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SANTA CAMILLA BATTISTA DA VARANO

 

I dolori interiori di Gesù

Negli ultimi decenni, c’è stato un grande interesse per santa Camilla con studi, convegni e pubblicazioni sulla sua vita, sulla sua esperienza umana e mistica e sulle sue opere di grande valore letterario oltre che spirituale. Due eventi significativi hanno suscitato tutto ciò: la sua canonizzazione nel 2010 e il quinto centenario della morte nel 2024.
Camilla nasce il 9 aprile 1458 da Giulio Cesare da Varano, duca di Camerino nelle Marche, e da una nobildonna. È figlia illegittima ma è, fin da subito, accolta ed educata a corte insieme agli altri figli del principe. Riceve una formazione umanistica con lo studio del latino, la lettura dei classici e l’apprendimento delle belle arti.
Vive una giovinezza spensierata tra i piaceri e le mondanità della vita di corte, come scrive lei stessa nell’Autobiografia: «Ornarmi e leggere le cose vane, […] suonare, cantare, ballare, pazzeggiare e altre cose giovanili e mondane […] Mi erano in tanto fastidio le cose devote e i frati e le suore che non ne potevo vedere nessuno».
Resiste a lungo alla chiamata alla vita religiosa che lei detestava, ma quando cede al suo Signore deve continuare a lottare contro il rifiuto e l’ostinazione del padre. Dopo grandi tribolazioni per quasi tre anni in cui fu «provata attraverso infermità, tentazione, minacce e carcere», Camilla può finalmente entrare tra le Clarisse di Urbino. Ha 23 anni e col nome di suor Battista vive tra le Sorelle Povere di Santa Chiara il resto della sua vita. Nel 1484, obbedendo al papa, entra con otto sorelle nel nuovo monastero di Camerino fatto restaurare dal padre, rifiutando però ogni rendita e beneficio, volendo vivere la regola di santa di Chiara in tutta la sua radicalità evangelica. Nel 1502, la sua vita è sconvolta dalla tragedia che colpisce la sua famiglia. Papa Alessandro VI scomunica il duca da Varano, lo priva dei diritti sul feudo e manda il figlio, Cesare Borgia detto il Valentino, ad assediare la città.

Questi fa uccidere il duca e tre dei suoi figli; Camilla stessa deve fuggire e cercare asilo «come pellegrina e forestiera». Nel 1503, morto Alessandro VI, il nuovo papa Giulio II restituisce il ducato al figlio superstite Giovanni Maria, e Camilla può rientrare a Camerino. Ma niente è più come prima: troppo sangue versato, troppe ingiustizie e tradimenti. La santa riprende la vita nel suo monastero fino alla morte avvenuta a causa della peste il 31 maggio 1524. È proclamata beata il 7 aprile 1843 da papa Gregorio XVI e canonizzata il 17 ottobre 2010 da Benedetto XVI.

Vita spirituale

Nel 1491, suor Battista scrive l’Autobiografia o Vita Spirituale in cui narra la sua esperienza di Dio in forma di lettera, rivolta al padre spirituale. Racconta la sua giovinezza, la conversione, l’entrata e la vita in monastero dove vive una profonda esperienza mistica.
La sua spiritualità è incentrata sulla Passione di Gesù. Tutto ha «origine, principio e fondamento» un Venerdì Santo quando, bambina di otto o dieci anni, ascoltando una predica, si propone di versare ogni venerdì una lacrima per Gesù in memoria della sua Passione.
Nella quaresima del 1479, provocata ancora una volta dalla predicazione di un frate francescano, ella fa voto di «mantenere tutti i sentimenti immacolati» (voto di castità) fino a quando Dio non le manifesti chiaramente la Sua volontà ponendo però come condizione «di sentire una scintilla di quell’amore che Maria di Nazareth aveva sentito nel ricevere l’annuncio dell’angelo Gabriele».
Ascoltiamo la risposta e l’azione del Signore nel racconto di Camilla: «Cominciò la divina bontà a martellare molto più forte. E quelle vecchie voci non erano più lontane come prima, ma vicine, vicinissime. Tanto chiare ed evidenti che qualche volta mi chiusi gli orecchi con le mani per non udirle, perché in nessun modo volevo acconsentire ad esse né volevo farmi suora. Tuttavia, un venerdì, mi misi in orazione e quella volta avvenne tale conflitto e battaglia nell’anima mia dal sì al no, che in tutto il corpo per la grande agonia sudai. E il libero arbitrio, che sempre stette forte e vigoroso, allora spontaneamente, non per forza, sedendo come giudice in cattedra, emise la sentenza contro di me. E con tanto affetto e coraggio deliberai di servire Dio»
È un’esperienza straordinaria paragonabile alla conversione di sant’Agostino. In quel tempo – non ancora religiosa – Camilla si stupisce che il Signore l’ami così tanto; allora Gesù le mostra il Suo Cuore in cui è scritto a lettere d’oro: «Io ti amo Camilla». «Per darle un segno che era passato nell’anima sua, le lascia tre gigli primaverili e profumati». Rappresentano i tre elementi essenziali della sua spiritualità: l’odio per la vita mondana, una profonda umiltà di cuore e il desiderio di soffrire con e per Cristo. Entrata in monastero, Camilla corre nella via della perfezione, spinta dal suo ardente desiderio di conoscere il Signore. Lei afferma che «Dio rende capace [di comprendere cose profonde] ogni persona che veramente lo desidera e lo cerca». E Camilla, divenuta suor Battista, riceve frequenti comunicazioni e rivelazioni da parte di Dio, come racconta nei suoi scritti.

Santa Camilla e il Crocifisso

Al centro della sua vita e del suo cuore sta «Cristo e questi crocifisso», fulcro e fondamento della spiritualità francescana. Ella, donna forte e volitiva, radicale e coraggiosa, chiede al Signore di «entrare nel Sacratissimo Cuore di Gesù e di annegare nell’oceano delle sue acerbissime sofferenze». Desidera vivere ogni giorno ai piedi del Crocifisso e penetrare nel dolore della Passione di Gesù, sentendo in sé un «infocato desiderio di mal patire».
Suor Battista sintetizza tutta la sua esperienza di Dio in una frase apparentemente incomprensibile in quanto usa due termini di significato opposto: «Mi pare di poterla chiamare con tutta sincerità infelicissima felicità». È la gioia dell’unione con Dio unita alla sofferenza. Ed è quello che ha vissuto Gesù nella Sua passione: «l’unione profonda col Padre, di sua natura fonte di gioia e di beatitudine, e l’agonia fino al grido dell’abbandono». Così afferma san Giovanni Paolo II il quale sostiene che, di fronte a questo mistero, oltre l’indagine teologica, un grande aiuto ci viene dalla «teologia vissuta» dei Santi, con le luci che hanno ricevuto dallo Spirito Santo: «Non rare volte i Santi hanno vissuto qualcosa di simile all’esperienza di Gesù sulla croce nel paradossale intreccio di beatitudine e di dolore». E porta la testimonianza di Teresa di Lisieux e di Caterina da Siena. Quest’ultima asserisce che l’Unigenito Figlio «stando sulla croce era beato e dolente» (cfr. Novo millennio ineunte, 6.01.2001, 26-27).
Nel 1488, Camilla scrive I dolori mentali di Gesù Cristo nella sua Passione, considerata la sua opera più importante. In essa la santa, attingendo alla sua esperienza mistica e contemplativa, afferma che i dolori interiori del Cuore di Gesù furono molto più forti delle sofferenze fisiche.
È Gesù stesso che la guida a penetrare nel mistero della sua Passione: «Durante quel tempo – scrive nella conclusione del libro – fui introdotta, per mirabile grazia dello Spirito Santo, nel cuore di Gesù, vero e solo mare amarissimo, insondabile ad ogni intelletto angelico e umano. E mi fu mostrato che tanta differenza c’è tra chi si appaga delle pene mentali di Gesù Cristo e chi invece si appaga solo nella umanità appassionata di Cristo, quanta differenza c’è tra il vaso ricolmo di miele e il vaso che fuori è irrigato un poco da quello che sta dentro. Così, chi vuol gustare la passione di Cristo non deve andare sempre lambendo i solchi del vaso, cioè le piaghe e il sangue di Cristo, ma chi vuol saziarci, entri dentro il vaso, cioè nel cuore e mare di Gesù benedetto e sarà saziato più che non voglia».
In quegli stessi anni, la santa compone altri due scritti, il Trattato della purità del cuore, in latino, e Istruzioni al discepolo. In quest’ultimo, ella dà a un anonimo discepolo istruzioni e consigli sul suo cammino spirituale. Accogliamo due dei suoi consigli, importanti anche per noi.
Il primo è piuttosto un imperativo: «Voglio che tu domandi a Dio questa mirabile rivelazione: Egli ti sveli te stesso, ti faccia conoscere chi sei, quanto puoi, quanto sai, quanto meriti. Senza questa rivelazione nessuno mai diverrà santo. È un segreto che non si impara da altri; è chiuso nel Cuore sacratissimo di Gesù Crocifisso».
Nel secondo così ci esorta: «Cammina, corri, vola. I virtuosi camminano, i sapienti corrono, gli innamorati volano. Se puoi correre non camminare, se puoi volare non correre, perché il tempo è breve».

Maria Angela S.