Home| Chi siamo| Cosa facciamo| Perchè siamo nate | Spiritualità| La nostra storia | Libreria| Fondatore|Famiglia Paolina| Preghiere |Archivio | Links | Scrivici | Area Riservata |Webmail | Mappa del sito

 

SAN J. H. NEWMAN
E LA B. VERGINE MARIA
(2)

 

Come abbiamo visto nella prima parte, Newman, ancora anglicano, manifesta una sorprendente devozione alla Beata Vergine. Da cattolico, la sua venerazione verso la Madre di Dio continua a crescere con la progressiva comprensione, accoglienza e approfondimento della mariologia cattolica. Data la sua esperienza personale, il santo tratta i temi mariani con grande sensibilità ecumenica. Anzitutto, tenendo conto dei timori e dei pregiudizi dei suoi amici anglicani, egli afferma che la devozione mariana non si interpone mai tra il credente e Dio.
«La Chiesa cattolica non permette che nessuna immagine, [...] nessun santo, nemmeno la Beata Vergine, si frappongano tra l’anima e il suo Creatore. In ogni circostanza, fra l’uomo e il suo Dio è sempre un faccia a faccia, un “solus cum solo”. Dio solo crea; Dio solo ha redento» (Apologia). «Egli solo ha la chiave della nostra anima, egli solo legge i nostri pensieri segreti, parla al nostro cuore, ci comunica perdono e forza spirituale. Solo da Lui noi dipendiamo» (Lettera a Pusey).
Newman fa un’importante distinzione tra fede e devozione. La fede, cioè il Credo, la dottrina, è «sostanzialmente una e identica fin dall’inizio». La devozione, invece, si può esprimere in diversi modi: è libera, muta secondo le epoche, i luoghi e le inclinazioni personali dei fedeli. L’esempio più significativo per illustrare questa distinzione tra fede e devozione è rappresentato da San Giuseppe.
«Chi più di lui poteva avere diritto a ricevere il primo riconoscimento da parte dei fedeli? Un santo di cui parla la Scrittura, padre putativo di Gesù, fu fin dall’inizio oggetto di una fede universale e assoluta nel mondo cristiano, eppure la devozione verso di lui è sorta relativamente tardi. Quando poi ebbe inizio, quasi cisi meravigliò che non vi si fosse pensato prima di allora; oggi noi lo troviamo immediatamente dopo la sua Sposa nell’affetto e nella venerazione del popolo».

Così scriveva nel 1865! Oggi è ancora così?

Scritti mariani

Newman non ha composto un trattato di mariologia, ma ha espresso il suo pensiero in molti scritti: lettere, sermoni, componimenti poetici, scritti spirituali, tra cui le Meditazioni per il mese di maggio. Il testo più completo e sistematico è la Lettera a Pusey del 1865. La sensibilità ecumenica e il suo metodo biblico, storico e patristico lo rendono un precursore della mariologia del Concilio Vaticano II, espressa nella Lumen Gentium. Egli vede la presenza della Beata Vergine in tutta la storia della salvezza: nel pensiero di Dio, nella vita di Gesù, nella storia della Chiesa, nella sua missione materna nei confronti di tutta l’umanità.

Lettera a Pusey

La proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, da parte di Pio IX nel 1854, suscita molti dubbi e critiche tra gli anglicani. Se ne fa portavoce il teologo Pusey nella sua opera Eirenicon nel 1864. Alla posizione anglicana formulata dal reverendo Pusey – un amico dai tempi dell’università e del Movimento di Oxford – Newman risponde con una lettera approfondita e ben documentata, definita da uno studioso moderno “un capolavoro della letteratura mariana”. Il santo espone la teologia cattolica sulla Vergine Maria ma soprattutto esprime ciò che ha studiato e insegnato, ciò che ha predicato, ciò che crede e vive con profonda devozione nei riguardi della Vergine. Il mistero dell’Immacolata Concezione è il tema centrale della lettera e di tutto l’insegnamento del neo-dottore della Chiesa, definito da Jean Guitton il Doctor Marianus del XIX secolo. Newman ha però trattato tutti i punti della mariologia, dando un contributo originale, sempre fondato sulla Sacra Scrittura, le opere dei Padri e la Tradizione della Chiesa. Un tema di grande importanza per lui, su cui ritorna frequentemente nelle sue meditazioni, è il potere di intercessione della Vergine che fonda, come sempre, su solide argomentazioni teologiche e che esprime con calore e grande affetto verso la Madre. La preghiera di Maria è della massima efficacia, data la sua santità e la sua dignità.

Maria: la Vergine potente

La missione in cielo della Vergine è di intercedere incessantemente per i fedeli e la nostra relazione con Lei è «quella di “clienti” nei riguardi di un “protettore” e, perdurando l’eterna inimicizia tra la Donna e il serpente, mentre la forza del serpente è nell’essere tentatore, l’arma della seconda Eva e Madre di Dio è la preghiera». E approfondisce:
«Ecco perché la Vergine è chiamata potente; anzi, talvolta anche onni-potente, perché ella ha, più che chiunque altro, più che tutti gli angeli e i santi, questo grande, efficace dono della preghiera. Nessuno può avvicinare l’Onnipotente come lo può sua madre; nessuno ha i suoi meriti. Il Figlio nulla le negherà di quello che lei chiede: qui sta il suo potere»
.
Lei merita pienamente i titoli delle Litanie lauretane: Virgo potens, Auxilium christianorum. Advocata nostra. Il suo non è un potere innato o per un dono personale: «è la divina Presenza che costituisce il potere di intercessione attraverso il quale noi arriviamo a Maria e Maria viene a noi».
La meditazione sulla preghiera di supplica di Maria è lo sviluppo e l’approfondimento del privilegio e dovere di ogni cristiano – tali li considerava – di pregare per gli altri. Uniti nella comunione dei santi, nel corpo mistico di Cristo, la preghiera del cristiano è efficace nella misura in cui la persona è santa e sottomessa alla volontà di Dio. Come afferma san Giovanni della Croce: «Quando Dio è amato, con grande facilità accondiscende alle domande di chi lo ama...».
In Newman, la preghiera di intercessione è una costante di tutta la sua vita di fede, guardando a Maria che ne è il modello e il più grande esempio. Egli afferma che la preghiera di supplica della Vergine è dello stesso tipo della nostra, «non diversa da noi se non per il grado e la perfezione».
«Gesù è la luce del mondo ...; – scrive il santo in una meditazione – Maria da parte sua è la stella che brilla della luce di Gesù…; la stella dei cieli cui bisogna guardare; la stella del mare, accolta con gioia da chi è in balia della tempesta: al suo sorriso lo spirito del male si eclissa, le passioni sono messe a tacere e nell’anima scende la pace.
Salve, perciò, o stella del mare: il tuo ricordo ci dà letizia. Prega per noi sempre, ai piedi del trono di grazia; difendi la nostra causa, prega con noi, presenta le nostre preghiere al tuo Figlio e Signore. Adesso e nell’ora della morte, Maria, sii tu il nostro soccorso».

Concludiamo con la splendida Candelora in cui Newman congiunge il tempo di Natale con la Pasqua: la luce è la parola chiave.

Le luci angeliche dell’alba di Natale,
che saettando attraversano il cielo,
altrove se ne vanno alla candelora:
un ultimo brillio e muoiono.

Della terra il benessere è fugace,
pur essendo opera divina;
quali funeree fiaccole per il Natale che va,
i ceri del vecchio Simeone brillano.

E ora per lunghe otto settimane e più,
noi aspettiamo in tetro grigiore
che l’alto cero spanda un fascio di luce
sul Sabato santo.

Noi aspettiamo, nel tempo penitenziale
di digiuno solenne e di preghiera;
il canto è fatto tacere e le luci si spengono lentamente
nell’aria satura di peccato.

E mentre la spada nell’anima di Maria
si fa strada, noi ci occultiamo
nel nostro cuore e le ferite contiamo
della passione nostra e dell’orgoglio.

Ma sempre, anche a Candelora spenta
e gli Alleluja finiti,
Maria è musica al nostro bisogno
e Gesù luce che ci attende.

Maria Angela S.