Home| Chi siamo| Cosa facciamo| Perchè siamo nate | Spiritualità| La nostra storia | Libreria| Fondatore|Famiglia Paolina| Preghiere |Archivio | Links | Scrivici | Area Riservata |Webmail | Mappa del sito

 

IL PROFETA SOFONIA

 

Il libro inizia così: «Parola del Signore che fu rivolta a Sofonia» (Sof 1,1). Il profeta visse alla fine del sec. VII a.C ed esercitò il suo ministero profetico in prossimità della grande riforma religiosa del re Giosia (cfr. 2Re 22-23), del quale condivide la critica ai culti pagani praticati a Gerusalemme (1,4-5). È pure il tempo del giovane Geremia e forse anche di Abacuc. Come altri profeti si rivolge anche contro le altre nazioni idolatriche. Sofonia è convinto che l’infedeltà del popolo minaccia la stessa esistenza del Regno, come avvenne per il Nord, conquistato dagli Assiri. Il contesto storico e religioso inguaribile non lo demoralizza. E pur nel buio profondo, Sofonia intravvede una sicura via di uscita che lo rende cantore della speranza. Il suo nome significa “Il Signore ha protetto, ha custodito” o anche “il Signore nasconde”. Questo duplice significato rende ragione della sua profezia. Sofonia, mentre interpreta la manifestazione dell’ira di Dio come percezione del “Suo nascondimento”, allo stesso tempo afferma e assicura che Dio protegge il popolo credente custodendone l’esistenza. Questa certezza è fonte di gioia e speranza incrollabile Il libro di Sofonia comprende quattro sezioni:
A. Si apre con l’annuncio del giorno dell’ira di Dio (dies irae) a causa del male che inonda la terra. Sarà un giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio (1,2-2,3).
B. L’invettiva continua contro le nazioni. La missione del profeta riguarda il popolo di Dio e tutti i popoli che fomentano l’ingiustizia e che lui conosce (2,4-15).
C. Minaccia contro Gerusalemme (3,1-8).
D. Infine, il libro si chiude con promesse prodigiose: il perdono di Dio, il nuovo popolo di Dio che nasce dalle rovine di Gerusalemme. La figlia di Sion, simbolo di questo nuovo popolo (3,9-20). Lo schema permette di ammirare la bellezza di questo piccolo libro. Il terrificante “dies irae” che apre il libro si converte in speranza gioiosa perché “il Signore è in mezzo a te”.

Il “dies irae”

L’ira di Dio è contro Giuda, Gerusalemme (1,2-18) e l’universo: uomini e bestie, uccelli del cielo e pesci del mare. I malvagi inciamperanno e sarà eliminato l’uomo dalla terra (cfr. v. 3). La peccaminosità umana si riversa senza scampo sulla natura ed essa genera l’ira del Signore, che viene a distruggere il male che c’è nel mondo e deturpa la creazione (cfr. 3,17; Ger 12,4; Os 4,1-3; Rom 1,8; 8,20-21). Questo terribile lamento ha ispirato l’inno medievale “Dies Irae” che fino al secolo scorso si usava nella liturgia dei defunti. C’è l’idea di una contro-creazione, sul tipo del diluvio che Dio scatenò sulla terra per purificarla. Il testo si rivolge alle persone orgogliose, sicure di possedere tutto e di non aver bisogno di nessuno: «Neppure il loro argento, neppure il loro oro potranno salvarli » (cfr. 1,18). Il “giorno dell’ira” è provocato dall’idolatria, dal sincretismo religioso e dall’indifferenza verso Dio e gli altri. Di qui l’invito a placare l’ira di Dio, il pentimento e il ritorno. Lo esprimono i verbi: “radunatevi”, “raccoglietevi”, “cercate il Signore” ed i termini “la sua giustizia”, “l’umiltà”. Sofonia, al popolo convinto che Dio sia assente (1,12), ricorda che è, invece, in mezzo a loro (cfr. anche Ger 14,9) e, quando lo deciderà, si alzerà nell’aula del suo tribunale per testimoniare contro la terra.
La risposta finale sarà il perdono. Dio, dopo aver eliminato i corrotti, farà nascere il nuovo popolo, umile e povero, che gioisce in Lui.

Lascerò un “resto” umile e “povero”

Come già osservato, gli oracoli di minaccia (1,1-3-8) si concludono con il messaggio di speranza (3,9-17). La speranza richiama il significato del nome Sofonia che è “Dio protegge”. Questa speranza inonda Gerusalemme e, con lei, tutti i popoli. Il profeta inveisce contro Gerusalemme che non ha accettato il richiamo del Signore e non si è affidata al suo Dio. La città santa è ribelle, impura, opprime. Non ha ascoltato la correzione e si è rivoltata contro il suo Dio (3,1-8).
Il Signore avverte: “Aspettatemi nel giorno in cui mi leverò!” Il Signore si leva (“risorge”, cioè dal nascondimento) per eliminare il male e salvare.
Giudizio” e “salvezza” procedono di pari passo. Il Signore metterà a tacere gli orgogliosi e farà restare un popolo umile e povero. La salvezza arriva senza fare chiasso, attraverso gli umili e i poveri, le persone che la società orgogliosa mette da parte. Un altro tratto originale della profezia di Sofonia è l’intreccio fra il destino dei popoli e quello d’Israele. Quando il Signore “si leverà” darà un labbro puro a tutti i popoli che potranno invocarlo e servirlo nel vero culto. Israele e tutti i popoli saranno radunati per lodare il Signore con un unico labbro. Al posto degli israeliti corrotti sorgerà un popolo umile e povero: «Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero». È il tema del “resto d’Israele” annunciato anche da Is 11,11.16; 28,5; 37,32. Nel Regno del Sud sta per verificarsi la dispersione avvenuta nel Nord e nella tribù di Giuda resteranno in pochi. Questo “resto” è fonte di speranza. Il profeta, forte di questa speranza, non si deprime e, pur vivendo una situazione dolorosa e scomoda, attende con fiducia l’intervento di Dio.
La situazione di Giuda è nelle mani del Signore, l’unico che realizza il suo progetto di salvezza. La speranza di Sofonia è attesa fiduciosa, paziente e attiva dell’intervento di Dio proprio dentro una situazione di buio totale.

Le caratteristiche del “resto”

«Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero. Confiderà nel nome del Signore il resto d’Israele. Non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogna; non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta. Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti» (Sof 3,12-13). Il popolo “umile e povero” è fedele al Signore. La povertà che lo caratterizza è l’atteggiamento di chi confida nel Signore e, per questo, è mite, incapace di guardare dall’alto verso il basso. Questa definizione richiama le parole di Gesù: «Beati i poveri» ( Lc 6,20; cfr.Mt 5,3). “Povertà e umiltà” descrivono la nuova comunità che confida nel Signore, incapace di arroganza e presunzione. Gli orgogliosi s’innalzano, i “poveri e gli umili” si rifugiano nel Signore e cercano in lui la loro salvezza (cfr. Gdc 9.15; Is 14,32; Sal 17,8) come ha fatto la regina Ester che smaschera il male perché si rifugia nel Signore.

Gioisci, figlia di Sion (3,14-17)

Questa pericope finale è un inno di gioia in Dio che esalta i poveri e gli umili che anticipa l’annuncio dell’angelo a Maria e il Magnificat. Ecco una piccola struttura del testo: – invito alla gioia v. 14; – il Signore è in mezzo a te, tu non temerai v. 15; – non temere, il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente vv.16-17;
- il Signore gioisce per Gerusalemme v. 1.
Importanti gli inviti: “gioisci”, “rallegrati”, “grida di gioia”, perché il Signore compie ciò che promette. Gerusalemme, cioè, il nuovo popolo di Dio, può gioire perché il primo a gioire è il Signore che compie ciò che promette. La gioia che Gerusalemme deve vivere è la gioia di una città liberata dalla paura, perché i corrotti sono stati eliminati. L’espressione «Il Signore re d’Israele è in mezzo a te», in ebraico può indicare anche il seno materno. Quindi: “In mezzo a te è il Signore” cioè, nel tuo seno, il Signore è salvatore potente.

La figlia di Sion, generata dalla vecchia Gerusalemme, è la figlia di Sion, cioè, la comunità fedele. Senza saperlo, Sofonia parla dell’incarnazione di Dio che entra nel grembo di una donna per essere in mezzo al suo popolo. L’evangelista Luca – come ha dimostrato l’esegeta Lyonnet – costruisce il racconto dell’Annunciazione proprio basandosi su questo testo di Sofonia. La “figlia di Sion”, cioè, il popolo fedele, è Maria, che, povera e umile, confida nel Signore.
In Lei si realizza la dimora di Dio tra gli uomini e in Lei che rappresenta il popolo dell’alleanza si attua la promessa: «Tu non vedrai più la sventura. In quel giorno si dirà a Gerusalemme: Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!» (Sof 3,15-16). L’angelo a Maria dice: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30).
Maria con il suo sì totale a Dio prefigura la Chiesa, la nuova città, dove gli umili e i poveri formano l’unico popolo che gioisce nel Signore.

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE

1) Sono anche io, come il profeta Sofonia, capace di scoprire e accogliere il bene che sta per venire nella mia storia che parla più di morte che di vita?

2) Il comando “cercate il Signore” coincide con il ricercare “la giustizia e l’umiltà” (Sof 2,3). Confronta l’invito a cercare il Signore di Sofonia con Mt 6,33 e con la “cambiale” stipulata dal nostro Fondatore e il beato Giaccardo. Cosa ti suggerisce questo confronto?

3) Medita Sofonia 3,14-17 e Luca 1,28-33, Che cosa ti provoca vedere che Maria è la vera figlia di Sion nella quale “Dio abita in mezzo a noi”?

Suor Filippa Castronovo, fsp