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IL PROFETA SOFONIA
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Il libro inizia così: «Parola del Signore che fu rivolta a Sofonia» (Sof 1,1). Il profeta visse alla fine del sec. VII a.C ed esercitò il suo ministero profetico in prossimità della grande riforma religiosa del re Giosia (cfr. 2Re 22-23), del quale condivide la critica ai culti pagani praticati a Gerusalemme (1,4-5). È pure il tempo del giovane Geremia e forse anche di Abacuc. Come altri profeti si rivolge anche contro le altre nazioni idolatriche. Sofonia è convinto che l’infedeltà del popolo minaccia la stessa esistenza del Regno, come avvenne per il Nord, conquistato dagli Assiri. Il contesto storico e religioso inguaribile non lo demoralizza. E pur nel buio profondo, Sofonia intravvede una sicura via di uscita che lo rende cantore della speranza. Il suo nome significa “Il Signore ha protetto, ha custodito” o anche “il Signore nasconde”. Questo duplice significato rende ragione della sua profezia. Sofonia, mentre interpreta la manifestazione dell’ira di Dio come percezione del “Suo nascondimento”, allo stesso tempo afferma e assicura che Dio protegge il popolo credente custodendone l’esistenza. Questa certezza è fonte di gioia e speranza incrollabile Il libro di Sofonia comprende quattro sezioni: Il “dies irae” |
L’ira di Dio è contro Giuda, Gerusalemme (1,2-18) e l’universo: uomini e bestie, uccelli del cielo e pesci del mare. I malvagi inciamperanno e sarà eliminato l’uomo dalla terra (cfr. v. 3). La peccaminosità umana si riversa senza scampo sulla natura ed essa genera l’ira del Signore, che viene a distruggere il male che c’è nel mondo e deturpa la creazione (cfr. 3,17; Ger 12,4; Os 4,1-3; Rom 1,8; 8,20-21). Questo terribile lamento ha ispirato l’inno medievale “Dies Irae” che fino al secolo scorso si usava nella liturgia dei defunti. C’è l’idea di una contro-creazione, sul tipo del diluvio che Dio scatenò sulla terra per purificarla. Il testo si rivolge alle persone orgogliose, sicure di possedere tutto e di non aver bisogno di nessuno: «Neppure il loro argento, neppure il loro oro potranno salvarli » (cfr. 1,18). Il “giorno dell’ira” è provocato dall’idolatria, dal sincretismo religioso e dall’indifferenza verso Dio e gli altri. Di qui l’invito a placare l’ira di Dio, il pentimento e il ritorno. Lo esprimono i verbi: “radunatevi”, “raccoglietevi”, “cercate il Signore” ed i termini “la sua giustizia”, “l’umiltà”. Sofonia, al popolo convinto che Dio sia assente (1,12), ricorda che è, invece, in mezzo a loro (cfr. anche Ger 14,9) e, quando lo deciderà, si alzerà nell’aula del suo tribunale per testimoniare contro la terra. Lascerò un “resto” umile e “povero” Come già osservato, gli oracoli di minaccia (1,1-3-8) si concludono con il messaggio di speranza (3,9-17). La speranza richiama il significato del nome Sofonia che è “Dio protegge”. Questa speranza inonda Gerusalemme e, con lei, tutti i popoli. Il profeta inveisce contro Gerusalemme che non ha accettato il richiamo del Signore e non si è affidata al suo Dio. La città santa è ribelle, impura, opprime. Non ha ascoltato la correzione e si è rivoltata contro il suo Dio (3,1-8). «Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero. Confiderà nel nome del Signore il resto d’Israele. Non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogna; non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta. Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti» (Sof 3,12-13). Il popolo “umile e povero” è fedele al Signore. La povertà che lo caratterizza è l’atteggiamento di chi confida nel Signore e, per questo, è mite, incapace di guardare dall’alto verso il basso. Questa definizione richiama le parole di Gesù: «Beati i poveri» ( Lc 6,20; cfr.Mt 5,3). “Povertà e umiltà” descrivono la nuova comunità che confida nel Signore, incapace di arroganza e presunzione. Gli orgogliosi s’innalzano, i “poveri e gli umili” si rifugiano nel Signore e cercano in lui la loro salvezza (cfr. Gdc 9.15; Is 14,32; Sal 17,8) come ha fatto la regina Ester che smaschera il male perché si rifugia nel Signore. Gioisci, figlia di Sion (3,14-17) Questa pericope finale è un inno di gioia in Dio che esalta i poveri e gli umili che anticipa l’annuncio dell’angelo a Maria e il Magnificat. Ecco una piccola struttura del testo: – invito alla gioia v. 14; – il Signore è in mezzo a te, tu non temerai v. 15; – non temere, il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente vv.16-17; La figlia di Sion, generata dalla vecchia Gerusalemme, è la figlia di Sion, cioè, la comunità fedele. Senza saperlo, Sofonia parla dell’incarnazione di Dio che entra nel grembo di una donna per essere in mezzo al suo popolo. L’evangelista Luca – come ha dimostrato l’esegeta Lyonnet – costruisce il racconto dell’Annunciazione proprio basandosi su questo testo di Sofonia. La “figlia di Sion”, cioè, il popolo fedele, è Maria, che, povera e umile, confida nel Signore. PER LA RIFLESSIONE PERSONALE 1) Sono anche io, come il profeta Sofonia, capace di scoprire e accogliere il bene che sta per venire nella mia storia che parla più di morte che di vita? 2) Il comando “cercate il Signore” coincide con il ricercare “la giustizia e l’umiltà” (Sof 2,3). Confronta l’invito a cercare il Signore di Sofonia con Mt 6,33 e con la “cambiale” stipulata dal nostro Fondatore e il beato Giaccardo. Cosa ti suggerisce questo confronto? 3) Medita Sofonia 3,14-17 e Luca 1,28-33, Che cosa ti provoca vedere che Maria è la vera figlia di Sion nella quale “Dio abita in mezzo a noi”? Suor Filippa Castronovo, fsp |