Home| Chi siamo| Cosa facciamo| Perchè siamo nate | Spiritualità| La nostra storia | Libreria| Fondatore|Famiglia Paolina| Preghiere |Archivio | Links | Scrivici | Area Riservata |Webmail | Mappa del sito

 

MARIA NEL CANTICO DEI CANTICI
(2)

 

Madre

Il Cantico dei Cantici ha inizio con queste parole: «Mi baci con i baci della sua bocca!».
È la sposa che parla ed esprime il profondo desiderio dell’incontro con l’amato: ne cerca la tenerezza e l’intimità di cui il bacio è l’espressione.
Il monaco Ruperto di Deutz (Ruperto di Liegi o di Deutz Liegi, 1075 circa - Deutz, 04.04.1129, sacerdote benedettino) interpreta questa frase alla luce del mistero dell’Incarnazione, al momento dell’Annunciazione. Maria esulta e giubila, come la sposa del Cantico, crede e accoglie la parola dell’angelo e, dicendo “mi avvenga”, non solo dà il suo assenso ma esprime anche il desiderio che ciò si realizzi.
Scrive Ruperto: «Oh beata Maria, un’inondazione di grazia, una forza di amore, un torrente di delizie ti ha ricoperta tutta, ti ha posseduta tutta e ti ha inebriata totalmente e hai provato ciò che occhio non vide, né orecchio udì e non è mai salito al cuore di uomo (cfr. 1Cor 2,9) e hai detto: «Mi baci con il bacio della tua bocca». Hai detto infatti all’angelo: «Ecco la serva del Signore mi avvenga secondo la tua parola» (Lc 1,38). E conclude: «A te Maria Dio ha rivelato se stesso quale autore del bacio, quale bacio e quale bocca di chi bacia».
Il bacio di Dio, bacio di tutta la Santa Trinità, ben esprime con il suo simbolismo la profonda e intensa relazione d’amore tra il Creatore e le sue creature. È il Padre che bacia, la bocca è quella del Verbo incarnato e il respiro è quello dello Spirito Santo.
A quale profonda e intima intensità d’amore siamo chiamati! I mistici, come san Bernardo, santa Teresa d’Avila, santa Caterina da Siena e altri avevano ben compreso e vissuto questa realtà e ce ne parlano nei loro scritti commentando proprio questo primo versetto del Cantico.
«Il mio amato mi dice: “Alzati, amica mia, mia bella e vieni presto! Perché ecco l’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata; i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si fa sentire nella nostra campagna” » (Ct 2,10-12).

Lo sposo, Cristo desidera fortemente la salvezza dell’uomo e ora è giunta “la pienezza del tempo” ed è finita l’attesa. Se san Paolo dice dei credenti in Cristo che il Padre «in lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto nell’amore» (Ef 1,4), tanto più la Vergine Maria, tutta santa e immacolata, è stata scelta da Dio fin dall’eternità. L’abate Ruperto fa dire alla Vergine che presentiva come l’amato desiderasse la sua presenza: «Poiché la mia carne sarebbe stata per lui la materia della carne che avrebbe assunto. Mi parlava come se io fossi presente e mi comandava di alzarmi e di affrettarmi, cioè di nascere e di preparargli presto la dimora del mio grembo».
Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, mia sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo (Ct 4,9).
Secondo Ruperto è l’umiltà della Vergine che attira il Verbo, «un’umiltà sempre uniforme e che non è mai venuta meno». Umiltà che porta con sé il riposo dell’anima, così il Figlio «uscendo dal seno del Padre» (Gv 1,18), ha visto che poteva riposare in Maria «nella soavità di un’anima quieta, cioè umile, ed è disceso da quel suo giaciglio e ha riposato nella mia tenda. Qui ha riposato, qui ha abitato per nove interi mesi ed è diventato figlio di quella stessa serva di cui era anche il Signore».

Vergine

Giardino chiuso tu sei, sorella mia, mia sposa, giardino chiuso, fontana sigillata (Ct 4,12).
Questo celebre versetto è da sempre applicato a Maria. Lei è il giardino custodito e la fontana sigillata per la sua verginità perpetua e feconda. Lei è l’hortus conclusus e come l’orto «non è mai senza frutto» così da Maria nasce il Frutto che è Gesù. Lei è totalmente di Dio e per Dio: è vergine nel corpo, nella mente e nell’anima.
L’immagine del giardino richiama non solo quello dell’Eden, ma anche il giardino nel Vangelo di Giovanni dove Gesù è tradito, è sepolto e appare alla Maddalena il mattino di Pasqua. Maria di Magdala che, con tenacia, va alla ricerca del Signore, richiama la sposa del Cantico e appare come la donna ideale che riconosce e contempla nel Risorto l’amato del suo cuore.
Tutta bella sei tu, amica mia, in te nessuna macchia (Ct 4,7).
Questa esclamazione dell’amato diventerà la preghiera e il canto del Tota pulchra rivolto a Maria Immacolata. Attualmente l’ultima traduzione della Bibbia attenua questo significato sostituendo in te nessuna macchia con in te non vi è difetto.
Nera sono ma bella, o figlie di Gerusalemme [...] Non state a guardare che sono bruna, perché il sole mi ha abbronzato (Ct 1,5-6a). Si ritiene che questo versetto abbia dato origine alle immagini della Madonna nera, sia statue che dipinti, presenti in diversi santuari. Non è facile capire il significato della frase né nel suo senso letterale né in quello simbolico spirituale. Certo nell’antichità la bellezza femminile era data dalla pelle chiara, non scura o abbronzata. Se la donna che parla rappresenta Israele, la Chiesa o la singola anima si può intendere nella duplice realtà della natura umana: l’essere peccatrice ma nello stesso tempo partecipe della bellezza e della santità di Dio.
Riferito a Maria, il monaco Ruperto lo collega col fatto che ella è trovata incinta e fa dire alla Vergine: «“Non considerate”, figlie di Gerusalemme, che sono bruna, cioè corrotta, poiché mi trovo incinta, questo non è opera d’uomo poiché non conosco uomo (Lc 1,34), ma così “mi ha abbronzata il sole”. Il vero Sole – e Dio è di gran lunga più bello del sole – mi ha riempita di se stesso, e a partire da se stesso ha reso gonfio il mio grembo».
Il mio amato è mio e io sono sua (Ct 2,16). Io sono del mio amato e il mio amato è mio (Ct 6,3).
È l’esclamazione di chi ama nella totalità del proprio essere ed esprime reciprocità e mutua appartenenza. La bellezza della verginità è comprensibile solo nel contesto del vero amore che porta a vivere per l’altro, amato più di se stessi.
Benedetto XVI, riferendosi al fatto che nel Cantico l’“amore” è indicato con due diverse parole ebraiche e che la seconda è tradotta in greco con il termine agape, afferma: «L’esperienza dell’amore diventa ora veramente scoperta dell’altro, superando il carattere egoistico prima chiaramente dominante. Adesso l’amore diventa cura dell’altro e per l’altro. Non cerca più se stesso, l’immersione nell’ebbrezza della felicità; cerca invece il bene dell’amato: diventa rinuncia, è pronto al sacrificio, anzi lo cerca» (Deus caritas est, 6).

La bellezza di Maria

Nel Cantico la bellezza della sposa è celebrata per ben tre volte con la descrizione delle varie parti del suo corpo usando un linguaggio metaforico. «Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella!» (Ct 4,1).
«Quanto sei bella e quanto sei graziosa, o amore, piena di delizie!» (Ct 7,7).
«Le vere delizie – scrive Ruperto – sono i doni della grazia, la comprensione delle Scritture e dei misteri celesti. E l’umiltà del cuore è la vera bellezza, cosa graziosa e virtù amabile per Dio. Queste cose, o carissima, tali delizie e tale bellezza, in te sono unite».
Tutto in lei suscita ammirazione, non solo da parte dell’amato per il quale la sua sposa è unica, ma anche per chiunque la vede, anche per le regine e le donne altolocate del regno che sono incantate dalla sua bellezza.
La vedono le giovani e la dicono beata. Le regine e le concubine la coprono di lodi: «Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come un vessillo di guerra?» (Ct 6,9b-10).

Le tre immagini dell’aurora, della luna e del sole indicano – secondo il monaco benedettino che ci fa da guida in questo percorso – la bellezza di Maria prima di diventare Madre di Dio, dopo aver partorito il Figlio e di essere stata Assunta gloriosa in cielo. La quarta immagine la rappresenta “terribile” come un esercito schierato pronto per il combattimento. La figura di Maria qui designata richiama la «Donna vestita di sole» dell’Apocalisse (12,1s), testo letto in chiave mariana e proposto per la liturgia dell’Assunta.

Maria Angela S.

(continua)