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SANTA CATERINA DA SIENA
E LA MADONNA
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Il suo amore è tutto per Gesù Cristo, in particolare per Cristo Crocifisso. Ella parla spesso del Sangue di Cristo versato sulla Croce ed effuso sul mondo attraverso la Chiesa, suo Corpo mistico. «La Chiesa - scrive Caterina - non è altro che esso Cristo» (Lettera 171). La santa ama, dunque, Cristo e la Chiesa che per lei è Cristo stesso e il Papa che chiama "dolce Cristo in terra" verso il quale si deve obbedienza e affetto filiale. Per la Chiesa del suo tempo, lacerata da divisioni e bisognosa di rinnovamento, Caterina prega, opera, soffre e si offre. Prega il Signore con queste parole: «Per l'onore del tuo nome e per la santa tua Chiesa, io berrò volentieri il calice di passione e di morte, come sempre ho desiderato di bere; tu ne sei testimone, da quando, per grazia tua, ho cominciato ad amarti con tutta la mente e con tutto il cuore» (Vita, n. 346).
Pochi mesi dopo la sua offerta, consumata dalla sofferenza e dai digiuni, muore a Roma a soli 33 anni, come il suo amato Signore. È il mattino di domenica 29 aprile 1380. Viene canonizzata nel 1461. Nel 1939 papa Pio XII la proclama "Patrona d'Italia" con san Francesco d'Assisi. Nel 1970 riceve il titolo di Dottore della Chiesa da Paolo VI ed infine nel 1999 Giovanni Paolo II la proclama Compatrona d'Europa con santa Brigida e santa Benedetta della Croce (Edith Stein). Mistica con doni straordinari - frequenti estasi, matrimonio mistico e le stigmate ricevute cinque anni prima della morte-, Caterina è una persona semplice e concreta, una donna ricca di umanità che, perfezionata dalla grazia, è resa esperta "nella conoscenza delle cose divine e delle umane". Nella seconda metà del Trecento, periodo difficile, violento e tumultuoso, la vergine senese compie opera di pacificazione e di riconciliazione tra famiglie rivali e nelle città italiane dilaniate da divisioni. Con coraggio, lei che aveva chiesto al Signore il dono della fortezza, agisce e interviene nella vita politica ed ecclesiale fino al rischio della propria vita. Compie diversi viaggi, anzitutto ad Avignone per esortare il Papa a ritornare alla sua sede legittima. L'ultimo viaggio lo compie a Roma - dove resterà fino alla morte - per sostenere papa Urbano VI all'inizio dello scisma d'Occidente. Paolo VI riteneva santa Caterina «singolarissima

donna, non mai abbastanza studiata e celebrata» (Omelia, 30aprile1969). Forse questo è vero anche ai nostri giorni! Tantissimo, però, la vergine di Fontebranda avrebbe da dire a noi, donne e uomini d'oggi, con la sua passione per la giustizia, con la sua opera di "ambasciatrice" di pace e riconciliazione (sia con l'azione che con gli scritti), con il suo ardente amore per Gesù Cristo e la sua Chiesa per la quale ha dato la vita. Lei ci insegna che l'amore vero si dona e si sacrifica!

Santa Caterina e la "dolce madre Maria"

«Al nome di Gesù Cristo Crocifisso e di Maria Dolce». Santa Caterina pone questa frase all'inizio di tutte le sue lettere - l 'Epistolario ne comprende ben 382- e della sua opera principale Il Dialogo della Divina Provvidenza, capolavoro di spiritualità che la santa detta agli scrivani sotto l'ispirazione dello Spirito Santo. Queste parole ci dicono che al centro della sua fede e della sua vita ci sono il Crocifisso e la Vergine Maria: una madre piena di dolcezza e di tenerezza per i suoi figli. E con questa madre al suo fianco, Caterina percorrerà tutta la vita. La sua devozione mariana si manifesta molto presto. Ancora bambina di pochi anni amava recitare spesso l'Ave Maria e nel salire e scendere le scale di casa si inginocchiava ad ogni gradino ripetendo il saluto angelico, come dirà lei stessa al beato Raimondo da Capua (o.p.), suo confessore e biografo. Amava molto il giorno di sabato che chiamava "il dì di Maria" e tutte le feste mariane; usava recitare l'ufficio della Vergine e digiunare il sabato secondo una pratica in uso a quel tempo. A sette anni, con piena coscienza, fa il voto di perpetua verginità, ispirandosi a Maria, la prima consacrata ed esempio eccelso di consacrazione a Dio, chiedendo alla Madre il suo sostegno per vivere in pienezza la sua scelta. Sarà ancora Maria a fare da intermediaria nelle nozze mistiche della santa con Cristo prendendola per mano e presentandola a Gesù. Caterina prega con insistenza la Vergine per avere un confessore che la guidi "a compiere ciò che sarebbe più grato a Dio" e Maria, Madre di grazia e di misericordia, l' esaudisce. Nel 1374, il Capitolo generale dei Domenicani incarica fra' Raimondo da Capua, un sacerdote secondo il cuore di Maria (che poi diventerà Maestro Generale dell'Ordine), di assistere e guidare la santa come padre spirituale. Il beato Raimondo diventa anche suo discepolo e, come figlio spirituale, la chiama "mamma" e "maestra" mentre Caterina si rivolge a lui nelle lettere dicendogli «padre e figliolo mio caro in Gesù Cristo». Per la santa la devozione verso la Vergine Maria è garanzia di salvezza eterna per ogni persona, anche per i grandi peccatori, e cita un caso particolare. Dice il Padre celeste: «lo non avevo dimenticato la riverenza e l'amore di lui verso la dolcissima madre dell'Unigenito mio Figliuolo, Maria. Alla quale, per riverenza del Verbo, è dato questo dalla mia bontà: che chiunque, giusto o peccatore, l'abbia in debita riverenza, non sia preso né divorato dal demonio infernale. Ella è come un'esca, posta dalla mia bontà per prendere le creature umane» (Dialogo, 139). È un'immagine davvero singolare! (continua)

Maria Angela S.