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SANTA TERESA D’AVILA
E LA MADONNA
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Santa Teresa di Gesù, (conosciuta anche come s. Teresa d’Avila) riformatrice dell’Ordine del Carmelo, nasce ad Avila il 28 marzo 1515 (Castiglia-Spagna) e muore a 67 anni nel monastero di Alba de Tormes nella notte del 4 ottobre 1582. [Ndr.: Sulla data della morte va fatta una precisazione, poiché s. Teresa muore il 4 e il funerale viene celebrato il giorno dopo, cioè il 15 di ottobre. Questo poiché in quella data avviene il passaggio al “calendario gregoriano” che, per allinearsi al calendario astronomico, sopprime 10 giorni così dal 4 si passa al 15]. Beatificata nel 1614 e canonizzata a quarant’anni dalla morte nel 1622, la santa viene proclamata Dottore della Chiesa da papa Paolo VI il 27 settembre 1970. È la prima donna a cui è stato riconosciuto questo titolo. La seconda sarà santa Caterina da Siena proclamata dottore la domenica successiva, il 3 ottobre 1970. È veramente difficile delineare la figura di Teresa d’Avila, santa “singolarissima e grandissima” come la definisce Paolo VI. Il papa, nel giorno del conferimento del titolo dottore della Chiesa, durante l’omelia, la presenta con parole piene di calore e di grande ammirazione: «la vediamo apparire davanti a noi, come donna eccezionale, come religiosa, che, tutta velata di umiltà, di penitenza e di semplicità, irradia intorno a sé la fiamma della sua vitalità umana e della sua vivacità spirituale, e poi come riformatrice e fondatrice di uno storico e insigne Ordine religioso, e scrittrice genialissima e feconda, maestra di vita spirituale, contemplativa incomparabile e indefessamente attiva; ... com’è grande! com’è unica! com’è umana! com’è attraente questa figura!». Maestra di vita spirituale, Teresa scrive pagine di grande profondità e di una semplicità che incanta perché non fa un discorso teorico, ma parla per esperienza personale e racconta con fedeltà quanto ella ha vissuto e sperimentato. La sua prima opera è la celebre autobiografia scritta su ordine del confessore nel 1565. È il Libro della vita, che lei chiama anche Libro delle misericordie di Dio. La santa vuole infatti evidenziare l’azione di Dio nella sua esistenza: parlare delle grazie che Dio le ha elargito e del suo modo di fare orazione, come scrive nel prologo. |
Ella propone loro un sicuro e intenso programma di vita che ha come centro l’orazione. La preghiera è essenziale per una sempre più profonda e intima unione con Dio e Teresa, nelle sue opere, ne svela tutti i segreti. La carmelitana parla del «gran bene che il Signore fa a un’anima quando la dispone ad applicarsi con buona volontà all’orazione» (Vita 8,4) e con grande semplicità afferma che la preghiera «non è altro che un intimo rapporto di amicizia, un trovarsi frequentemente da soli a soli con chi sappiamo che ci ama» (Vita, 8,5). Teresa ha molto sofferto nella sua vita: continue infermità e gravi malattie, prove e incomprensioni; è persino accusata di essere vittima di illusioni diaboliche. Un dolore particolare prova alla notizia “dei danni e delle stragi” compiute dai Luterani in Francia. Scrive: «Ho sofferto molto e come se io fossi o potessi qualcosa, piangevo con il Signore, e lo supplicavo di porre rimedio a tanto male». Non potendo agire come avrebbe voluto, perché “donna”, desidera grandemente che «avendo il Signore tanti nemici e così pochi amici, questi almeno gli fossero devoti. E così – continua la santa – venni alla determinazione di fare il poco che dipendeva da me: osservare i comandamenti evangelici con ogni possibile perfezione, e procurare che facessero altrettanto le religiose della casa» (Cammino di perfezione 1, 2). Devozione mariana di Santa Teresa d’Avila Negli scritti della santa troviamo numerosi riferimenti alla Vergine Maria. Teresa parla della sua devozione mariana, nata in famiglia e durata per tutta la vita, della continua protezione che riceve dalla Madonna, dell’esperienza e delle intuizioni sui principali misteri della vita di Maria. Nel primo capitolo della sua autobiografia, ricordando il momento più doloroso della sua infanzia, a distanza di quasi 40 anni, così scrive: «Ricordo che quando mia madre morì, avevo poco meno di dodici anni. Appena ne compresi la gran perdita, mi portai afflitta ai piedi di una statua della Madonna e la supplicai con molte lacrime a volermi fare da madre. Mi sembra che questa preghiera, fatta con tanta semplicità, sia stata accolta favorevolmente, perché non vi fu cosa in cui mi sia raccomandata a questa Vergine sovrana senza che ne venissi subito esaudita». E conclude con una frase lapidaria che ben esprime l’unione profonda e continua con la Vergine: «Ella, infine, mi fece sua» (Vita 1,7). Eletta priora del monastero dell’Incarnazione pone, al posto a lei riservato, una statua della Santa Vergine dicendo alle sorelle che la Madonna è la vera “priora”. Un anno dopo, mentre alla fine della Compieta le monache si accingono a cantare la “Salve Regina”, Teresa vede «la Madre di Dio scendere dal cielo fra una moltitudine di angeli e collocarsi al posto della Priora. […] Nostra Signora stette là per tutto il tempo della “Salve” e mi disse: “Hai fatto bene a mettermi qui. Io sarò presente alle lodi che s’innalzeranno a mio Figlio, e gliele presenterò”. Ciò detto, l’anima mia entrò in quell’orazione nella quale si gode della compagnia della SS. Trinità, mi parve che la Persona del Padre mi attirasse a sé, dicendomi parole molto soavi. Concludiamo con le frasi che santa Teresa d’Avila aveva scritto su un segnalibro posto nel breviario così da averle sempre sotto gli occhi. È una breve poesia molto nota, anche perché trasformata in canone (composizione musicale) dalla comunità di Taizé: «Nulla ti turbi, nulla ti spaventi; Maria Angela S. |