e il cuore, cercate quindi di aggiustare bene l’interno, perché è troppo facile aggiustare solo l’esterno. b) L’Avvento deve essere preparato in spirito di fede e confidenza nel nostro Gesù Bambino. Gesù è la stessa bontà e misericordia, prepariamoci ad andare alla sua culla a chiedere tanta grazia. Avete bisogno di ricevere lumi su tutto: meditazioni, consigli, esame di coscienza, voti; tutto avete da imparare, ma notate che sui voti dovete ottenere più luce, perché essi sono un legame più stretto, la promessa di una virtù che già si possiede. Si fa voto di una obbedienza provata con anni ed anni, di una povertà provata con anni ed anni, di una castità provata con anni ed anni. Chi non arriva qui non comprende bene lo spirito di nostro Signore, perché il voto è un soprappiù che suppone già la pratica della virtù.
Abbiamo bisogno di capire molto nello studio, nei ritiri, nelle conferenze, nelle esortazioni. Abbiamo bisogno di molta luce sull’apostolato; chi lo capisce? È infinito e nulla comprendiamo. Per intenderlo bisognerebbe ascendere fino alle parole di S. Giovanni: «In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum » [Cf Gv 1,1: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio»]. Andiamo da Gesù e diciamogli: “O Maestro, che ti sei fatto Bambino perché non avessimo paura di accostarci a te, ammaestraci da quella cattedra che è la greppia”. Abbiamo bisogno di virtù; avete virtù sode? Avete bisogno di virtù interne: fede, speranza, carità, spirito di sacrificio, pentimento dei peccati, governo della mente e del cuore.
Siate raccolte, occupatevi molto di voi stesse, del vostro cuore che a volte non è tutto di Dio. Bisogna prima vedere se governate il cuore e l’interno, voglio dire se avete le virtù interiori. Vi è spesso il desiderio di vestire l’abito, ma di vestire il cuore? Se aveste una preziosa scatola, molto bella al di fuori ma vuota dentro, che ne fareste? Non è meglio averla piena di perle preziose? Riempite dunque il vostro cuore di quelle gemme preziose che sono le virtù interiori.
Andate da Gesù Bambino, il quale ha il cuore pieno di tesori, la scatolina preziosa contenente il tesoro del Padre: «In quo sunt omnes thesauri sapientiae et scientiae» [Cf Col 2,3: «Nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza]. Andate, ditegli che vi apra il cuore e prendete, prendete. Chiedete ancora al Bambino amore alla vita di pietà e di divozione. Spirito di pietà vuol dire amore alla meditazione; avete già acquistato questo amore? Amore all’esame di coscienza; l’amate, l’avete imparato bene? Amore alla Visita a nostro Signore, alla santa Comunione e alla santa Messa, con i mezzi di santificazione che il Signore vi ha procurato. Li utilizzate proprio bene? Vi sono alcune che desiderano altri mezzi; no, così non si progredisce, perché non si profitta dei mezzi che l’obbedienza presenta e gli altri, non essendo voluti da Dio, non danno sostanza. L’ortolano non va a lavorare nel campo del vicino, ma lavora il suo e lì raccoglie; fate così anche voi, seminate bene il vostro orto e raccoglierete tanto. Consideriamo ora quali danni porta il peccato e come dobbiamo piangere i nostri peccati accostandoci alla culla di Gesù Bambino.
Il peccato è offesa alla maestà divina
Chi può calcolare l’insulto che facciamo alla divina maestà con il peccato? È uno schiaffo che diamo al Bambino Gesù, e ci pare poco? Iddio, sapienza infinita, creatore di tutto, sommo bene, Dio eterno viene offeso da una creatura quando questa commette il peccato, anche se lo diciamo peccato veniale. Il peccato è un’ingratitudine somma. Dio tutto ci ha dato e noi di tutto ci serviamo per peccare: mente, cuore, volontà, forze, ecc. Che ingratitudine, prendere i doni del Signore e gettarglieli sulla schiena! Vi era un malato all’ospedale molto irritato contro la suora che con tanta carità lo curava e lo avvicinava sempre sorridente, con la preghiera sulle labbra. Un giorno la suora gli porse la minestrina, il malato la prese e gliela buttò sul viso. Noi ci sdegniamo, ma facciamo forse diverso con il nostro Padre celeste? In secondo luogo il peccato è una ribellione. Cosa fai tu, piccola creatura di Dio, quando, voltate le spalle al tuo Padre, gli dici: “Tu me lo comandi ed io non lo faccio; tu non vuoi ed io lo faccio lo stesso”. E giù una scrollata di spalle. Vero capriccio!
È cagione della morte del divin Figliuolo Gesù
Quante volte viene rinnovata la passione del nostro Signore Gesù Cristo! È inutile che andiamo considerando la tragedia avvenuta a Gerusalemme come una cosa ormai di tempi lontani, perché quella tragedia è rinnovata ogni giorno dall’uomo peccatore. Noi parliamo dei giudei come di esseri crudeli, ma quelli almeno non conoscevano Gesù, mentre noi sappiamo che è morto per noi, quindi dieci volte più ingrati noi che l’offendiamo; quelli non avevano ancora tanta istruzione, tanta grazia, ma noi dieci volte più ingrati. Essi non avevano mai fatta la Comunione, e noi invece quante volte abbiamo già ricevuto il corpo e il sangue di Gesù? Essi non avevano ancora ricevuto i frutti della redenzione, ma noi abbiamo il sacrificio del Calvario che si offre ogni giorno nella santa Messa, abbiamo Gesù sempre in mezzo a noi, abbiamo il Crocifisso, abbiamo la Visita, le prediche, abbiamo tanta luce e tanta grazia, quindi dieci volte più ingrati, perché l’abbiamo tradito, offeso ed offeso nella sua stessa casa.
Fossimo almeno andati lontani dalla casa del Padre a peccare! I peccati di pensiero hanno fatto portare la corona di spine a Gesù, i peccati di cuore hanno causato la lanciata crudele nel costato, i peccati di pigrizia la flagellazione, i peccati di occhi quante lacrime sono costati a Gesù, i peccati di gola gli hanno fatto bere il fiele e la mirra. Quanta pena hanno dato a Gesù quei «crucifige!». I tuoi discorsi vani, la premura nell’acconciarti sono stati pagati con gli sputi sul volto, la delicatezza del corpo è stata pagata con gli schiaffi e il tuo spirito di comodità con la crocifissione. I tuoi peccati pesarono sulla croce che gravava sulle spalle di Gesù. Ma non basta una volta? Dobbiamo proprio sempre rinnovare tutto questo? Beati quei santi che dopo aver offeso Gesù, rimessisi sulla retta via, non peccarono mai più: S. Pietro, S. Paolo, S. Agostino, ecc., mentre noi continuiamo dal mattino alla sera a rinnovare questi dolori! Non tratteremmo certo così la mamma, una sorella, un’amica.
È nostra spirituale rovina
Fai il peccato, ma il male è tutto per te, la rovina è della tua anima, il danno lo fai a te stessa, ti privi delle grazie del Signore, perdi i meriti, ti raffreddi sempre più nel servizio del Signore, ti meriti un purgatorio sempre più lungo e penoso e chissà, forse anche l’inferno. Chissà se troverai sempre perdono o se il Signore, stanco dei tuoi capricci, ti abbandonerà e ti lascerà sola, con il cuore indurito, senza più né perdono né pentimento: misera te! Chi potrà più sollevarti, se ti abbandona il Signore? Quanti disperdono le grazie del Signore, fino a perderle del tutto, e allora non fanno più nulla di bene. Avrebbero potuto fare tanto bene, messe in condizioni privilegiate avrebbero potuto ascendere chissà a quali gradi di santità e invece disperdono le grazie più belle e non faranno mai nulla nella vita. “Ma mi sono confessata di tutto”.
Sì, ma c’è assai differenza fra confessarsi e togliere del tutto l’attaccamento al peccato: chi è goloso, se ne può confessare, ma non comprenderà mai la povertà, chi è sensuale e sensibile non diventerà mai una figliuola spirituale. Ci si confessa, sì, ma intanto certi peccati sono così, non si rimedia. Se una ha un occhio che marcisce, va a farselo togliere e guarisce, ma intanto rimane con un occhio solo, il male è rimediato, ma l’occhio non c’è più, perché ciò che è sprecato è sprecato. Si ha un bel confessare, ma quelle gemme, quei meriti non sono stati acquistati e non si avranno più. Se una spreca la sua fanciullezza e gioventù in capricci e vanità, e a vent’anni si pente, va a confessarsi, domanda perdono e l’ottiene, ha messo a posto la coscienza, ma i meriti di quell’età preziosa, li ha acquistati con la confessione? Mai più! La fanciullezza e la giovinezza non può rifarsele, ormai le ha sprecate.
Oh, quei meriti preziosi non li avrà mai più in eterno! Il peccato è proprio la nostra spirituale rovina. Noi crediamo che la confessione rimedi tutto; sì, rimedia molte cose, ma non rifà ciò che si è perso. Vi sono però anime che in seguito a una caduta, in seguito a una vita leggera, acquistano poi tali disposizioni da ricuperare in poco tempo più di quanto avrebbero acquistato negli anni precedenti, perché mettono più impegno e migliori disposizioni. Le disposizioni necessarie a ciò sono sempre due: umiliazione e dolore e fiducia nella misericordia infinita di Gesù.
L’Immacolata che trasformò la povera Bernardetta, ignorante, incapace, in una creatura degna degli onori degli altari. Compaia, l’Immacolata nostra madre, anche ai nostri occhi e trasformi la nostra ignoranza, il nostro letamaio che è il cuore, in un fertile campo ben coltivato con buon grano e splendide uve: grano per l’ostia santa, uva per il calice divino. Figliuole, entrate in voi stesse, sperate tanta grazia in questo mese di grazie, non lasciatevi scappare l’occasione dell’Immacolata e del Natale! Crescete ogni giorno un po’ con molta umiltà e confidenza, crescete anche nell’apostolato e, andando da Gesù Bambino, riceverete i doni che il Padre celeste vi manda per mezzo suo. Avvicinatevi dunque alla madre Maria, avvicinatevi al santo Bambino che vi porta i doni del cielo.
Beato Giacomo Alberione |