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MARIA
NELLA SUA VITA GLORIOSA

 

Nella meditazione che segue il Beato Alberione ci ricorda che «In Paradiso… si possiede Dio; ma non tutti allo stesso modo, benché tutti siano pienamente felici (…). Maria, che è la più ricca di meriti, possiede e gode Dio in grado più perfetto» (Vita di Maria, Vol. II pp. 140-148).

Maria SS. ebbe una triplice vita: visse nel pensiero di Dio e sulle labbra dei Profeti; condusse la vita naturale, che si calcola dai 65 ai 75 anni; vive in cielo e nel cuore dei suoi devoti. Che cos’è il cielo? È il premio di coloro che lavorano; la ricompensa, la corona di giustizia per coloro che avranno combattuto per il Signore: corona justitiae.

1. In cielo si vede, si possiede, si gode Dio.

La vita di Maria in cielo è come quella dei beati comprensori, con la differenza che Ella vede, possiede, gode Dio in modo assai più perfetto. In cielo si vede Dio. Il nostro occhio vede quando c’è luce, perché questo è il mezzo di visione, tolto il quale, anche se il nostro occhio è aperto, non vede nulla. In Paradiso sarà Dio stesso la luce dell’anima nostra, la quale acquisterà il potere di vedere le cose spirituali.
Justi fulgebunt sicut sol in regno Patris
: I giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre (Mt 13,43).
Allora vedremo il Signore qual è: Videbimus eum sicuti est (Gv 3,2). I beati, dice S. Agostino, vedono Iddio senza interruzione, lo conoscono senza tema d’andar soggetti ad illusioni, l’amano senza pericolo d’offenderlo, lo lodano senza mai stancarsi: Videtur Deus sine intermissione, cognoscitur sine errore, amatur sine offensione, laudatur sine fatigatione.
E quale è il mezzo per vedere Dio in cielo? Non più la luce naturale, ma Dio stesso. In lumine tuo videbimus lumen: Nel tuo lume noi vedremo la luce (Salmi 35,10). Lucerna ejus est Agnus. Et ambulabunt gentes in lumine ejus: La sua lucerna è l’Agnello. E sul suo lume, le genti cammineranno (Ap 21,23- 24).
Al presente, dice S. Paolo, «noi vediamo come in uno specchio, in modo enigmatico, ma allora vedremo Dio faccia a faccia; ora conosco parzialmente, ma allora conoscerò come io sono conosciuto (1Cor 13,12).

Però vi è differenza tra anima e anima: la visione beatifica è in proporzione del merito. La SS. Vergine ebbe il maggior merito che si possa immaginare, perché fu piena di grazia. Più d’ogni angelo e santo, Ella penetra i misteri di Dio. Oh, la luce che si svela a Maria Santissima! Ciò che determina la forza del nostro occhio a veder Dio, è il merito in generale. Ma il merito che fa vedere di più è il merito della fede. Vedrà meglio Iddio chi avrà creduto e avrà cercato di conoscerlo meglio sulla terra. Il Signore si manifesterà di più alle anime che hanno avuto una fede più viva: «Ti sia fatto come hai creduto» (Mt 8,13). Come si acquista lo spirito di fede? Con l’esercizio e con il chiederlo a Dio per mezzo della preghiera. Chi sa meditare ed ascoltare la parola di Dio, progredisce nella fede; così chi fa frequenti atti di fede, recita bene il Credo, crede alla Chiesa, si affida a Lei come un bimbo alla madre. Nessuno certamente ebbe maggior fede di Maria SS.: Beata, quae credidisti! Beata te che hai creduto! (Lc 1,45). Nessuno quindi s’inabissa in cielo nella conoscenza di Dio come la Vergine SS.

2. Il Paradiso è possesso di Dio.

Sulla terra si hanno tanti beni: son tutti mezzi che il Signore ci concede per servirlo più fedelmente e per acquistarci meriti per il Paradiso. Ma il vero, unico sommo bene è Dio. In Lui sono racchiusi tutti i beni, tutte le perfezioni e in un modo infinito Grande è il Signore, dice il regale Profeta, e oltremodo degno di ogni lode, e la sua grandezza non ha limiti: Magnus Dominus et laudabilis nimis, et magnitudinis ejus non est finis (Salmi 144,3). Chi mai investigherà le sue meraviglie? Quis investigabit magnalia ejus? (Eccl 18,3). Chi potrà descrivere la ricchezza di un’anima che possiede Dio? Nel cielo trova il suo pieno compimento la preghiera di Gesù al Padre: «Fa’ che siano tutti una sola cosa, come tu sei in me, o Padre, ed io in te; ché siano anch’essi una sola cosa in noi» (Gv 17,21). Dio è tutto in tutti i suoi eletti per spiegar in essi tutta la sua potenza, affinché vi sia la vita, la salute, la virtù, l’abbondanza, la gloria, l’onore, la pace e ogni bene. «Chi giungerà a comprendere, esclama San Bernardo, la moltitudine e l’immensità dei godimenti racchiusi in queste due parole: Dio è tutto in tutti? Egli è la pienezza della luce per l’intelligenza, il perfetto possesso di ogni bene per la volontà, l’eternità per la memoria. O Verità! o carità! o eternità! O Trinità beata, e che rendi beato, dietro di te sospira la miserabile mia trinità (intelligenza, volontà, memoria), perché è sventuratamente da te lontana.
Sperate in Dio ed ogni errore svanirà dalla vostra intelligenza; la vostra volontà cesserà di ogni resistenza; ogni terrore si partirà dalla vostra memoria, ed una luce ammirabile, una serenità perfetta, una sicurezza eterna, nostra gioia e nostro voto, ne prenderanno il luogo. Dio in quanto è verità farà la prima meraviglia, in quanto è carità opererà la seconda, in quanto è Somma Potenza produrrà la terza». In Paradiso quindi si possiede Dio; ma non tutti allo stesso modo, benché tutti siano pienamente felici. Stella a stella differt in claritate: Fra stella e stella v’è differenza di splendore (1Cor 15,41). Ciò che costituisce la diversa capacità del possesso di Dio sono i meriti. Chi è più ricco di meriti, è anche più capace di possedere Dio. Maria, che è la più ricca di meriti, possiede e gode Dio in grado più perfetto. E qual è il merito più idoneo a possedere Dio? È l’uniformità alla divina volontà. Consideriamo Dio come nostro ultimo fine: stacchiamoci dalla terra e cerchiamo di amare sempre più il Signore. Se ameremo Iddio sopra ogni cosa fin d’ora andremo certamente poi a goderlo in Paradiso, perché la carità non verrà mai meno: caritas nunquam excidit (1Cor 13,8).

3. Il Paradiso è gaudio in Dio.

«Entra nel gaudio del tuo Signore» (Mt 25,23). Iddio si darà a ciascuno degli eletti affinché ne godano. L’anima è invitata a partecipare alla stessa felicità di Dio, il quale come ci diede l’essere, così ci dà la sua gloria. I beati in cielo contemplano la maestà di Dio, godono delle sue delizie; l’ammirano, lo lodano, lo amano. Il gaudio di Maria è il più pieno. Più di tutti i beati comprensori, Ella gode la pace, la gloria, la gioia di stare con Dio. S. Agostino descrive assai bene quanto sia grande il gaudio degli eletti. Nel cielo non si trova traccia di mali e vi abbondano tutti i beni; là si inneggia a Colui che è tutto in tutti. Fortunati coloro che abitano nella tua casa, o Signore, essi ti loderanno sempre! (Salmi 83,5). Gli eletti attendono a lodare Dio. Là soltanto è la gloria vera, dove non vi è pericolo di adulazione verso chi è lodato, né di errore da parte di chi loda. Nel cielo è il vero onore che non è negato a nessuno di coloro che se lo meritano e che viene dato solo a chi ne è degno.
In cielo vi è il sommo della felicità, la gloria suprema, la gioia infinita, l’affluenza di tutti i beni. E come non abbevererete voi, o Signore, d’un torrente di piacere i vostri eletti, esclama S. Bernardo, voi che avete sparso l’olio della vostra misericordia sugli stessi vostri crocifissori? Affrettiamoci dunque ad entrare in quella reggia, dice S. Paolo: Festinemus ergo ingredi in illam requiem (Eb 4,11). Chi mai potrà descrivere la felicità dei beati? «Quali sono le vostre delizie, o amanti di Dio? domanda S. Agostino. Voi vi dilettate nell’abbondanza della pace. Il vostro oro è la pace, il vostro argento la pace, i vostri poderi la pace, la vostra vita la pace, il vostro Dio la pace, tutto ciò che desidererete sarà pace. Ivi il vostro Dio sarà per voi ogni cosa, ve ne ciberete per non aver fame, ve ne abbevererete per non aver sete, sarete da lui illuminati per non divenire ciechi, sarete sorretti perché non cadiate. Egli vi possederà e voi possederete lui interamente». Se tanto è il gaudio, già sulla terra, di alcune anime privilegiate, favorite di grazie singolarissime, che cosa si dovrà dire delle anime dei beati comprensori? Lassù vi è qualcosa di ben più grande: si sarà completamente inabissati in Dio.
L’anima di un bimbo, morto subito dopo il battesimo, avrà più felicità, più gaudio di coloro che sulla terra si dicono felici. Maria SS. supererà, anche in questo, tutti... Quanto più un’anima è devota sopra la terra, tanto più parteciperà al gaudio di Dio. Ora la pietà di Maria fu la più perfetta. Che belle adorazioni, quali suppliche, quali aspirazioni al Signore! Erano gemiti di colomba che partivano dal suo petto e si elevavano a Dio.
Quali atti d’amore fece Maria nel presepio, nell’adorazione del suo Dio e Figlio! E nella casetta di Nazaret? Ben a ragione la liturgia afferma che gli angeli, ammirati, accorrevano a quella piccola casa, per imparare dai celesti suoi abitatori come si prega e come si adora Dio. Maria fu il più sublime esempio di anima orante, e per questo ora in cielo gode Dio nel modo più perfetto. Bisogna che abbiamo molta pietà. Pietas ad omnia utilis est: La pietà è utile a tutto (1Tim 4,8.). La nostra pietà assomiglia a quella di Maria? Dobbiamo dedicare alla pietà il tempo più bello. Siamo fedeli nell’adempiere le pratiche di pietà? Le facciamo sempre con fervore? Domandiamo a Maria il suo spirito di pietà. Pensiero di S. Anselmo. L’amore di Maria verso di noi non è cessato né è venuto meno dopo la sua assunzione al cielo. Ivi è anzi molto cresciuto perché ora vede di più le miserie umane. Poveri noi, se Maria di lassù non ci amasse, non pregasse per noi!

Beato Giacomo Alberione