Questi fa uccidere il duca e tre dei suoi figli; Camilla stessa deve fuggire e cercare asilo «come pellegrina e forestiera». Nel 1503, morto Alessandro VI, il nuovo papa Giulio II restituisce il ducato al figlio superstite Giovanni Maria, e Camilla può rientrare a Camerino. Ma niente è più come prima: troppo sangue versato, troppe ingiustizie e tradimenti. La santa riprende la vita nel suo monastero fino alla morte avvenuta a causa della peste il 31 maggio 1524. È proclamata beata il 7 aprile 1843 da papa Gregorio XVI e canonizzata il 17 ottobre 2010 da Benedetto XVI.
Vita spirituale
Nel 1491, suor Battista scrive l’Autobiografia o Vita Spirituale in cui narra la sua esperienza di Dio in forma di lettera, rivolta al padre spirituale. Racconta la sua giovinezza, la conversione, l’entrata e la vita in monastero dove vive una profonda esperienza mistica.
La sua spiritualità è incentrata sulla Passione di Gesù. Tutto ha «origine, principio e fondamento» un Venerdì Santo quando, bambina di otto o dieci anni, ascoltando una predica, si propone di versare ogni venerdì una lacrima per Gesù in memoria della sua Passione.
Nella quaresima del 1479, provocata ancora una volta dalla predicazione di un frate francescano, ella fa voto di «mantenere tutti i sentimenti immacolati» (voto di castità) fino a quando Dio non le manifesti chiaramente la Sua volontà ponendo però come condizione «di sentire una scintilla di quell’amore che Maria di Nazareth aveva sentito nel ricevere l’annuncio dell’angelo Gabriele».
Ascoltiamo la risposta e l’azione del Signore nel racconto di Camilla: «Cominciò la divina bontà a martellare molto più forte. E quelle vecchie voci non erano più lontane come prima, ma vicine, vicinissime. Tanto chiare ed evidenti che qualche volta mi chiusi gli orecchi con le mani per non udirle, perché in nessun modo volevo acconsentire ad esse né volevo farmi suora. Tuttavia, un venerdì, mi misi in orazione e quella volta avvenne tale conflitto e battaglia nell’anima mia dal sì al no, che in tutto il corpo per la grande agonia sudai. E il libero arbitrio, che sempre stette forte e vigoroso, allora spontaneamente, non per forza, sedendo come giudice in cattedra, emise la sentenza contro di me. E con tanto affetto e coraggio deliberai di servire Dio»
È un’esperienza straordinaria paragonabile alla conversione di sant’Agostino. In quel tempo – non ancora religiosa – Camilla si stupisce che il Signore l’ami così tanto; allora Gesù le mostra il Suo Cuore in cui è scritto a lettere d’oro: «Io ti amo Camilla». «Per darle un segno che era passato nell’anima sua, le lascia tre gigli primaverili e profumati». Rappresentano i tre elementi essenziali della sua spiritualità: l’odio per la vita mondana, una profonda umiltà di cuore e il desiderio di soffrire con e per Cristo. Entrata in monastero, Camilla corre nella via della perfezione, spinta dal suo ardente desiderio di conoscere il Signore. Lei afferma che «Dio rende capace [di comprendere cose profonde] ogni persona che veramente lo desidera e lo cerca». E Camilla, divenuta suor Battista, riceve frequenti comunicazioni e rivelazioni da parte di Dio, come racconta nei suoi scritti.
Santa Camilla e il Crocifisso
Al centro della sua vita e del suo cuore sta «Cristo e questi crocifisso», fulcro e fondamento della spiritualità francescana. Ella, donna forte e volitiva, radicale e coraggiosa, chiede al Signore di «entrare nel Sacratissimo Cuore di Gesù e di annegare nell’oceano delle sue acerbissime sofferenze». Desidera vivere ogni giorno ai piedi del Crocifisso e penetrare nel dolore della Passione di Gesù, sentendo in sé un «infocato desiderio di mal patire».
Suor Battista sintetizza tutta la sua esperienza di Dio in una frase apparentemente incomprensibile in quanto usa due termini di significato opposto: «Mi pare di poterla chiamare con tutta sincerità infelicissima felicità». È la gioia dell’unione con Dio unita alla sofferenza. Ed è quello che ha vissuto Gesù nella Sua passione: «l’unione profonda col Padre, di sua natura fonte di gioia e di beatitudine, e l’agonia fino al grido dell’abbandono». Così afferma san Giovanni Paolo II il quale sostiene che, di fronte a questo mistero, oltre l’indagine teologica, un grande aiuto ci viene dalla «teologia vissuta» dei Santi, con le luci che hanno ricevuto dallo Spirito Santo: «Non rare volte i Santi hanno vissuto qualcosa di simile all’esperienza di Gesù sulla croce nel paradossale intreccio di beatitudine e di dolore». E porta la testimonianza di Teresa di Lisieux e di Caterina da Siena. Quest’ultima asserisce che l’Unigenito Figlio «stando sulla croce era beato e dolente» (cfr. Novo millennio ineunte, 6.01.2001, 26-27).
Nel 1488, Camilla scrive I dolori mentali di Gesù Cristo nella sua Passione, considerata la sua opera più importante. In essa la santa, attingendo alla sua esperienza mistica e contemplativa, afferma che i dolori interiori del Cuore di Gesù furono molto più forti delle sofferenze fisiche.
È Gesù stesso che la guida a penetrare nel mistero della sua Passione: «Durante quel tempo – scrive nella conclusione del libro – fui introdotta, per mirabile grazia dello Spirito Santo, nel cuore di Gesù, vero e solo mare amarissimo, insondabile ad ogni intelletto angelico e umano. E mi fu mostrato che tanta differenza c’è tra chi si appaga delle pene mentali di Gesù Cristo e chi invece si appaga solo nella umanità appassionata di Cristo, quanta differenza c’è tra il vaso ricolmo di miele e il vaso che fuori è irrigato un poco da quello che sta dentro. Così, chi vuol gustare la passione di Cristo non deve andare sempre lambendo i solchi del vaso, cioè le piaghe e il sangue di Cristo, ma chi vuol saziarci, entri dentro il vaso, cioè nel cuore e mare di Gesù benedetto e sarà saziato più che non voglia».
In quegli stessi anni, la santa compone altri due scritti, il Trattato della purità del cuore, in latino, e Istruzioni al discepolo. In quest’ultimo, ella dà a un anonimo discepolo istruzioni e consigli sul suo cammino spirituale. Accogliamo due dei suoi consigli, importanti anche per noi.
Il primo è piuttosto un imperativo: «Voglio che tu domandi a Dio questa mirabile rivelazione: Egli ti sveli te stesso, ti faccia conoscere chi sei, quanto puoi, quanto sai, quanto meriti. Senza questa rivelazione nessuno mai diverrà santo. È un segreto che non si impara da altri; è chiuso nel Cuore sacratissimo di Gesù Crocifisso».
Nel secondo così ci esorta: «Cammina, corri, vola. I virtuosi camminano, i sapienti corrono, gli innamorati volano. Se puoi correre non camminare, se puoi volare non correre, perché il tempo è breve».
Maria Angela S.
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