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IL PROFETA AGGEO

 



Il libro del profeta Aggeo, nel libro dei dodici profeti minori, occupa il decimo posto. Inizia in modo simile a quello di Zaccaria: «L’anno secondo del re Dario, il primo giorno del sesto mese, fu rivolta la parola di Dio al profeta Abdia» (cfr. Zac 1,1). Dal testo apprendiamo che questi due profeti hanno iniziato la loro missione nel post esilio e nel secondo anno del re Dario. Il nome Aggeo significa il “festoso”, questa coincidenza fa pensare che sia nato nel contesto di qualche festa ebraica. La versione greca della Bibbia (LXX) gli attribuisce alcuni salmi di lode (Sal 138; 146-149). Il libro di Esdra ricorda che Aggeo e Zaccaria incoraggiarono il popolo a ricostruire il Tempio che era stato distrutto dai babilonesi.
Il profeta Aggeo fu testimone del ritorno dei deportati e dello scontro di questi con coloro che, essendo rimasti in patria, ritenevano di essere il vero “resto di Israele”. I rimpatriati erano, invece, convinti di essere loro “il resto” genuino perché sarebbero andati a scontare le infedeltà del popolo e il Signore, tramite la presenza dei profeti Ezechiele e Geremia, era rimasto con loro in esilio.
Il profeta Aggeo, a nome del Signore, esorta il popolo e i due capi, Zorobabele per l’aspetto politico e Giosuè per quello sacerdotale alla ricostruzione del Tempio che benché già iniziata si era come bloccata. All’entusiasmo degli inizi è poi subentrata

la delusione e l’inerzia. Il libro composto di appena due capitoli presenta quattro profezie:
1. – La prima profezia (1,1-15) indirizzata al governatore Zorobabele e al sommo sacerdote Giuda, critica l’apatia del popolo che non si decideva a costruire il Tempio. Il profeta spiega che tanti dei problemi che vivevano derivavano, proprio, dal fatto che Dio e la sua casa non occupava il primo posto nei loro progetti e nelle loro priorità.
2. – La seconda profezia (2,1-9), come la quarta, usando immagini del terremoto e di eventi che accadono tra i popoli, predice che il nuovo Tempio, quello che dovevano costruire, sarebbe stato più splendido di quello di Salomone. Non tanto per la struttura esterna, ma perché sarebbe stato abitato da colui che le genti desiderano: «La gloria futura di questa casa sarà più grande di quella di una volta, dice il Signore degli eserciti; in questo luogo porrò la pace» (2,9)
3. – La terza profezia (2,10-19), caratterizzata da immagini agricole di raccolta, si sofferma sul periodo di raccolta dei materiali per la costruzione del Tempio e sul lavoro per fissarne le sue fondamenta. A partire da questa riflessione, il profeta annuncia che Dio, dinanzi a questo impegno concreto, risponderà realizzando le sue promesse di benedizioni e perdonando la loro impurità e l’inerzia nella costruzione del Tempio.
4. – La quarta profezia (Ag 2,20-23) è indirizzata a Zorobabele, figura positiva messianica perché, discendente dalla tribù di Davide. Dio lo considera suo servo e lo porrà come un suo sigillo, perché lo ha eletto.

La costruzione del Tempio

Aggeo, insieme a Zaccaria, sottolinea l’urgenza di smettere di pensare a loro stessi e di decidere la costruzione di un Tempio nuovo, come segno della presenza di Dio in mezzo a loro: «Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina?». Il richiamo della casa in rovina è, certamente, il Tempio, ma il profeta nel segno del Tempio intende parlare anche della casa che è la loro vita, del popolo che se non pone Dio al centro della vita non può stare in piedi. Senza Dio è, pure, senza identità. Aggeo, inoltre, chiarisce che la costruzione del Tempio non significa ridare vita a un passato nostalgico come qualche anziano, ricordando il Tempio di Salomone distrutto dai babilonesi, desiderava. La nostalgia del passato da voler rimettere in piedi, imprigiona le energie. Bisogna, esorta il profeta, aprirsi alla novità che Dio vuole introdurre nella loro storia concreta, avendoli riportati in patria. La costruzione del nuovo Tempio è importante perché segna le nuove basi del popolo che, ritornato dall’esilio, come da una “morte” è chiamato a vivere un tempo nuovo, che lo rende portatore di salvezza a favore di tutti i popoli. Aggeo, in sintonia con quello che dirà il Nuovo Testamento, annuncia, però, che il Tempio non si limita a essere un luogo di pietra per il culto, ma sarà il luogo in cui si realizza la comunione fra Dio e la persona umana.
Tale comunione conduce al compimento del mondo nuovo e alla pace che abbraccerà tutti i popoli. La casa di Dio costruita a Gerusalemme è, allora, una prima gemma di questo futuro nuovo, che è portatore di pace per tutti. La gloria del Signore abiterà in essa e da lì questa gloria brillerà sul mondo intero.
Nel libro di Aggeo, Dio è chiamato 14 volte «Signore degli eserciti» (Sabaoth). È un titolo divino che ricorre anche nei profeti Isaia, Geremia, Zaccaria e Malachia e descrive la sovranità di Dio e il suo potere. La definizione «Signore degli eserciti» si ritiene che, inizialmente, indicasse le potenze celesti e terrestri che posti al servizio di Dio combattono per lui. I Salmi alludono all’immagine del Signore degli eserciti (cfr. Sal 46,8. 12; 84,4). In seguito si cominciò ad indicare Dio come l’Onnipotente che conduceva gli eserciti di Israele alla guerra. In Aggeo l’espressione assume un contenuto polemico nei riguardi delle divinità astrali babilonesi e persiane. Il profeta assicura che è stato il loro Dio a riportarli nella loro terra e non gli dei pagani. Il loro Dio domina il mondo compresi gli astri che, appunto, non sono dei.

Ricominciare con coraggio e perseveranza

Il contesto di questo oracolo (Ag 2,1-23) è la festa di Sukkot o delle capanne che attira a Gerusalemme molte persone e costituisce l’occasione per motivarle alla ricostruzione del Tempio.
Finché il popolo non tornerà a porre Dio al centro dei suoi interessi resterà una comunità di “impuri”. Solo in Dio si costruisce il popolo, la nazione e anche la comunità fra le genti.
Il profeta precisa che non basta la forza e lo slancio della volontà per costruire il Tempio, bisogna, piuttosto, partire dalla certezza della fede nella promessa di Dio, la sola che sostiene il loro lavoro (2,4b). Senza Dio, invano, si affaticano i costruttori (cfr. Sal 127,1). Aggeo a nome di Dio conferma la fedeltà di Dio: «secondo la parola dell’alleanza che ho stipulato con voi quando siete usciti dall’Egitto; il mio spirito sarà con voi, non temete » (2,5).
Colpisce profondamente la conferma: “Il mio Spirito con voi”; “con voi”, proprio in una situazione di inerzia e senza orizzonti. La stabilità di Dio è indiscussa perché è garantita dall’alleanza. Il richiamo allo Spirito di Dio riprende Ezechiele 39,29 e Isaia 44,33. La sua assistenza in mezzo al popolo lo proteggerà come quando durante il cammino nel deserto era una colonna di nube che di notte li illuminava e di giorno li nascondeva ai nemici (Nm 14,14; cfr. Es 33,10). La presenza del Signore, tuttavia, si manifesterà pienamente quando il Tempio sarà ricostruito e «ricolmato della sua gloria». La profezia di Aggeo si riferisce al futuro del popolo che è oggetto della promessa di Dio, e anche il tempo dell’attesa, che, però, sarà breve: «Ancora un po’ di tempo e io scuoterò il cielo e la terra, il mare e la terraferma » (Ag 2,6). La profezia di Aggeo si apre così alla speranza la cui meta è la pace universale, quando i popoli affluiranno nella casa del Signore e, portando i loro beni, ne esalteranno la regalità. Ed ecco che Aggeo, al popolo in preda all’apatia, assicura che potranno continuare con coraggio l’opera della costruzione già iniziata, perché essa va verso un compimento che supera qualsiasi attesa umana.

La costruzione del Tempio

Il tempo passato non c’è più e la ripresa dei lavori testimonia che sta sorgendo un nuovo inizio che va verso il compimento. Il Tempio nuovo non si riduce al solo edificio umano e ai suoi inizi umili, ma il Tempio che stanno costruendo è simbolo del dono di Dio che conferma il popolo nella sua identità. Aggeo collega, così, l’istituzione del Tempio ad una prospettiva escatologica. In tal modo libera i costruttori da possibili delusioni. La costruzione del Tempio, benché umile nel suo inizio, indica l’inizio sicuro del tempo della salvezza il cui compimento èconosciuto solo da Dio. Coloro che si adoperano per la ricostruzione prendono coraggio non tanto dai risultati ottenuti, ma dalla promessa di Dio che vuole fare del suo Tempio e della città santa il luogo di incontro di tutti quelli che cercano Dio.
Significativa la conclusione dell’oracolo in 2,15-19: «Da oggi in poi vi benedirò!» che trasmette la certezza che il tempo della precarietà e dell’incertezza è superato dall’intervento di Dio che benedice, proprio oggi. “Oggi” è tempo presente qualificato che impegna a riprendere il lavoro ben sapendo che richiede tempo. Ogni oggi è un nuovo inizio da vivere con lo stesso fervore del primo oggi. Ogni giorno è sempre il primo giorno, cioè “oggi!”.
Ed esso porta con sé benedizione del Signore, che è la fecondità della sua parola e la potenza creatrice del suo Spirito. Un elemento importante è l’oracolo per Zorobabele (2,20-23) chiamato «mio servo», che è il titolo dato ai re e ai profeti e indica la sottomissione e l’intimità con Dio. Il vertice è costituito dal simbolo del «sigillo » che indica la sua preziosità agli occhi di Dio. Il «sigillo», mentre ricorda l’assistenza di Dio, svela l’autorità di questo servo nell’eseguire le decisioni divine. Zorobabele, servo di Dio, suo sigillo, è tale perché Dio lo ha eletto. Zorobabele, in realtà, scompare molto presto dalla scena storico politica, ma discendendo da Davide, rappresenta il popolo di Giuda, ritenuto destinatario della promessa messianica. Promessa il cui compimento avverrà al manifestarsi della gloria del Signore nel Tempio restaurato e nella pace universale.

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

1) Che cosa ti ricorda il richiamo a restituire a Dio il primo posto nella vita, lasciando le false priorità, che impediscono di attuarne il progetto? Leggi AD n. 158 e medita la “cambiale” conclusa dal beato don Alberione e dal beato don Giaccardo con la Trinità.

2) Aggeo assicura che il Signore, fedele al suo patto, è il Dio con loro, proprio nella precarietà, e non devono temere (cfr. Ag 1,13; 2,4- 5; Gen 28,15; Is 41,10; 43,5; Ger 30,11). Questa certezza fa parte del DNA della Famiglia Paolina. Che cosa suscita nel tuo cuore?

3) Il Tempio che stanno costruendo rimanda alla presenza di Dio in mezzo al suo popolo, che dona benedizione e pace. Nel Nuovo Testamento, Gesù è il Tempio di Dio (cfr. Gv 2,19.21; Mt 26,61; Mc 14,58; Ap 21,22), e inseriti in Gesù anche noi battezzati siamo il tempio dove abita Dio (cfr. 1Cor 3,16-17; 6,19; Ef 2,21). Che significa per me essere Tempio di Dio?

Suor Filippa Castronovo, fsp