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GEREMIA.
IL LIBRO DELLA CONSOLAZIONE
(3)

 

I capitoli 30-33 sono il vertice o il cuore del libro di Geremia anzi un libretto dal titolo "Libro della consolazione". Esso raccoglie gli oracoli di salvezza in prosa e in poesia, pronunziati dal profeta, che l'autore finale del libro ha riunito per la comune tematica di consolazione o "risurrezione". Geremia annuncia che dopo la catastrofe dell'esilio provocata dall'infedeltà all'alleanza, il Signore ricondurrà Israele e Giuda nel paese dei loro padri (Ger 30, 1-3). Il profeta ha la certezza che la distruzione della città santa e l'esilio sono soltanto una parentesi perché Dio salverà il suo popolo dalla distruzione. Con i suoi oracoli, trasfigura le attese di una vittoria militare nella speranza di redenzione messianica perché Dio riunirà il suo popolo e questi, riunificato e pacificato, in possesso della sua terra, testimonierà la salvezza divenendone simbolo vivente. Dio che è fedele e non ha abbandonato il suo popolo ne cambia le sorti.

Scriviti le cose che ti ho detto

Il capitolo 30 si apre così: «Parola rivolta a Geremia da parte del Signore: "Così dice il Signore, Dio d'Israele: Scriviti in un libro tutte le cose che ti ho detto, perché, ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali cambierò la sorte del mio popolo, d'Israele e di Giuda- dice il Signore - e li ricondurrò nella terra che ho concesso ai loro padri e ne prenderanno possesso"» (30,2-3). Il cambio di sorti riguarda il ritorno dall'esilio babilonese, segno del ritorno al Signore dopo il peccato: «Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali cambierò la

sorte del mio popolo, d'Israele e di Giuda - dice il Signore - e li ricondurrò nella terra che ho concesso ai loro padri e ne prenderanno possesso (Ger 30,3; cfr. 31,23). Il ritorno dall'esilio è ritorno all'appartenenza a Lui, garantita dal cambio del cuore che solo il Signore può compiere. Confidare nelle possibilità umane è inutile e paradossale e Geremia paragona questa illusione a un maschio che urla come una partoriente pur sapendo di non poter partorire: «Provate a vedere se un maschio può partorire. Perché allora vedo tutti gli uomini con le mani sui fianchi come una partoriente? » ( cfr. 30,6). La piaga del peccato, che ha provocato il castigo divino, è incurabile e solo il Signore, l'unico capace di rendere possibile l'impossibile, può curarla e cicatrizzarla. «Così dice il Signore: "La tua ferita è incurabile, la tua piaga è molto grave"» (v. 12) e per questo: «Curerò la tua ferita e ti guarirò dalle tue piaghe». A partire dal v. 18 dopo la ripetizione del cambio della sorte, seguono immagini che ritraggono la città ricostruita, la discendenza che si moltiplica, i canti di lode che la inondano, le guide del popolo ristabilite ( cfr. 30,18-21). Allora si realizzerà l'alleanza che era stata infranta: «Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio» (v. 22).

Nel deserto ti fidanzerò

Il capitolo 31 a partire dalla tematica del deserto e del fidanzamento, che richiama Osea (2, 16), annuncia: «Ha trovato grazia nel deserto un popolo scampato alla spada; Israele si avvia a una dimora di pace» (31,2). Israele ha visto il Signore da lontano, camminando si è avvicinato a Lui, riscoprendone l'amore fedele: «Ti ho amato di amore eterno, per questo continuo a esserti fedele. Ti edificherò di nuovo e tu sarai riedificata, vergine d'Israele» (31,3). Il verbo edificare evoca sia la costruzione di un edificio e in senso spirituale la costruzione di una persona, che viene ti-formata. Ed ecco l'annuncio della pace sperata, in forza dell'amore fedele di Dio, che come canta il Salmo 126, farà ritornare nella gioia quelli che erano partiti nel pianto: «Erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni; li ricondurrò a fiumi ricchi d'acqua per una strada dritta in cui non inciamperanno, perché io sono un padre per Israele, Èfraim è il mio primogenito» (31,9). Dio si presenta nell'immagine dello sposo fedele ma anche del padre che accoglie il figlio che ha abbandonato la strada ( cfr. 31,20). Il profeta quasi a forma di salmo invitatorio annuncia a tutti i popoli la salvezza che Dio sta per compiere: «Ascoltate, genti, la parola del Signore, annunciatela alle isole più lontane e dite: "Chi ha disperso Israele lo raduna e lo custodisce come un pastore il suo gregge"» (31, 1 O). Dio riscatta dal male, da ogni male! Geremia è convinto che la realtà nuova nasce dalla sofferenza come la vita nasce dal parto. Il profeta Geremia non è, dunque, uno che si lamenta o che piange dinanzi alle rovine di Gerusalemme come se tutto fosse finito, ma è un vero combattente che sorretto dalla fede vede la realtà nella sua crudezza ma afferma che il male non ha l'ultima parola e con coraggio canta la gioia dell'amore eterno di Dio per il suo popolo.

La donna circonderà l'uomo

Segue una frase molto enigmatica: «la donna circonderà l'uomo» (cfr. 31,22). Come mai è la donna che circonda l'uomo e non viceversa? Compresa in senso letterale può significare l'abbraccio tra uomo e donna, ma itermini ebraici alludono a un significato più profondo. Il termine donna allude alla debolezza della sua categoria mentre quello che allude all'uomo lo indica come l'eroe. La donna in questione rappresenta Gerusalemme che circonda gli eroi dai quali era stata circondata. La situazione è capovolta: il debole sostiene il forte, significando che Gerusalemme, immagine dell'umanità peccatrice, abbraccia il vero eroe, il suo Signore. Questa è la realtà nuova che Dio sta per fare! San Girolamo in questa immagine vede anche un'allusione mariana. Se circondare è sinonimo di avvolgere, l'immagine è materna e richiama Maria che avvolge Gesù nel suo grembo. Nell'interpretazione di Girolamo la cosa nuova che Dio fa sorgere sulla terra è la nascita di Gesù, che realizza un'alleanza, senza precedenti. Dio che promette di "ristorare chi è stanco e saziare coloro che languono" ( cfr. 31, 25) a nome del profeta annuncia di realizzare Lui stesso ciò che Geremia comprese di dover compiere con la sua missione: <<Allora, come ho vegliato su di loro per sradicare e per demolire, per abbattere e per distruggere e per affliggere con mali, così veglierò su di loro per edificare e per piantare» (31,28). Lo realizzerà con una alleanza che non ha paragoni con quella sinaitica perché sarà radicalmente nuova: «Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali con la casa d'Israele e con la casa di Giuda concluderò un'alleanza nuova. Non sarà come l' alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d'Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore» (31,31-33). L'alleanza sinaitica, sembra dire Geremia, è fallita in quanto come i sovrani del- 1' epoca, Dio ha consegnato le sue leggi su tavole di pietra, scritte all'esterno dell'uomo (Es 31, 18; 34,28; cfr. Es 24,4. 7). Questa alleanza richiedeva un'obbedienza attenta che il popolo di Israele non seppe vivere, rompendo il rapporto con Dio che, però, non ha cessato di amare il suo popolo. La promessa di un'alleanza nuova mostra che Dio è appassionato, desideroso di riconciliazione, pieno di compassione. Per questo fa nascere, in maniera impensabile, la vita dalla morte.

Una legge scritta nel cuore

La nuova alleanza, scritta nel cuore, infatti, costituisce un superamento della legge scritta sulle tavole di pietra e rende ragione del messaggio profetico che criticava il rapporto con Dio basato su gesti rituali. La novità riguarda l'interiorità in contrasto con esteriorità. Se la legge verrà scritta sul cuore, l'impulso di agire secondo le istruzioni di Dio verrà dal di dentro, liberamente, perché ci sarà una "connaturalità" con la volontà di Dio. Non ci sarà nessun bisogno di specialisti della Legge come aveva dichiarato il profeta: «Come potete dire: "Noi siamo saggi, perché abbiamo la legge del Signore"? A menzogna l'ha ridotta lo stilo menzognero degli scribi!» (Ger 8,8). Alcuni studiosi suppongono che la fallita riforma di Giosia di cui Geremia fu testimone potrebbe aver favorito quest'oracolo. Colpisce, infatti, il silenzio del profeta al riguardo della riforma di cui condivide le finalità! Forse giudicò insufficiente e superficiale la conversione del popolo? (cfr. 3,6- 8.13; 11,8). La necessità del cuore nuovo e della legge di Dio scritta in esso potrebbe essere stata favorita da questa esperienza! L'oracolo sulla nuova alleanza non ha paralleli intertestuali nella Bibbia ebraica tanto è stato sconvolgente. L'ideale annunciato in Ger 31,31-34 divenne piena realtà umana nel cuore e nella vita di Gesù e il Nuovo Testamento ne mostra la realizzazione. Anzitutto in Paolo e Luca i quali - a differenza di Matteo e Marco che parlano solo di alleanza- nel racconto dell'istituzione eucaristica mostrano Gesù che interpreta la sua morte come "nuova alleanza": «"Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me". E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi"» (cfr. lCor 11,25; Le 22,20). L'Eucaristia celebrata prima della Passione interpreta la morte in croce di Gesù come dono volontario e la Croce, compresa alla luce dell'Eucaristia, ricorda che Gesù, accettando la sua morte sulla croce, realizza la nuova alleanza nel suo sangue, senza altre mediazioni. Soltanto con la morte di Gesù in croce, che «mosso dallo Spirito eterno, offrì sé stesso senza macchia a Dio» ( cfr. Eb 9, 14) si realizza la nuova ed eterna alleanza che non ha precedenti (cfr. Eb 8,6-13; 10,1-18). L'apostolo Paolo specifica, poi, che lo Spirito Santo, dono del Risorto ai credenti, scrive Cristo nei cuori rendendoli "lettera di Cristo", cioè sua comunicazione vivente: «È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani» (2Cor 3,3). Il libro della consolazione continua poi con una serie di aggiunte in prosa, nelle quali si riprendono i temi degli oracoli precedenti. Significativo il gesto di Geremia durante l'assedio dei babilonesi, quando mentre si trova in carcere acquista un campo, come pegno di un avvenire felice (Ger 32,1-44) e promette la restaurazione di Giuda e di Gerusalemme (Ger 33,1-13).

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

1) Quale aspetto del "libro della consolazione" sento rivolto personalmente a me?

2) Lo Spirito di Gesù risorto, versato nei nostri cuori (Rom 5,5), ci fa vivere la relazione di alleanza, nata dalla Croce e resa presente nell'Eucaristia. Quali tratti la caratterizzano?

3) Leggi Ger 31,25 alla luce di Mt 11, 28-30, testo che al nostro Fondatore spalancò gli orizzonti del carisma paolino e nella preghiera domanda al Signore di desiderare il legame con Lui, unico ristoro dell'anima, pace del cuore, via da imparare, percorrere e far conoscere.

Suor Filippa Castronovo, fsp