Coloro che si debbono occupare della vita religiosa e consigliarla sono i religiosi e le religiose. Farvi strumenti per sciogliere le difficoltà, parlando ed operando in tutti i modi. Se non c’è chi coltiva le vocazioni si perderanno e morranno per mancanza di coltivatori. Avviare alla prima comunione e al confessionale; allontanarle dai pericoli con la scuola di lavoro; più tardi forse manifesteranno le inclinazioni alla vita religiosa. I mezzi per avere vocazioni sono: La preghiera. Gesù disse: «Pregate il padrone della messe» (Mt 9,38). Dare uno sguardo al mondo: ci sono due miliardi e duecento milioni di persone. Quante suore ci vorrebbero ancora nel mondo? Sei milioni. Ve ne sono appena un milione. Le strade sono piene di bambini abbandonati, conoscono i vizi prima di conoscere la virtù, perdono l’innocenza prima di conoscerne il pregio. Pregare sempre per le vocazioni. Se una suora non ci pensasse sarebbe segno di tiepidezza; mentre l’occuparsene è segno di fervore. Preghiera nella comunione, nelle coroncine, nei rosari. Ripetere sempre questa preghiera: «O Gesù Pastore eterno delle anime nostre, manda buoni operai nella tua messe». Lavorare. Vi sono tra di voi quelle che sono a contatto con la popolazione. Coltivare quei gigli, perché nessun serpente si avvicini ad imbrattarli con la sua bava. Non c’è bisogno di molte parole, le anime che hanno tanta cura di salvare se stesse, hanno pure desiderio che le altre si salvino.
Fare piccoli corsi di esercizi spirituali qua e là, invitando le giovani che danno qualche segno. Gli esercizi sono il tempo in cui Gesù parla di più al cuore. La grazia non si vede subito, perché è come una pioggia che penetra nel cuore. In questi esercizi però non insistere troppo, ma esporre le cose chiaramente. È utile che anche la suora faccia qualche istruzione e accenni alle varie vie, negli esercizi la parola divina cade sopra tutte ugualmente, ma ciò che più fa maturare la vocazione è la cura particolare delle singole. Per voi giova molto spargere foglietti, parlare ai parroci. Le vocazioni si conoscono per l’amore che hanno alla pietà, per l’aborrimento al peccato, al mondo; se sono laboriose in casa, aiutano anche nella parrocchia. Vi sono fanciulle che sono già pastorelle in parrocchia. Che siano anche intelligenti, perché il vostro apostolato è tutto un insegnamento. Quando non c’è l’intelligenza non c’è neanche l’obbedienza. Vedere specialmente se hanno impegno per imparare. Bisogna che abbiano anche salute fisica.
Non si deve escludere nessuna vocazione per la povertà ma l’ordine, la pulizia, la virtù, l’intelligenza sono le prime doti. Quando entrano si insegni un po’ di tutto e s’incamminino nella pietà, nella vita religiosa e in prove di apostolato. Non si danno le Costituzioni alle nuove aspiranti che entrano, ma si dà loro ordinamento ed un complesso di insegnamento e formazione che portino a vivere gradatamente la vita religiosa. Per voi occorre una certa affabilità e quasi vivacità e anche saper seminare la letizia. Il noviziato deve trasformare. La maestra delle novizie deve diventare come la direttrice morale dell’Istituto. Nessuno deve dare degli ordini alle novizie. La superiora potrà darne alla maestra, la quale poi comunicherà alle novizie stesse.
L’economa ha tre uffici: quello di far venire il denaro, conservarlo bene e spenderlo religiosamente. Stabilirvi sui grandi istituti, non voglio fare un piccolo Istituto, perché avete una grande missione. Tutte le suore devono fare quello che possono: tenere una scuola di lavoro, fare catechismi, scrivere a macchina, suonare, ecc. Svilupparvi! E che non ci sia poi la gelosia, la paura che altre sappiano più di voi. Chi ha già fatto sia riconoscente a Dio, ma desideri che le aspiranti facciano ancor di più. Godere quando altre fanno meglio è carità. La gelosia del bene è diabolica, ed è elencata tra i peccati contro lo Spirito Santo. Quando c’è la formazione alla pietà, all’apostolato e non si perde tempo il Signore è contento. Insegnare l’apostolato e disporre le cose in maniera che entrando le giovani respirino subito aria di apostolato. Imparare ad essere moderne, che vuol dire essere più profonde e più pronte ai bisogni della società attuale. In pratica bisogna prendere le fanciulle non troppo giovani, se si prendono troppo giovani, l’Istituto non sarà tanto forte. Fate una scelta buona: le giovani più intelligenti, di salute e di coscienza.
Beato Giacomo Alberione |