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LIETE NEL SIGNORE!

 

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Carissime Annunziatine,

quest’anno il tema degli Esercizi Spirituali è incentrato sulla Lettera ai Filippesi, prima comunità fondata da san Paolo in Europa. Il testo paolino invita alla gioia in Cristo e alla coraggiosa testimonianza del Vangelo di Gesù. Paolo scrive con un tono tenero e delicato ad una comunità a cui è molto affezionato. In altre lettere il tono dell’Apostolo delle Genti è più aspro. Tuttavia non è corretto dire che ama questa comunità più delle altre. Paolo si rapporta sempre in modo paterno verso le chiese a cui scrive (e non solo nei loro riguardi), diversi sono i toni perché dissimili sono le situazioni delle varie comunità e differenti le situazioni in cui si trovano le chiese nel momento in cui l’apostolo scrive. Un padre che con forza rimprovera un adolescente, ama il figlio come quando accarezza un bambino che ancora non cammina. Se un genitore rimprovera i capricci di un piccolo gli vuole bene come quando incoraggia il figlio più grande ma timoroso di iniziare a fare le prime esperienze da solo. L’amore fa crescere i figli. La misura dell’amore è nel bene che risulta fruttuoso per il figlio, non solo nell’affetto che si sente nel cuore. Per questo incoraggiamenti, rimproveri, carezze o anche le punizioni sono segni diversi dello stesso amore quando fanno crescere i figli. L’arte sta nell’usarli bene e al tempo opportuno. San Paolo ama i Galati quanto i Filippesi, è affezionato ai Corinti quanto ai Tessalonicesi. Le lettere sono diverse perché sono diverse le situazioni, ma per tutti desidera che crescano nella fede nel Vangelo che ha loro annunciato e maturino nell’amore a Cristo che sorpassa ogni conoscenza e ogni cosa di questo mondo.

Rendo grazie a Dio e vi ricordo sempre

“Vivere Paolo oggi” – come il Primo Maestro spesso raccomanda – significa che i suoi scritti sono vivi anche oggi e che li dobbiamo sentire come se fossero indirizzati a noi adesso. Per questo è bene leggere questa lettera di seguito, come se Paolo scrivesse oggi a noi nella situazione in cui ci troviamo. Con questo testo è più facile poiché san Paolo è più affettuoso, ma in realtà è sempre molto esigente: vuole che siamo santi e niente di meno.

La prima cosa che l’Apostolo ricorda è considerare i fratelli nella fede (...e nella vita consacrata) come un dono di cui ringraziare Dio. «Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi» (Fil 1,3). Talvolta ci riesce un po’ difficile con qualcuno ... eppure siamo compagni di viaggio verso la stessa meta.Più avanti ricorda che continuamente prega affinché i suoi figli spirituali crescano nella carità, nella conoscenza e nel discernimento spirituale. «E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo» (Fil 1,9-10).
Se noi ringraziamo Dio solo del dono delle sorelle e dei fratelli, ma poi non desideriamo anche la loro crescita spirituale, non vogliamo loro bene a sufficienza. Chi ama vuole che l’amato cresca nell’amore. Qualsiasi genitore vuole che i figli crescano fisicamente ma anche nell’affetto, e che non si dimentichino di chi li ha generati. Anche se oggi (come in passato del resto) sembra che ci si preoccupi solo del benessere fisico ed economico. Paolo dimostra il suo amore pregando e desiderando che i cristiani di Filippi crescano nella carità (che significa amare Dio e il prossimo), ma anche nella conoscenza (che significa essere adulti nella fede, capaci di nutrirsi non solo di latte spirituale) e nel pieno discernimento (cioè saper discernere e non solo di essere guidati nella fede).

Medesimo sentire, stessa carità

Paolo con la sua parola e la sua testimonianza ricorda che il suo primo desiderio è che Cristo sia annunciato in ogni modo: questo è per lui motivo di gioia (e dovrebbe esserlo anche per noi). Ma non si accontenta: vuole anche che questo annuncio divenga fruttuoso non solo nell’ascolto di ciascuno, ma anche nella viva testimonianza di chi partecipa della Comunione Eucaristica. «State saldi in un solo spirito e che combattete unanimi per la fede del Vangelo» (Fil 1,27). Dobbiamo diventare un solo corpo, saldo nella fede e coraggioso nel testimoniare. Non esiste un cristianesimo fatto di singoli.
La prova che veramente si è accolta la parola di salvezza e la fede in Cristo si vede quando coloro che partecipano della stessa Eucarestia vivono in comunione di spirito ed hanno gli stessi sentimenti (cfr. Fil 2.1-2).
A partire da questa disposizione di vita Paolo suggerisce consigli per il comportamento dei cristiani: rimanere unanimi e concordi; non fare nulla per rivalità; con tutta umiltà considerare gli altri superiori a sé; cercare anche l’interesse degli altri... (cfr. Fil 2,3ss). Vale la pena sottolineare questa espressione: «Fate tutto senza mormorare e senza esitare» (Fil 2,14).
Senza mormorare ricorda l’atteggiamento degli ebrei nel deserto. Esso è conseguenza del non aver avuto coraggio a sufficienza per entrare subito nella terra promessa e dover fare un viaggio molto più lungo (40 anni) ... poi ci si lamenta delle fatiche soprattutto quando si perde di vista la meta del cammino. Il mormorare indebolisce il gruppo e fa incrinare la comunione. Paolo lo unisce strettamente a “senza esitare”, cioè ad un atteggiamento di coraggio degli adulti. Sono i deboli e i piccoli che mancano di fortezza, che esitano, che vedono il futuro come faticoso o impossibile da realizzare.
Il cristiano ricolmo di Spirito Santo non ha paura di nulla, perché unito a Cristo non è mai solo contro il nemico. Per il resto... «Siate sempre lieti nel Signore » (Fil 3,1; 4,4) senza scoraggiamenti. Infine san Paolo ci invita a continuare con fiducia: «dal punto a cui siamo arrivati, insieme procediamo» (Fil 3,16). La fede di una comunità viva prosegue nel cammino intrapreso. Non parte da zero, ma va avanti nel camminare verso la meta che è la salvezza delle anime: delle nostre e degli uomini di oggi.

Don Gino