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SANTA CATERINA DA SIENA
E LA MADONNA
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Non solo santa Caterina prega la Vergine e si sente sostenuta dalla “dolce madre Maria”, ma compie ogni scelta e ogni azione apostolica con Lei, alla sua presenza. Infatti, è la Madonna che fa sapere alla vergine senese che la salvezza di molte anime dipende da lei e la santa si impegna in un apostolato del tutto particolare: accompagnare i condannati a morte, portarli al pentimento e alla confessione e supplicare Dio per la loro anima. A questo proposito è interessante la testimonianza di Caterina in una lettera al suo confessore. La santa attendeva il condannato sul luogo del supplizio «con continua orazione e presenza di Maria». «E – prosegue il racconto – costrinsi Maria e dissi che io voleva questa grazia che in su quel punto (al momento dell’esecuzione) gli desse un lume e una pace di cuore e poi il vedessi tornare al fine suo (a Dio)» (Lettera 273). Maria le ottiene la grazia. Il condannato, infatti, arriva come un “agnello mansueto” e, ponendo il capo sul ceppo, ripete il nome di Gesù e di Caterina. La santa esulta e gioisce: «O quanto era dolce e inestimabile a vedere la bontà di Dio!».
La carità di Caterina è eroica. Lei vive quella realtà che desidera e auspica per i suoi figlioli, in particolare per il suo confessore, vederli cioè immersi nel sangue e nell’amore che sgorgano dal costato di Cristo.
Scrive infatti: «con desiderio di vedervi affocato (pieno d’ardore) e annegato in esso dolcissimo sangue suo, il quale sangue è intriso con fuoco dell’ardentissima carità sua. (…) Sangue e fuoco, inestimabile amore!» (Lettera 273).

Nel giorno dell’Annunciazione

Un anno prima della morte, nella festa dell’Annunciazione, Caterina compone una bellissima preghiera alla Santa Vergine in cui esprime tutto il suo amore filiale e il suo pensiero mariano dall’elevato contenuto teologico. Sono parole da meditare a lungo e da contemplare.
«Oggi – scrive la santa – la mia preghiera è ardita, perché questo è il giorno delle grazie e so che a te, Maria, nessuna cosa è negata».

All’inizio del testo Caterina tesse le lodi alla Vergine, ma subito arriva al centro del mistero salvifico, alla passione di Cristo e alla sofferenza della Madre, unita al Figlio nella passione in quanto la carne percossa di Gesù era la sua stessa carne.
«O Maria! Maria, tempio della Trinità! O Maria, portatrice del fuoco! Maria dispensatrice di misericordia. Maria, da cui è germogliato il frutto. O Maria, che hai ricomprato il genere umano, perché portando nel tuo seno il Verbo, fu ricomprato il mondo: Cristo lo ricomprò con la sua passione e tu col dolore del corpo e della mente».
La santa esalta le virtù della Vergine, in particolare l’umiltà per la quale ella piacque a Dio Padre.
«O Maria vaso d’umiltà, in cui arde la luce della vera conoscenza, con la quale ti sei innalzata al di sopra di te, e sei piaciuta all’eterno Padre, che ti prese e attirò a sé amandoti di un amore singolare. Con la luce e il fuoco della tua carità hai attirato la sua divinità a chinarsi e venire in te, benché prima sia stato spinto dal fuoco ardente della sua inestimabile carità a venire a noi».
La vergine senese usa diverse immagini per esprimere il ruolo particolare di Maria nell’economia della salvezza ed evidenzia poi il rapporto unico di Maria con ogni Persona della Trinità.

«Tu, o Maria, sei divenuta il libro nel quale oggi è scritta la nostra regola: Gesù Cristo. In te oggi è scritta la sapienza dell’eterno Padre, in te si manifesta oggi la fortezza e la libertà dell’uomo. Dico che si mostra la dignità dell’uomo perché se guardo in te, Maria, vedo che la mano dello Spirito Santo ha scritto in te la Trinità, formando in te il Verbo incarnato, Figlio unigenito di Dio: ci ha scritto la sapienza del Padre, cioè lo stesso Verbo; ci ha scritto la potenza, perché fu potente a fare questo grande mistero; ci ha scritto la clemenza dello Spirito Santo, perché solo per grazia e clemenza divina fu ordinato e compiuto un mistero così grande».
Caterina, parlando del libero “sì” della Vergine, riprende il tema della fortezza e della libertà dell’uomo, libertà talmente sacra che nessuno può violare, né demonio né alcun’altra creatura e... nemmeno Dio. Quanto è grande la dignità della persona umana!
«In te ancora, o Maria, oggi si dimostra la fortezza e la libertà dell’uomo perché, dopo la deliberazione di un così grande e alto consiglio, è mandato a te l’angelo ad annunciarti il mistero del consiglio divino e a cercare la tua volontà, per cui il Figlio di Dio non discese nel tuo grembo prima che tu lo consentissi con la tua volontà. Aspettava alla porta della tua volontà che tu gli aprissi, perché voleva venire in te; e giammai vi sarebbe entrato se tu non gli avessi aperto dicendo: «Ecco, sono la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola». Dunque si dimostra in modo manifesto la fortezza e la libertà della volontà, perché non si può fare alcun bene o alcun male senza la volontà …».
E rivolgendosi poi alla propria anima la santa aggiunge: «Oggi ti è mostrato che, benché tu sia stata fatta senza di te, non sarai salvata senza di te». Riprendendo il tema dell’umiltà, umiltà che è vera conoscenza di sé, leggiamo e meditiamo uno splendido passo del Dialogo in cui Maria, in cammino verso Betlemme, indica a noi viandanti il luogo dove incontrare Gesù.
«Tu vedi questo dolce e amoroso Verbo nascere in una stalla, essendo Maria in cammino, per mostrare a voi viandanti che dovete sempre rinascere nella stalla del conoscimento di voi, dove troverete me, che nasco, per grazia, dentro l’anima vostra» (Dialogo, 151). Concludendo, ascoltiamo un’ultima parola di Caterina: è l’esortazione che rivolge a un suo discepolo e che ripete anche a ognuna di noi: «Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutta Italia» (Lettera 368). “... in tutta la Chiesa, in tutto il mondo. Di questo “fuoco” ha bisogno l’umanità anche oggi ed anzi forse più oggi che ieri» (san Giovanni Paolo II, omelia 29 aprile 1980).

Maria Angela S.