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SAN GIUSEPPE
LO SPOSO DI MARIA
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Padre, custode ed educatore di Gesù

San Giuseppe esercita la sua paternità nel porre tutta la sua vita a servizio di quel figlio che Dio gli ha donato. È il “custode del Salvatore”, secondo il titolo dell’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II, e come ogni vero padre sa che il figlio non è sua proprietà ma proprietà di Dio che glielo ha affidato. Il suo compito è provvedere a lui, proteggerlo, educarlo, istruirlo nella legge e insegnarli un mestiere.
Si potrebbe pensare che Gesù non avesse bisogno di essere educato in quanto aveva in sé la pienezza della divinità. Ma egli ha assunto la natura umana in tutto, eccetto il peccato, come sostiene la Lettera agli Ebrei.
Inoltre l’evangelista Luca chiude il Vangelo dell’infanzia con tre affermazioni tutte e tre di primaria importanza. Dopo il ritrovamento al tempio, Gesù dodicenne «scese con loro e venne a Nazareth e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini» (Lc 2,51-52).
Entrambi i genitori compiono l’opera educativa nei riguardi del figlio il quale, proprio attraverso la sua sottomissione, accoglie il loro insegnamento e il loro esempio sviluppando in perfetta armonia la sua personalità umana. Nella casa di Nazareth

regna l’amore e l’obbedienza nel servizio reciproco, con l’unico fine di compiere la volontà del Padre celeste. Scrive papa Francesco che Gesù imparò proprio alla scuola di Giuseppe a fare la volontà del Padre e tale volontà divenne il suo cibo quotidiano (cfr. Gv 4,34).

Maestro di vita interiore

San Giuseppe vive nella casa di Nazareth insieme alla Vergine Maria e a Gesù, in contatto quotidiano col mistero di Dio. Egli sostiene la famiglia con il suo lavoro di artigiano (i Vangeli parlano di carpentiere, falegname o fabbro) aiutato da Gesù al quale insegna il suo mestiere. Dei trent’anni circa della vita a Nazareth, non conosciamo nulla, possiamo solo immaginare e intuire qualcosa. Giuseppe è l’uomo del silenzio e della sottomissione alla volontà del Signore che compie prontamente senza indugiare. Il Vangelo ci presenta solo quanto egli “fece”, ma il suo “fare” ha come fondamento la sua vita interiore e un’intensa e profonda preghiera.
I santi vedono in lui un modello e un maestro a cui ricorrere per imparare a pregare. Così scrive Giovanni Paolo II: «Poiché l’amore “paterno” di Giuseppe non poteva non influire sull’amore “filiale” di Gesù e, viceversa, l’amore “filiale” di Gesù non poteva non influire sull’amore “paterno” di Giuseppe, come inoltrarsi nelle profondità di questa singolarissima relazione? Le anime più sensibili agli impulsi dell’amore divino vedono a ragione in Giuseppe un luminoso esempio di vita interiore» (RC 27).
San Bernardo ce lo presenta come il depositario dei segreti di Dio: «Il Signore ha trovato Giuseppe secondo il suo cuore e gli ha confidato con piena sicurezza il più misterioso e sacro segreto del suo cuore. A lui ha svelato le oscurità e i segreti della sua sapienza, accordandogli di conoscere il mistero sconosciuto a tutti i principi di questo mondo». Altri santi ci invitano ad amarlo e a ricorrere a lui. Nella preghiera semplice di Bernadette c’è tutto quanto è necessario: «Fatemi la grazia di amare Gesù e Maria come vogliono essere amati. San Giuseppe, pregate per me. Insegnatemi a pregare».

«Andate da Giuseppe»

«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà» (Genesi 41,55). Questa è la risposta del faraone al popolo affamato che gli chiede pane durante la carestia. Giuseppe, figlio di Giacobbe e di Rachele, venduto dai fratelli e divenuto governatore d’Egitto, gestisce la distribuzione del grano ammassato nei depositi sfamando gli Egiziani e anche i suoi fratelli. I dottori della Chiesa vedono in lui il prototipo del padre di Gesù di cui fa intravvedere in qualche modo il ministero e la grandezza. Il primo dà il pane materiale, il secondo custodisce Maria e Gesù, il vero Pane disceso dal cielo che sazia la fame di ogni vivente: fame di amore e di misericordia, di salvezza e di vera vita.

Patrono universale

Nel corso dei secoli il padre di Gesù è stato invocato con molti titoli: protettore della famiglia, degli sposi, dell’infanzia, delle vergini, dei morenti, dei profughi. Proclamato patrono della Chiesa universale da Pio IX nel 1870 e patrono dei lavoratori nel 1955 da Pio XII, egli è tale in quanto scelto da Dio come custode di Gesù, capo della Chiesa, e di Maria, Madre della Chiesa. Difensore della Sacra Famiglia, egli continua la sua opera nei riguardi di tutti i cristiani e di ogni persona che ricorre alla sua potente intercessione. Come può Gesù rifiutare qualcosa a Giuseppe che ha sacrificato e consacrato tutta la sua vita a Lui e alla Sua Santissima Madre? Dopo la Madonna, è il santo la cui intercessione si estende a tutte le nostre necessità, sia materiali che spirituali.
Lo conferma santa Teresa d’Avila con la sua esperienza e l’autorevolezza di dottore della Chiesa. «Non mi ricordo finora di averlo mai pregato di una grazia senza averla subito ottenuta. Ed è cosa che fa meraviglia ricordare il grande favore che il Signore mi ha fatto e i pericoli di anima e di corpo da cui mi ha liberato per l’intercessione di questo Santo benedetto. Ad altri santi sembra che Dio abbia concesso di soccorrerci in questa o in quell’altra necessità, mentre ho sperimentato che il glorioso san Giuseppe estende il suo patrocinio su tutte. [...] Se la mia domanda non è tanto retta, egli la raddrizza per il mio maggior bene» (Vita 6,6-7).
Come sintesi, riprendiamo una presentazione essenziale della figura del santo fatta dal papa emerito Benedetto XVI nella visita alle Clarisse di Albano il 19 marzo 2017: «San Giuseppe, che è un uomo di Dio, un uomo osservante, un uomo pio, è anche un uomo competente, coraggioso, attivo. Sapeva decidere. Possiamo vedere quanti decisioni gravi: andare a Betlemme, in Egitto e alla fine è tornato a Nazareth.
Un uomo di decisioni chiare, di coraggio; un uomo di Dio proprio nell’essere veramente presente anche nei problemi di questa vita. San Giuseppe, lo sappiamo tutti, era uomo umile. Un uomo che ha vissuto non per apparire, ma per servire: non apparire, ma essere. San Giuseppe era un uomo di umiltà e, così, un uomo di coraggio, perché “umiltà” non è debolezza: al contrario, umiltà è coraggio di vivere per la verità, non per l’apparenza».
Terminiamo con una preghiera. L’orazione più nota è «A te, o beato Giuseppe» proposta da Leone XIII nel 1889 a conclusione dell’enciclica a lui dedicata Quamquam Pluries. Migliaia e migliaia di fedeli l’hanno recitata e imparata a memoria.
Qui scegliamo invece la breve preghiera, semplice ma profonda, che papa Francesco gli ha rivolto nella lettera apostolica Patris Corde.

Salve, custode del Redentore,
e sposo della Vergine Maria.
A te Dio affidò il suo Figlio;
in te Maria ripose la sua fiducia;
con te Cristo diventò uomo.
O Beato Giuseppe,
mostrati padre anche per noi,
e guidaci nel cammino della vita.
Ottienici grazia, misericordia e coraggio,
e difendici da ogni male. Amen.

Maria Angela S.