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MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

 

Cupola Regina degli Apostoli.


All’inizio dell’anno celebriamo la solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Nell’ultimo giorno dell’Ottava di Natale, dopo aver contemplato e adorato il Bambino Gesù, la Liturgia ci propone di rivolgere lo sguardo alla Vergine per venerarLa come Madre del Signore e per invocare la sua protezione materna su ognuno di noi, sulla Chiesa e sul mondo intero. La data liturgica al primo gennaio è recente.
Prima della riforma liturgica, seguita al Concilio Vaticano II, si festeggiava la Divina Maternità di Maria l’11 ottobre, che segnava la fine dei lavori del Concilio di Efeso (431) con la solenne proclamazione del primo dogma mariano: Maria Madre di Dio. Nella riforma del Calendario liturgico, Papa Paolo VI trasferì la festa al primo gennaio in sostituzione della memoria della Circoncisione di Gesù. All’ottavo giorno dalla nascita, quando «gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo» (Lc 2,21). Il nome di Gesù cadeva la domenica successiva al primo gennaio. Oggi di queste ricorrenze troviamo memoria nelle letture della Messa della Madre di Dio, in particolare nel brano del Vangelo di Luca (2,16-21).

Solennità mariana ma con un contenuto fortemente cristologico. Ricordiamo a questo proposito che papa Giovanni XXIII diede inizio alla prima sessione del Concilio proprio l’11 ottobre 1962, di giovedì, con queste parole memorabili: «La Madre Chiesa si rallegra perché, per un dono speciale della Divina Provvidenza, è ormai sorto il giorno tanto desiderato nel quale qui, presso il sepolcro di san Pietro, auspice la Vergine Madre di Dio, di cui oggi si celebra con gioia la dignità materna, inizia solennemente il Concilio Ecumenico Vaticano II».

Maria la Theotokos

Fin dai primi secoli, la Chiesa ha accolto e custodito il mistero della divina maternità di Maria, verità che sta al cuore della nostra fede e del grande mistero dell’Incarnazione. Nel Vangelo della Messa del giorno di Natale san Giovanni ci comunica questa verità ineffabile che riempie i nostri cuori di grande gioia: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (1,14). In Gesù Cristo nato da Maria “sussiste” la natura divina e quella umana: il Figlio di Dio, generato dal Padre fin dall’eternità e a Lui consustanziale, ha preso la natura umana dalla Vergine Maria che, “nella pienezza del tempo”, l’ha concepito e partorito. «La carne di Cristo è carne di Maria» afferma lo scrittore apologeta cristiano Tertulliano († 240). La Vergine Maria è a pieno titolo la Madre di Dio avendo generato il Verbo incarnato, che è Dio. È la “Theotokos”, secondo l’espressione usata nei primi secoli sia in Oriente che in Occidente e ancor oggi nelle Chiese orientali. La cugina Elisabetta, “piena di Spirito Santo”, per prima riconosce la divina maternità di Maria esclamando “a gran voce”, come scrive san Luca: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». Nel tempo della Chiesa la prima testimonianza scritta la troviamo nel III secolo in una invocazione alla Madonna: è una preghiera che ben conosciamo e amiamo: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio...». Un antico inno liturgico della tradizione ortodossa e bizantina esprime lo stupore per questa verità: «Colui che l’universo intero non poteva contenere è stato contenuto nel tuo grembo, o Theotokos».

Anche don Divo Barsotti (1914-2006) riferendosi a questa realtà di fede sostiene che l’aspetto straordinario del cristianesimo «non è solo che una creatura chiami Dio “Figlio”, ma che il Creatore chiami una creatura “Madre”».

Concilio di Efeso (431)

All’inizio del V secolo, il titolo Madre di Dio, divenuto ormai una verità acquisita e molto cara alla devozione popolare, è messo in discussione dall’eresia di Nestorio. Egli, negando l’unione ipostatica della natura umana e divina nell’unica persona di Cristo, ritiene, di conseguenza, che Maria sia soltanto la madre dell’uomo Gesù.
Alla dottrina errata di Nestorio, vescovo di Costantinopoli, si oppone il patriarca di Alessandria, san Cirillo (370-444), padre e dottore della Chiesa. Non riuscendo a riportare Nestorio all’ortodossia, Cirillo chiede l’intervento e il giudizio del Sommo Pontefice. Papa Celestino convoca un Sinodo a Roma e, esaminata la causa, condanna le tesi del vescovo di Costantinopoli e lo esorta a ritrattare pubblicamente, pena la scomunica. Prima che la lettera con la sentenza del Papa giunga a Costantinopoli, l’imperatore Teodosio convoca un concilio ecumenico a Efeso. Papa Celestino, saputolo, non si mostra contrario, invia i propri legati a rappresentarlo e chiede al vescovo Cirillo di presiedere l’assemblea.
I Padri conciliari, “con le lacrime agli occhi” (per la morte spirituale del fratello eretico) – come scrivono – fanno propria la condanna papale nei confronti di Nestorio, confermano la dottrina dell’unione ipostatica e proclamano solennemente Maria Madre di Dio. Il popolo di Efeso, che attendeva trepidante la decisione del concilio, appena appresa la notizia, manifesta tutta la propria gioia ed esultanza, acclama i padri conciliari e, con le fiaccole accese, li accompagna alla loro dimora.
Da questo dogma – come scrive papa Pio XI nella lettera enciclica Lux Veritatis nel quindicesimo centenario del Concilio di Efeso – «proviene a Maria una grazia singolare: la sua dignità, che è la più grande dopo Dio». Il papa riprende lo stesso concetto citando una frase di san Tommaso d’Aquino: «La Beata Vergine, per il fatto che è Madre di Dio, ha una dignità in certo qual modo infinita, per l’infinito bene che è Dio».

Madre di Dio e madre dell’uomo

La Madre di Dio è anche la madre spirituale di ognuno di noi. Sul Golgota Maria riceve dal Figlio una nuova maternità: Gesù «affida sua madre al discepolo e, nello stesso tempo, gliela dà come madre». Continua san Giovanni Paolo II: «La maternità di Maria che diventa eredità dell’uomo è un dono: un dono che Cristo stesso fa personalmente ad ogni uomo» (Redemptoris Mater, 45). Accogliamo l’amore materno della Vergine Maria e affidiamoci a Lei come figli. Papa san Pio X, nello scorso secolo, esprime questa intima relazione con la Vergine con un’immagine insolita: «Tutti noi che siamo uniti a Cristo [...] dobbiamo considerarci usciti dal grembo della Vergine come un corpo attaccato alla sua testa.

Per questo in verità noi siamo chiamati, in un senso spirituale e tutto mistico, i figli di Maria ed Ella, per parte sua, è madre di noi tutti». Concludiamo con una preghiera di Sant’Alfonso Maria de Liguori:

«O Maria
non mi proibite
il potervi chiamare la madre mia.
Questo nome tutto mi consola,
m’intenerisce e mi ricorda l’obbligo
che ho d’amarvi.
Questo nome mi anima
a confidare assai in voi.
Quando più mi atterriscono
i miei peccati e la divina giustizia,
mi sento tutto confortare
il pensare che voi siete la madre mia.
Permettetemi dunque ch’io vi dica:
Madre mia, madre mia amabilissima.
Così vi chiamo e così voglio chiamarvi».
(Le glorie di Maria).

Maria Angela S.