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IL PROFETA ZACCARIA

 

Zaccaria significa «Dio si è ricordato». Il nome indica che il profeta mantiene viva la memoria di Dio che sempre si prende cura del suo popolo. Questo libro è caratterizzato da stili diversi che inducono a pensare al contributo di diversi autori. Il contesto è il post esilio babilonese, quindi, tra il 520 e il 518 a.C. Lo si deduce dall’incoraggiamento che l’autore (o gli autori) rivolge al popolo per ricostruire il tempio. Il libro è composto da 14 capitoli, che sono caratterizzati da visioni, messaggi e oracoli. I temi principali riguardano il richiamo alla riconciliazione tra Dio e il suo popolo, la restaurazione futura portatrice di prosperità e della benedizione di Dio verso Israele. Importante la profezia sul Messia di cui il profeta offre immagini esclusive che hanno alimentato la speranza messianica e il Nuovo Testamento intrepretano come figura di Gesù.
I capitoli 1-8 si riferiscono alla ricostruzione del tempio e all’attesa del tempo nel quale il Signore eliminerà i pastori corrotti. Questi temi sono citati abbondantemente nell’Apocalisse.
I capitoli 9-14 descrivono la restaurazione di Gerusalemme, in una battaglia escatologica definitiva. Questi temi compaiono spesso nei Vangeli. Dal libro di Zaccaria approfondiamo due testi che il Nuovo Testamento interpreta in Gesù 9,9-10 e 12,10-14.

Un re che cavalca un’asina (Zc 9,9-10)

Questi versetti collocati in mezzo ad oracoli sul tema della guerra (capitoli 1-8 e poi 11-16), aprono il cuore alla sorpresa dell’arrivo del messia/re, osannato dalle moltitudini festose. I versetti 9,9-10 fanno, perciò, da contrasto alla violenza dei capitoli che lo precedono e lo seguono. Il contrasto è importantissimo perché indica che Dio interverrà con forza per restaurare la terra e il popolo di Israele. L’ingresso del futuro re a Gerusalemme inizia, certamente, una nuova era che fa esultare.

I verbi esultare, giubilare, significano “gridare di gioia” o “urlare in acclamazione” e alludono al “tornare indietro, in tondo”, come in un movimento di danza gioiosa o di una processione, sottolineando l’acclamazione del Messia e del Signore Dio in quanto re.
Nello stesso tempo fanno emergere l’importanza del personaggio atteso e la sua eccezionale qualità. Il linguaggio militare del capitolo fa pensare a un re trionfante, che dovrebbe entrare su di un cavallo. Zaccaria, invece, mostra un re senza cavallo e, addirittura, sopra «un asino, figlio di un’asina» come a dire: proprio un asino, figlio di un’asina!
Può un re senza cavallo far scomparire i carri da Efraim, e i cavalli da Gerusalemme? La storia biblica testimonia già l’esistenza di re senza cavalli. Dio stesso ha ordinato ai re d’Israele di non moltiplicare i cavalli (cfr. Dt 17,14-16). Coloro che come Acaz e Acab disobbedirono a questo ordine finirono la loro vita tristemente e non aiutarono il popolo a vivere nella fedeltà a Dio.
Giacobbe nell’oracolo su Giuda, mostra che il re atteso cavalcherà un asinello (Gn 49,11). Al tempo dei giudici e all’inizio della monarchia altri importanti personaggi cavalcano l’asino (Gdc 5,10; 10,4; 12,14). Verso la fine del regno di Davide, il mulo/mula sostituisce l’asino (cfr. 2Sam 13,29; 18,9) e servirà per l’intronizzazione di Salomone (1Re 1,33.38.44). I profeti polemizzeranno aspramente contro il cavallo di battaglia (Dt 17,16; Is 31,1; Os 1,7; 14,4; Mi 5,9; Sal 20,8). Anche nel primo Zaccaria il cavallo è legato a immagini trionfanti e con forte dominazione violenta (cfr. Zc 1 e 6). Del cavallo, Giobbe dipinge un ritratto folgorante (Gb 39,21-25). Il cavallo simboleggia il trionfo, la potenza umana, collegata con la guerra e la violenza.
Allo stesso tempo esprime la fragilità di chi confida in sé stesso (Sal 33,17). Il Signore «Non apprezza il vigore del cavallo, non gradisce la corsa dell’uomo» (cfr. Sal 147,10). I profeti pronunciano parole sprezzanti contro quest’arma di guerra e contro coloro che ad essa si affidano: «Guai a quanti scendono in Egitto per cercare aiuto, e pongono la speranza nei cavalli, confidano nei carri perché numerosi e sulla cavalleria perché molto potente, senza guardare al Santo d’Israele e senza cercare il Signore» (Is 31,1; cfr. 30,16; Dt 17,16). La morte di Assalonne avvenne perché «cavalcava il mulo» e poiché l’animale era alto la sua testa rimase impigliata nella quercia (cfr. 2Sam 18,9-10). Il re Salomone, quando pose l’orgoglio del suo regno sui carri e i cavalli (1Re 5,6), diede inizio al suo sfaldamento.

Un re fuori dagli schemi

Il re descritto da Zaccaria appare, inoltre, senza nome né provenienza, ma di lui sono evidenziate le qualità e i gesti che compie. Per prima cosa, elimina carri da guerra e archi da combattimento e abolisce l’esercito e gli armamenti (cfr. Is 2,4). Ha un chiaro piano di governo: «annuncerà la pace alle nazioni» inaugurando un nuovo ordine di rapporti internazionali: «da mare a mare, dal fiume ai confini della terra» che corrisponde alla mappa geopolitica di allora, dal mar Morto al Mediterraneo, dall’Eufrate fin all’attuale Gibilterra.
I titoli che il profeta assegna a questo re/Messia mostrano la sua totale diversità rispetto ai re della terra: sarà giusto, vittorioso/portatore di salvezza, umile e costruttore di pace. La giustizia che amministra è sinonimo di salvezza e benedizione e la sua vittoria appartiene a Dio che lo fa vincere. E «renderà giustizia al popolo e ai poveri secondo il diritto» (Sal 72,2). Il re messianico sarà «umile», in ebraico «’anî», cioè povero, lontano dall’arroganza e dalle prevaricazioni del potere, simile, perciò, al «popolo umile e povero» (Sof 3,12). Egli resterà sempre umile e sottomesso a Dio. Il suo stile pacifico e mite lo mostra in netto contrasto con i modelli regali del tempo e – possiamo dire – di ogni tempo.

Richiamo a Zaccaria nel Vangelo di Matteo

Matteo richiama Zaccaria in due momenti importanti, uno quando Gesù dice: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11,29). Il riferimento alla profezia, benché implicito, lo si può desumere nei tratti di mitezza e umiltà che Gesù dichiara di avere. Questi tratti portano a compimento le profezie che annunciano il Messia. Tra queste anche quella di Geremia 6,16 il quale avverte che solo tornando a Dio e percorrendo la strada buona (Torah) si ritrova la pace o il “riposo”. Questa fedeltà è possibile in Gesù, il cui insegnamento è un legame (giogo) dolce e leggero che dona la comunione promessa con il regno, che, appunto, regala il riposo di Dio. Matteo esprime così una profonda sintonia con la tradizione profetica che Gesù incarna e attualizza. Nell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, Gesù realizza due profezie: la cavalcatura d’asina e l’acclamazione, come figlio di Davide, radicata anch’essa nella tradizione profetica. Gesù entra in Gerusalemme secondo le profezie e ne predispone, persino, i dettagli. La sua decisone di entrare seduto su di un asino annulla la tracotanza dei re superbi. Ed essa testimonia che Gesù compie la legge in pienezza. Un altro elemento che mostra l’influsso di Zaccaria su Matteo è quando Pilato a Gesù dice: “Sei tu il re dei Giudei?”. Gesù risponde davanti a tutti i presenti, giudei e romani: “Tu lo dici” (cfr. Mt 27,11). Non è Gesù a definirsi re come fanno i re orgogliosi ma lo proclama re proprio Pilato davanti a tutti. Questo titolo, che gli appartiene, apparirà ironicamente sulla croce.

Riferimento al profeta Zaccaria nel Vangelo di Giovanni

Giovanni applica Zaccaria 12,10 «Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto» a Gesù nel contesto della passione: «E un altro passo della Scrittura dice ancora: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”» (Gv 19,37). In Zaccaria questo passo avverte i pastori di fare attenzione ai “mercanti del gregge” cioè ai dominatori stranieri per non assumere il loro stile. L’invito a guardare al Signore a causa di colui che è stato trafitto, esorta a vivere con fiducia i cambiamenti politici che si verificano, favorendo tutto ciò che permette una rinnovata fedeltà al patto. Giovanni, però, con questo richiamo di Zaccaria esprime ciò che i Sinottici indicano quando dicono che il velo del tempio, alla morte di Gesù si squarcia da cima a fondo (Mt 27,51; Mc 15,38; Lc 23,45). Con la morte di Gesù, che realizza la Nuova Allenza nel suo sangue, le istituzioni e tradizioni religiose ebraiche giungono al loro scopo perché è Gesù che realizza una nuova via per entrare nella comunione con Dio. Gesù si lascia crocifiggere e così in Lui nuovo Tempio, il velo squarciato permette di vedere Gesù e, nello stesso tempo, dona l’accesso sicuro al Padre. Lo stesso contenuto, sia pure con prospettive diverse, è approfondito dalla Lettera agli Ebrei, che abbiamo proclamato nelle Letture feriali nelle prime settimane della Liturgia di quest’anno (cfr. Eb 9,8; 10,20).

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

1) Mostra quali tratti di Gesù l’evangelista Matteo presenta attualizzando Zaccaria 9,9-10.

2) Che cosa ti suggerisce il Gesù di Matteo, annunziato da Zaccaria e il “Venire ad me omnes” di Alberione?

3) Che cosa domandano alla tua vita le scelte di Gesù che annullano le umane arroganze, per essere sua icona vivente?

Suor Filippa Castronovo, fsp