Home| Chi siamo| Cosa facciamo| Perchè siamo nate | Spiritualità| La nostra storia | Libreria| Fondatore|Famiglia Paolina| Preghiere |Archivio | Links | Scrivici | Area Riservata |Webmail | Mappa del sito

 

UNA VOCE DAL PROFONDO

 

I luoghi che in questo tempo estivo andremo a visitare per Esercizi Spirituali, vacanze o pellegrinaggi, sono tesori di natura, arte, bellezza ma anche di storia e, se li ascoltiamo in profondità, ci raccontano di epoche passate. Nel sottosuolo c’è una crepa che squarcia l’Italia, dalla Sicilia al Friuli: quella dei terremoti.

Paolo Rumiz decide di camminare lungo quella crepa e nel libro “Una voce dal profondo” pubblicato da Feltrinelli, ci racconta del suo viaggio nelle fondamenta del paese. Un inferno di crateri, miniere, linee di faglia e fondali marini che rivelano il rovescio del mondo, della nostra Italia, di noi stessi.
Una narrazione che raccoglie miti e folklore da Selinunte al Santuario di Oropa sulle Alpi, incontrando l’ombra di grandi madri, sibille e madonne, e che ha per baricentro Napoli, metropoli sotterranea per eccellenza, dove il confine tra il mondo di sopra e quello di sotto è sottilissimo e le stratificazioni della storia si fanno più vive. È lì che Rumiz, attingendo a piene mani da scienziati, poeti, musicisti e antropologi, approfondisce la sua ricerca e delinea un approccio “geologico” all’identità della nostra nazione.

Come mai chi vive all’ombra del Vesuvio ha un modo più scanzonato e ironico di reagire di fronte ai problemi rispetto a quello più serioso e cupo di chi vive all’ombra dell’Etna? I secoli che scorrono registrano una serie di immigrazioni di stupefacente varietà etnica. Un mondo di Siriaci, Ebrei Nordafricani, Longobardi, Albanesi, Arabi, Siculi e ovviamente Greci che arricchirono il nostro DNA e contribuirono a fare dell’Italia uno dei paesi più sanguemisto al mondo.

Dai Campi Flegrei al Carso si ode quel tuono in “do minore” che stabilmente abita la spina dorsale dell’Italia che, se in passato non si sapeva, ora si preferisce sottacere.

Rosaria G.