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EZECHIELE
LA SORGENTE DEL NUOVO TEMPIO
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L’ultima parte del libro di Ezechiele (capp. 40-48) è definita la “Torah di Ezechiele” perché presenta la nuova realtà che, per intervento di Dio, sta per sorgere e i criteri di vita secondo l’alleanza che essa richiede. Il profeta, praticamente, notifica che il Tempio, a causa del peccato del popolo, quando fu distrutto era già vuotato dalla presenza di Dio. Egli però, fedele all’alleanza, non abbandona il popolo, lo perdona ritornando a vivere in mezzo a loro in un nuovo tempio, che inizia una realtà nuova, quasi di stampo mistico. Ecco il loro sviluppo tematico di questa parte. I capitoli (40-42) descrivono il nuovo tempio, segno della gloria di Dio che torna a Gerusalemme. Segue la presentazione del nuovo ordinamento del culto secondo criteri etici o non esteriori (cc. 43-46). Infine, è tracciata la sistemazione del territorio sacro per la comunità futura (47-48). Di questi densi otto capitoli ricchi di simboli approfondiamo, per la sua importanza cristologica, la sorgente del nuovo tempio (47,1-12). Per gustarne tutta la ricchezza, facciamo nostra l’esortazione di Isacco di Ninive: «Non accostarti alle parole misteriose delle scritture senza prima aver pregato e aver chiesto aiuto a Dio, dicendo: “Signore, fa’ che io sperimenti la potenza che è in esse”. Considera che la preghiera è la chiave per discernere la verità nelle scritture» (Isacco di Ninive). Una sorgente che diventa fiume Ezechiele narra agli esiliati un sogno che riguarda la realtà futura: dal tempio vede scaturire una sorgente che diventa fiume e trasforma il deserto in giardino. L’immagine sorregge la loro speranza e li assicura che sta per aprirsi un nuovo futuro. Nel sogno un angelo conduce il |
profeta all’ingresso del tempio dalla cui soglia esce acqua. Essa scorrendo verso oriente, scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare (cfr. Ez 47,1-2). L’acqua simbolo di salvezza Al popolo in esilio, la visione dell’acqua che trasforma il deserto in “eden/giardino” è una promessa di vita rassicurante. Dio lo conduce dal deserto dell’esilio in un giardino a immagine del paradiso della creazione. Il giardino, infatti, è percorso da quattro fiumi come in quello della creazione (Gen 2,10-14). L’acqua abbondante e salubre ricorda Geremia che definisce il Signore “fonte di acqua viva” (Ger 2,13; 17.13). Il simbolo delle acque come salvezza ricorre in altri testi biblici: «Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio, la santa dimora dell’Altissimo» (cfr. Sal 46,5; 36,9-10). Nel libro di Gioele «una fonte zampillerà dalla casa del Signore» (4,18-21). Zaccaria annuncia: «In quel giorno acque vive sgorgheranno da Gerusalemme e scenderanno parte verso il mare orientale, parte verso il Mare Grande, sempre, estate e inverno» (14,8). Alle soglie del Nuovo Testamento, l’autore del Siracide interpreta Ez 47,1-12 associando l’acqua alla Torah e alla Sapienza. L’acqua che fa vivere e viene da Dio è la sua Torah che nella vita si manifesta come Sapienza! «Io, come un canale che esce da un fiume e come un acquedotto che entra in un giardino, ho detto: “Innaffierò il mio giardino e irrigherò la mia aiuola”. Ma ecco, il mio canale è diventato un fiume e il mio fiume è diventato un mare» (Sir 24,30-32). L’Apocalisse riprende la visione di Ezechiele mostrandone la realizzazione escatologica: «Un fiume di acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni» (cfr. Ap 22,1-4). Gesù, tempio dove Dio abita e acqua che dona la vita Il tempio/edificio di pietra nella storia fu ricostruito e inaugurato nel 525 a.C. In seguito fu abbellito da Erode il grande, al tempo di Gesù (cfr. Lc 21,5-19). Tempio e acqua nel nuovo Testamento assumono una valenza cristologica. All’inizio del suo ministero, Gesù purifica il tempio dai cambiavalute e, ai giudei che lo contestano, dice: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». E l’evangelista annota: «Ma egli parlava del tempio del suo corpo» (cfr. Gv 2,19-22). Il tempio, luogo dove Dio si rende presente, è Gesù stesso, che si identifica con il tempio di Ezechiele, da cui il profeta vedeva sgorgare una sorgente. Nel «grande giorno della festa, Gesù ritto in piedi, gridò: “Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva”» (Gv 7,37-38). Giovanni commenta: «Questo Egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui» (Gv 7,39). Dalla croce dona, infine, il suo spirito (cfr. Gv 19,30-34), iniziando la nuova creazione che nasce dal suo mistero pasquale. Paolo nelle sue lettere afferma che il cristiano, in forza del battesimo, appartiene a Cristo (Rom 6,4) perché lo Spirito abita in lui (Rom 8,9). Abitato dallo Spirito, è tempio di Dio: «Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi» (cfr. 1Cor 3,16-17). Il cristiano vive il suo nuovo culto offrendo a Dio la vita quotidiana in tutte le sue espressioni. E prendendo le distanze dalla mentalità di questo mondo (cfr. Rom 12,1-2) permette allo Spirito di “scrivere Cristo nel suo cuore” (cfr. 2Cor 3,3), di ritenerlo la sua unica Legge (Rom 10,4) e Sapienza (1Cor 1,24). PER LA RIFLESSIONE PERSONALE 1) Anche il nostro Fondatore in un momento di grave difficoltà ha avuto un sogno che è stato fondamentale per il futuro della nostra famiglia religiosa. Leggi AD 152. 2) Ci dice Papa Francesco: «Com’è importante sognare insieme! [...] Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme» (Fratelli tutti 8). 3) Ringrazia il Padre per Gesù che ci ha introdotte nella nuova creazione nella quale Egli è nostro Tempio, Legge e Sapienza (cfr. Giovanni e san Paolo). Suor Filippa Castronovo, fsp |