La prima cosa che l’Apostolo ricorda è considerare i fratelli nella fede (...e nella vita consacrata) come un dono di cui ringraziare Dio. «Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi» (Fil 1,3). Talvolta ci riesce un po’ difficile con qualcuno ... eppure siamo compagni di viaggio verso la stessa meta.Più avanti ricorda che continuamente prega affinché i suoi figli spirituali crescano nella carità, nella conoscenza e nel discernimento spirituale. «E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo» (Fil 1,9-10).
Se noi ringraziamo Dio solo del dono delle sorelle e dei fratelli, ma poi non desideriamo anche la loro crescita spirituale, non vogliamo loro bene a sufficienza. Chi ama vuole che l’amato cresca nell’amore. Qualsiasi genitore vuole che i figli crescano fisicamente ma anche nell’affetto, e che non si dimentichino di chi li ha generati. Anche se oggi (come in passato del resto) sembra che ci si preoccupi solo del benessere fisico ed economico. Paolo dimostra il suo amore pregando e desiderando che i cristiani di Filippi crescano nella carità (che significa amare Dio e il prossimo), ma anche nella conoscenza (che significa essere adulti nella fede, capaci di nutrirsi non solo di latte spirituale) e nel pieno discernimento (cioè saper discernere e non solo di essere guidati nella fede).
Medesimo sentire, stessa carità
Paolo con la sua parola e la sua testimonianza ricorda che il suo primo desiderio è che Cristo sia annunciato in ogni modo: questo è per lui motivo di gioia (e dovrebbe esserlo anche per noi). Ma non si accontenta: vuole anche che questo annuncio divenga fruttuoso non solo nell’ascolto di ciascuno, ma anche nella viva testimonianza di chi partecipa della Comunione Eucaristica. «State saldi in un solo spirito e che combattete unanimi per la fede del Vangelo» (Fil 1,27). Dobbiamo diventare un solo corpo, saldo nella fede e coraggioso nel testimoniare. Non esiste un cristianesimo fatto di singoli.
La prova che veramente si è accolta la parola di salvezza e la fede in Cristo si vede quando coloro che partecipano della stessa Eucarestia vivono in comunione di spirito ed hanno gli stessi sentimenti (cfr. Fil 2.1-2).
A partire da questa disposizione di vita Paolo suggerisce consigli per il comportamento dei cristiani: rimanere unanimi e concordi; non fare nulla per rivalità; con tutta umiltà considerare gli altri superiori a sé; cercare anche l’interesse degli altri... (cfr. Fil 2,3ss). Vale la pena sottolineare questa espressione: «Fate tutto senza mormorare e senza esitare» (Fil 2,14).
Senza mormorare ricorda l’atteggiamento degli ebrei nel deserto. Esso è conseguenza del non aver avuto coraggio a sufficienza per entrare subito nella terra promessa e dover fare un viaggio molto più lungo (40 anni) ... poi ci si lamenta delle fatiche soprattutto quando si perde di vista la meta del cammino. Il mormorare indebolisce il gruppo e fa incrinare la comunione. Paolo lo unisce strettamente a “senza esitare”, cioè ad un atteggiamento di coraggio degli adulti. Sono i deboli e i piccoli che mancano di fortezza, che esitano, che vedono il futuro come faticoso o impossibile da realizzare.
Il cristiano ricolmo di Spirito Santo non ha paura di nulla, perché unito a Cristo non è mai solo contro il nemico. Per il resto... «Siate sempre lieti nel Signore » (Fil 3,1; 4,4) senza scoraggiamenti. Infine san Paolo ci invita a continuare con fiducia: «dal punto a cui siamo arrivati, insieme procediamo» (Fil 3,16). La fede di una comunità viva prosegue nel cammino intrapreso. Non parte da zero, ma va avanti nel camminare verso la meta che è la salvezza delle anime: delle nostre e degli uomini di oggi.
Don Gino |