La santità possibile
Questa vocazione si inserisce pienamente nella visione del Concilio Vaticano II. La costituzione dogmatica Lumen Gentium ricorda che tutti i battezzati sono chiamati alla santità. Una santità che non è riservata a luoghi protetti, ma che fiorisce nella vita quotidiana, nel lavoro, nelle relazioni e nelle responsabilità civili.

6. Lo stile di Maria
Per le Annunziatine, questa chiamata assume un volto particolare. Come Maria nell’Annunciazione, anche la consacrata secolare dice il suo “sì” nel silenzio di una vita ordinaria. Maria non si è sottratta alla realtà: ha continuato a vivere a Nazaret. E proprio lì Dio ha preso dimora.

7. Una presenza che trasforma
La consacrazione secolare chiede uno sguardo capace di riconoscere Dio nelle pieghe della vita. È una presenza che non giudica dall’alto, ma accompagna dall’interno. In una società frammentata, la consacrata secolare testimonia che è possibile unificare fede e vita.

8. Invisibili ma feconde
Essere nel mondo significa anche accettare la discrezione. Non avere segni esteriori, non essere immediatamente riconosciute. Ma come il lievito nella pasta, la consacrazione secolare agisce in profondità, trasformando dall’interno ciò che sembra immobile.

9. Una missione quotidiana
Il mondo ha bisogno di testimoni credibili. Donne che mostrino che Dio non sottrae nulla alla pienezza umana, ma la compie. La consacrazione secolare risponde a questa sete con una testimonianza sobria e concreta.

10. Un “sì” da rinnovare
Consacrate nel mondo, per il mondo: non uno slogan, ma una missione. Una missione che si gioca ogni giorno, nell’ora feriale della vita, là dove Dio continua ad attendere il nostro “eccomi”.

don Guido Colombo, ssp