Il giusto giudice nota tutto il bene che si fa e beato colui che riempie di bene le pagine del libro della vita. Colui invece che lascia le pagine vuote, o scrive delle pagine nere… Togliamo ogni parola nera, ogni carattere nero. Fidiamoci di Dio: il premio non mancherà. Epistola: «Saulo, ancora spirante minacce e strage contro i discepoli del Signore, presentandosi al sommo Sacerdote gli chiese lettere per la sinagoga di Damasco affine di menarelegati a Gerusalemme quanti avesse trovato di quella fede, uomini e donne» (cfr. At 9,1-2). Saulo aveva già incitato e assistito al martirio di S. Stefano ed era uno dei più zelanti per la legge mosaica. Egli non aveva udito Gesù predicare mentre si mostrava visibilmente nel suo ministero pubblico, egli ancora non conosceva chi era Gesù, ma Gesù si degnò farsi suo maestro: «Per revelationem Jesu Christi, dice, ho ricevuto il Vangelo che vi ho predicato» (cfr. Gal 1,12: «…ma per rivelazione di Gesù Cristo»). Allora Saulo zelante della legge fino all’eccesso, dopo aver istigato l’uccisione di Stefano, domanda autorizzazione di andare nelle sinagoghe di Damasco e prendere prigionieri quanti credessero in Gesù Cristo. «E durante il viaggio avvenne che, avvicinandosi a Damasco, d’improvviso una luce dal cielo gli sfolgoreggiò d’intorno. E caduto per terra sentì una voce che gli disse: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Ed egli domandò: “Chi sei, Signore?”. E l’altro: “Io sono Gesù che tu perseguiti. Dura cosa è per te ricalcitrare contro il pungolo”, che significa resistere alla grazia. E tremante e stupefatto Saulo disse: “Signore, che vuoi ch’io faccia?”.
E il Signore: “Alzati ed entra in città, lì ti sarà detto quello che dovrai fare”. E i suoi compagni di viaggio restarono attoniti udendo la voce, ma non vedendo nessuno. Saulo poi si alzò da terra, ma aperti gli occhi, non vedeva niente. Allora menatolo per mano lo condussero a Damasco ove rimase tre giorni senza vista, senza prendere cibo, né bevanda. Ora, c’era in Damasco un certo discepolo chiamato Anania, al quale il Signore disse in visione: “Anania!”. Ed egli rispose: “Eccomi, o Signore”. Ed il Signore a lui: “Alzati, va’ nella strada chiamata Diritta e cerca in casa di Giuda uno di Tarso che si chiama Saulo. Ecco egli già prega ed ha veduto in visione un uomo di nome Anania andargli ad imporre le mani, perché ricuperasse la vista”. Anania rispose: “Signore, ho da molti sentito dire quanti mali abbia fatto ai tuoi santi in Gerusalemme. Questi ha poi dai principi dei Sacerdoti il potere di arrestare tutti quelli che qui invocano il tuo nome”. Ma il Signore gli disse: “Va’, perché egli è uno strumento da me eletto a portare il mio nome davanti ai gentili, ai re e ai figli d’Israele ed io gli mostrerò quanto dovrà patire per il mio nome”. E andò Anania ed entrò in quella casa ed impostegli le mani disse: “Fratello Saulo, il Signore Gesù, quello che ti apparve per la strada per cui venivi, mi ha mandato a te affinché ricuperi la vista e sii ripieno di Spirito Santo”. In quell’istante
caddero dagli occhi di lui delle scaglie e ricuperò la vista. E alzatosi si fece battezzare. Quindi prese del cibo e riconquistò le forze. Stette alcuni giorni con i discepoli che erano a Damasco. E subito si mise a predicare nelle sinagoghe che Gesù è il Figlio di Dio e tutti quelli che lo udivano dicevano stupefatti: “Non è costui che in Gerusalemme disperdeva quelli che invocavano questo nome e non è venuto per condurli legati ai principi dei Sacerdoti?”.
Ma Saulo diventava sempre più forte e confondeva i Giudei che abitavano in Damasco dimostrando essere Gesù il Cristo» (cfr. At 9,3-22). Quando ci siamo inginocchiati davanti all’altare, là dove nell’icona è rappresentato il Battesimo di S. Paolo in Damasco per mezzo di Anania, abbiamo pregato perché tutti ricevessimo questa grazia di convertirci un po’ ogni giorno: «Converte nos, Deus salutaris noster» (cfr. Sal 85,5: «Rialzaci, Dio nostra salvezza»).
Ogni giorno operare un po’ la nostra conversione. Vedete che conversione profonda? S. Paolo, prima Saulo, il nemico di Gesù, diviene il suo intimo fino a vivere di lui: «Vivit vero in me Christus» (cfr. Gal 2,20: «Cristo vive in me»). «Quis ergo nos separabit a caritate Christi? Tribulatio, an angustia, an fame, an sitis?» (cfr. Rm 8,35: «Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la sete...»), ecc. «Certus sum, che niente, né la morte, né la vita mi separerà dall’amore di Gesù Cristo» (cfr. Rm 8,38-39: «Io sono infatti persuaso...»). E non lo separò né la vita né la morte, cioè né le fatiche che dovette sostenere, né le carceri che santificò, né le catene che portò, né i naufragi che fece, né le battiture, né le flagellazioni. «Certus sum», dice, sono sicuro! Era sicuro nella grazia di Dio, nella forza che gli veniva da Gesù Cristo. Neppure la morte lo separò.
Qui siamo vicino al luogo [riferimento della decapitazione di Paolo alle Acque Salvie, oggi Tre Fontane. Il corpo dell’Apostolo fu poi sepolto sulla via Ostiense dove oggi si erge la basilica di San Paolo Fuori le Mura.] dove S. Paolo mostrò il suo amore a Gesù Cristo fino all’estremo: «Nessuno ama più di colui che dà la vita per l’amato» (cfr. Gv 15,13). Qui sparse il suo sangue, dopo aver esaurito le sue forze nell’evangelizzazione che egli, eletto apostolo delle genti, fece sentire in tante parti del mondo. Infatti operò secondo la sua vocazione, e la vocazione gli fu data: «Egli è uno strumento da me eletto (la vocazione) a portare il mio nome davanti ai Gentili (ed è l’apostolo dei Gentili), ai re e anche ai figli di Israele» (cfr. At 9,15), in quella misura che gli Israeliti accettarono la sua predicazione. Rimane sempre un monumento dell’affetto ai suoi compatrioti l’epistola “ad Hebreos”.
Conversione totale! Mentre voleva legare e mettere a morte tutti i discepoli di Gesù e mentre incitò, istigò gli avversari del nome di Gesù a lapidare Stefano che si mostrava così pieno di Spirito Santo e operava tanti prodigi, divenne l’apostolo infaticabile, l’apostolo più zelante. Vedete come è rappresentato nel nostro quadro? Ha la mano sul petto quasi voglia dire: «Quis me separabit a caritate Christi?». E nello stesso tempo pare che dica: «Chi è che s’inferma ed io non lo compatisca, chi è che soffre e non abbia la mia consolazione e io non soffra con lui nel mio cuore?» (Cfr. 2Cor 11,29). Sento, voleva dire, i bisogni e le pene di tutti. Oh, se vivesse ora, con quali mezzi si muoverebbe da una parte all’altra del mondo, per guadagnare le anime a Gesù Cristo! La conversione per essere totale si opera prima nella mente.
Bisogna che il nostro esame di coscienza prima venga fatto sulla mente, sul cuore, sulla vita e poi sul corpo stesso. Chi potrebbe essere umile se non ha pensieri umili in primo luogo? Potrebbe far degli inchini e magari inginocchiarsi ed essere pieno di se stesso, mirare ad essere stimato, ad essere amato. Che cosa valgono le genuflessioni degli orgogliosi, quando si piegano le ginocchia e non si piega la testa, cioè non si fa l’atto di fede? E non ci sprofondiamo davanti a Gesù: “Signore, abbi pietà di me perché sono peccatore”? Che genuflessioni alle volte! Anche esteriormente qualche volta mostrano che non c’è fede. È un segno fatto in fretta, precipitosamente. Allora manca il sentimento del cuore, manca il “mi umilio”. Conversione dell’interno: cambiare i pensieri, cambiare i sentimenti. Gesù lo disse: «Imparate da me che sono mansueto ed umile di cuore» (cfr. Mt 11,29).
Uno potrebbe sedere sulla cattedra di S. Pietro come Pio X ed essere sempre l’umile figlio di Riese [paese natale di Pio X]; potrebbe essere un carbonaio o un pecoraio ed essere pieno di orgoglio e d’invidia. Non laviamo l’esterno del bicchiere soltanto, laviamo l’interno. La conversione, quindi, deve partire dalla mente e dal cuore, poi verrà l’esterno. L’umile chiede consiglio, non si fida di sé, prega volentieri. Quello che più manca, è bene che lo accenni, è l’iniziativa della preghiera. Si va alla preghiera con stento. Vorrei far punto fermo perché è troppo importante in questo momento. Occorre che abbiamo l’iniziativa della preghiera, perché l’iniziativa è quella che dimostra che nell’interno si è umili, si sente il bisogno di Dio, si sente il bisogno del consiglio, dell’ispirazione, si sente che abbiamo bisogno della misericordia del Signore per i nostri peccati, che abbiamo bisogno che il Signore ci tenga la mano sul capo, perché possiamo cadere in qualsiasi precipizio. Quando c’è l’iniziativa della preghiera?
Quando al mattino si è solleciti, quando non si aspetta a pregare quando si è in chiesa e si devono seguire le pratiche, ma si previene. E si prega nell’apostolato con giaculatorie, e già si prega mentre si ascendono le scale per arrivare in chiesa. E si prega anche per strada con giaculatorie, non solo quando si fanno certi viaggi lunghi, in cui naturalmente rimane parecchio tempo da dedicare alla preghiera. L’iniziativa! Quando non c’è l’iniziativa che precede, non si sente il bisogno della preghiera, la preghiera diventa una pratica esteriore che stanca facilmente, di cui si cerca di abbreviare i momenti, il tempo. Ecco come distingue il Signore quelli che sono suoi. Ad Anania dice Gesù: «Va’ nella via Diritta, cerca nella casa di Giuda uno di Tarso che si chiama Saulo». E da che cosa si conosce? Come puoi sperare che egli si disponga a ricevere la grazia del Battesimo e a farsi mio discepolo? Il Signore lo dice: «Ecco, egli già prega». Ecco come sorgono le vocazioni, ecco come vengono le benedizioni di Dio sulla vita, ecco come si arriva alla santità. Potrebbe essere che dobbiamo portare con noi l’umiliazione per le nostre mancanze, ma qualunque sia l’errore nostro, se preghiamo risorgiamo e possiamo salire a maggiori altezze, all’apostolato. Dobbiamo domandare la grazia della conversione quotidiana dall’orgoglio, dall’invidia, dall’avarizia, dalla sensualità, dalla pigrizia, dalla curiosità. Ogni giorno operare un po’ la nostra conversione. In che cosa abbiamo bisogno oggi di convertirci? Quale proposito abbiamo fatto stamattina a Gesù dopo la Comunione? Che cosa abbiamo promesso nell’ultima Confessione? Almeno convertirci un po’ ogni settimana. Se la Confessione non è anche conversione, forse c’è da temere che manchi delle disposizioni necessarie. Domandiamo a S. Paolo ogni mattina le disposizioni necessarie per cominciare bene la giornata e per correggerci di quei difetti che ancora abbiamo, per cominciare bene la settimana, con il promettere fermamente nella Confessione e ottenere un miglioramento, un cambiamento. Beato
Giacomo Alberione