Gesù Cristo, perché il paradiso venne riaperto, perché all’umanità venne offerta la salvezza, sì. «Stabat Mater dolorosa iuxta crucem lacrimosa, dum pendebat Filius» [«La Madre addolorata stava in lacrime presso la croce su cui pendeva il Figlio». Dal canto mariano Stabat Mater, attribuito a Jacopone da Todi]: e allora il modello di anima riparatrice. Quando si sente tanto amore per Gesù, tanto amore per il Signore e si vede che è strapazzato ogni comandamento, queste anime che tanto amano il Signore sentono una spina, una trafittura nell’udire qualche bestemmia, nel vedere certi disordini: amare colui che non è amato, ecco, amare colui che non è amato! E chi si è consacrato al Signore, tutto offrir la vita a lui in riparazione!
La riparazione può essere in tre maniere. Primo: la riparazione di preghiere; secondo: la riparazione della vita; e terzo: la riparazione dell’apostolato. Oh! Riparazione di preghiera: quale riparazione offriamo a Gesù nelle nostre preghiere? In primo luogo, per riguardo alle nostre mancanze vi sono tre forme specialmente di riparazione: primo, l’esame di coscienza per purificarci noi – almeno che noi non ci uniamo con i nemici a disgustare ancora anche noi Gesù! – ... quindi l’esame di coscienza per allontanare i difetti volontari; secondo, la Confessione ben fatta; terzo, la Messa, specialmente il centro della Messa.
Primo: l’esame di coscienza. Non scrupoli, ma essere diligenti sì, e che non ci scusiamo così facilmente di esserci permesso questo o quello, queste parole o quelle parole, quegli sguardi o quegli atti, quelle trascuranze, quella tiepidezza... che non ci scusiamo così facilmente, ma condannare ciò che dispiace a Gesù; e se non si può subito correggere del tutto, almeno si detesta: non ci resta più il volontario; quindi, non è più offesa del Signore. Secondo atto di riparazione, specialmente in Quaresima: le buone Confessioni. Confessioni buone, cioè precedute dalla preghiera, precedute dall’esame di coscienza – già detto –, accompagnate da un sentimento profondo di dolore, di pena di aver disgustato il Signore; e cercando lì di aver un dolore perfetto per quanto è possibile, almeno il dolore imperfetto, e la sincerità nella Confessione senza lungaggini, ma quello che è sincerità sì. Qualche volta, sebbene non ci sia nessun obbligo, tuttavia dire anche qualche cosa di quello che ci mortifica di più, perché è il sacramento della Penitenza e noi, umiliandoci per qualche cosa che ci mortifica di più, presentiamo una riparazione e facciamo un po’ di penitenza per i peccati commessi. E dopo la Confessione poi, fare quelle penitenze che il sacerdote ci ha dato.
Terzo. Riparazione di grande prezzo, preziosissima quindi, è l’ascoltare la Messa bene, con divozione; particolarmente essere molto raccolti nel momento in cui c’è l’elevazione, consecrazione seguita da elevazione, quando il sacrificio della croce si rinnova: essere attorno alla croce quando Gesù agonizza, mettere la testa sotto i piedi di Gesù crocifisso, sotto l’Ostia, possiam dire, spiritualmente, perché qualche goccia di sangue di Gesù lavi le nostre anime. «Hi sunt, qui laverunt stolas suas in sanguine Agni… dealba verunt stolas suas in sanguine Agni» [cfr. Ap 7,14], questi beati sono quelli che hanno lavato le loro vesti, cioè le loro anime, nel sangue dell’Agnello: ed è lì il momento, consecrazione ed elevazione.
E quanto ai peccati degli altri, quali riparazioni? Tanto giova la Via Crucis: è un esercizio di pietà molto indicato per offrire a Gesù una goccia di consolazione in mezzo alle sue tante pene; sì, non aceto, come gli hanno offerto i soldati, ma una goccia d’acqua viva, fresca, quando Gesù dice: “Ho sete!” [Gv 19,28] ... e la sua sete era di anime. E promettere di farci santi.
Ma specialmente offrire la vita in riparazione. Ora penso che abbiate tanta grazia da capirlo: l’anima consecrata a Dio è in stato di riparazione, in stato di perfezione, e la sua vita serve sempre a consolare Gesù e a riparare i peccati degli uomini. Certo, il dire Dio sia benedetto vale, ma la vita vale di più! Tre cose, gli uomini peccano e peccano per tre concupiscenze, concupiscentia carnis, concupiscentia oculorum, superbia vitae [cfr. 1Gv 2,16]: la carne, e cioè la disonestà, l’impurità; e poi l’avarizia e quindi tutti i furti, i ladroneggi, gli inganni, spender la vita solo e sempre per il denaro; e terzo, la superbia... Queste son le tre concupiscenze dell’uomo e i peccati si commettono sempre per una di queste tre concupiscenze, le passioni disordinate che sono in noi.
Ora ecco la tua vita, la superbia vitae: se tu obbedisci, stai sottomessa, fai una vita di riparazione; se osservi il voto di obbedienza è tutta una vita di riparazione dal mattino alla sera, perché sempre c’è la sottomissione della volontà: si riparano allora tutti gli atti di superbia, tutte le disobbedienze e tutto quello che è l’orgoglio umano.
Se tu osservi la castità, ripari con la tua vita tutti i peccati contro la bella virtù della castità: o in pensieri o in sentimenti o in parole o in azioni, o in divertimenti o peccati con gli sguardi o con la lingua o con il tatto, eccetera, o per disordini, sì. Allora, vivendo continuamente in verginità, in castità, allora c’è la vera riparazione per tutti i disordini.
Terzo: la concupiscenza invece degli occhi, che vuol dire l’avarizia, e cioè la sete ingorda di denaro e quindi il denaro mal acquistato, il danno agli altri, inganni, furti, eccetera... tutto questo viene riparato con il voto di povertà, con l’osservanza di questo voto della povertà, della povertà. Quindi se sono tre le origini dei peccati, l’anima consacrata a Dio, osservando i suoi voti, fa una vita di riparazione, una vita di continua riparazione. Quindi è buono fare qualche preghiera, è buono pregare per i peccatori, è buono consolare Gesù con il Dio sia benedetto: tutto questo è prezioso, ma il fare l’apostolato e viver la vostra vita, vita in conformità ai voti, alla professione, voto di povertà, castità, obbedienza... tutta la vita diviene una riparazione per i peccati dell’umanità.
I religiosi che sono le anime che consolano Gesù, che pregano per i peccatori, pregano per la salvezza di tutti, per i missionari, per i pagani, per gli apostati, gli eretici, per tutti coloro che combattono Gesù Cristo e la Chiesa, le cose sacre... sì, ecco, riparazione.
Oh! Allora due specie di riparazione. Una per noi mediante l’esame di coscienza, le buone Confessioni e la Messa ben ascoltata. La riparazione dei peccati altrui: preghiere, particolarmente la Comunione riparatrice, la Via Crucis e, terzo, principale riparazione la vita religiosa ben osservata. Osservata nella povertà, si riparano i peccati della concupiscenza degli occhi, cioè dell’avarizia, l’ingordigia del denaro; la castità: si riparano i peccati della carne; e l’obbedienza: si riparano i peccati di orgoglio, di insubordinazione, disprezzo degli altri, ecco. Allora tutta la vita diviene riparazione.
Su questo è utile che particolarmente nei riflessi possiate fermarvi alquanto, e il frutto del ritiro sarà lo spirito di riparazione per noi e per gli altri. Per noi, specialmente per i meriti che abbiamo perduto con le trascuranze; e per gli altri, perché si convertano e vivano. Il Signore non vuole la morte dell’empio, lo chiama, insiste perché si converta e si salvi, ma occorre pregare perché il cuore non sia indurito e si arrenda agli inviti di Dio. Sia lodato Gesù Cristo.
Beato Giacomo Alberione
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