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DAVIDE. FINALMENTE RE
DI TUTTO IL POPOLO
(3)

 

La vittoria sul gigante Golia diventa l’inizio dell’ascesa al trono per il giovane Davide, che sarà segnata da successi e persecuzioni da parte di Saul. Gli eventi che riguardano questa storia sono narrati nel secondo libro di Samuele. La nostra riflessione vuole evidenziare quegli eventi che più facilmente ci introducono nella figura complessa di questo importante personaggio “re, credente, uomo” (cfr. D. Scaiola), ed insieme “santo e peccatore”. Dopo la vittoria sui Filistei «Saul lo prese con sé e non lo lasciò tornare a casa di suo padre» (cfr.1Sam 18,1). In quell’occasione Davide stringe anche una fraterna e solida amicizia con Gionata, figlio del re, che «lo amò come sé stesso » (1Sam 18,2), una figura di amico autentico, fedele e generoso, libero da invidia e odio (Aelredo di Rievaulx lo presenta come uno dei modelli dell’amicizia). Gionata diede a Davide «Il mantello che indossava e vi aggiunse i suoi abiti, la sua spada, il suo arco e la cintura”

(cfr. 1Sam 18,1.3-4), e per ben due volte lo salverà dall’ira omicida del padre (1Sam 19,2; 20,1-42).

La tensione con Saul

L’avversione del re comincia a sorgere quando, al ritorno dalla guerra vittoriosa, le donne lo celebrano con danze e canti di lode. Il canto, in realtà, nomina anche Saul ma accentua che vi è uno migliore di lui (1Sam 18,7). Davide, agli occhi di Saul, incarna il rigetto di Dio nei suoi riguardi e, soggiogato da uno spirito cattivo, scaglia la sua lancia contro di lui mentre, come altre volte, suonava la cetra per calmare il suo animo. «Ma Davide gli sfuggì per due volte» (1Sam 28,11). Allora Saul, sapendo che il Signore si era ritirato da lui (1Sam 18,12), per provocarne la morte, lo costituisce comandante delle sue truppe e lo invia in battaglia (ovviamente sperando che perisca). Davide, però, riusciva in tutte le sue imprese, poiché il Signore era con lui (1Sam 18,8; cfr. Gen 39,2. 40).
Con il crescere del successo di Davide cresce pure la paura in Saul che cerca di eliminarlo in vari modi. Il re Saul promette a Davide in moglie Merab, la sua figlia maggiore (1Sam18,17) ma a patto che vada a combattere contro i filistei nella speranza che muoia. Nel frattempo Saul concede Merab ad un altro. Ritornato vivo al suo posto gli promette Mikal in cambio, però, come prezzo delle nozze, di “prepuzi di cento filistei” (per indicare che non erano uomini di Israele, cfr. 1Sam 18,20-27). Davide esce illeso anche da questa seconda battaglia perché Dio era con lui e può sposare Mikal che lo ama. Saul, suo malgrado, si trova ad averlo, in quanto genero, membro della sua famiglia. Il rancore s’inasprisce e Saul escogita altri tentativi per farlo morire ma Gionata e la moglie Mikal lo salvano. Gionata, venutolo a sapere, lo informa e Mikal lo aiuta a fuggire dalla finestra e fingendo che sia ancora a letto malato.
Davide infine si rifugia da Samuele. Quest’esperienza si fa preghiera nei Salmi 18 e 35, detti di Davide, che esprimono la sofferenza del giusto perseguitato il quale non si fa giustizia con le proprie mani ma affida a Dio la sua causa. Saul, saputo che Davide si trova presso Samuele, invia alcuni uomini a catturarlo. L’episodio è ironico e pure gustoso (1Sam 19,20-24). I messaggeri, per due volte giunti sul posto, investiti dallo spirito di Dio, si mettono anche loro a profetare con Samuele e la comunità dei profeti. Lo stesso accade anche a Saul (vv. 22- 24) che, giunto a Naiot di Rama, inizia a profetare davanti a Samuele, rimanendo nudo durante quel giorno e tutta la notte. Saul aveva già profetato mosso dallo Spirito (1Sam 10,10-12) ma ora la situazione è diversa: il Signore non è più con lui ed egli è in preda ad uno spirito cattivo! La discesa dello Spirito su di lui ferma il persecutore e salva Davide dalla morte. La scena di Saul rimasto nudo tutto quel giorno e quella notte, mentre lo ridicolizza, ne mostra la radicale debolezza e il suo essere esposto agli altri, senza abiti, cioè, senza alcuna protezione. Davide in fuga, dopo aver incontrato Gionata, giunge a Nob dal sacerdote Abimechek dal quale ottiene i pani sacri per sfamarsi e la spada con cui uccise Golia. Questo episodio è ripreso da Gesù nella disputa sull’osservanza del sabato (Mt 12,1- 7), riferendosi a questo testo interpreta la vera obbedienza a Dio. Saul, divorato dall’ira, fa uccidere Abimelech e tutti i sacerdoti del Signore.

Vita da brigante

Davide, nel frattempo, diventa capo di una banda di disperati, una “specie di brigante o bandito” e, con loro, combatte i filistei, diventando, in seguito, loro vassallo (cfr. 1Sam 27,1-3). Due episodi di queste narrazioni sono importanti: l’incontro di David e Saul nella caverna e il furto della brocca e della lancia (1Sam 24,1-20; 26,1-12). Essi mostrano il rispetto di David per Saul al quale risparmia la vita perché “consacrato dal Signore”. I due episodi fanno da cornice all’incontro di Davide con Abigail (la donna che lo salva dall’ira omicida che abbiamo già approfondito: cfr. 1Sam 25). Il testo biblico afferma che non bisogna uccidere nessuno né il consacrato per quanto violento né lo stolto Nabal. Saul dinanzi alla “misericordia” di Davide si placa: lo chiama “figlio mio” e si mostra pentito. Davide si comporta da figlio anche se in Saul non può riconoscere la figura del padre. I due si separano e percorrono cammini antitetici: Davide rifugiatosi presso i Filistei, viene cacciato; Saul presso la profetessa di Endor, consulta lo spirito di Samuele, che gli conferma la sua rovina (cfr. 1Sam 28). Davide vince la guerra contro gli Amaleciti, mentre Saul, sconfitto dai Filistei, muore ucciso da un soldato amalecita che, per aver ucciso il consacrato del Signore, verrà ucciso dalle guardie del corpo di Davide. Il racconto culmina con il lamento funebre che Davide intona per Saul e Gionata. Il canto esprime il contrasto fra ciò che prima era posto in alto e che ora è caduto in basso.

Promessa di una discendenza eterna

Davide diventa re dopo diverse battaglie. Le tre diverse consacrazioni lo evidenziano: diviene prima re di Giudea a sud (2Sam 2,1- 49); dopo re di Israele al nord (2Sam 5,1-3) e, infine, a Gerusalemme (2Sam 5,6-10) in un’alleanza tra nord e sud che conclude la guerra civile tra la casa di Saul e di Davide (2Sam 5,1-5). Viene data una particolare importanza alla conquista della cittadella controllata dai Gebusei: «Davide espugnò la rocca di Sion, cioè la Città di Davide» (2Sam 5,7) che si trova al centro della regione montuosa. A Gerusalemme Davide stabilisce la capitale del regno unito (2Sam 5,6-6,23), fa costruire il palazzo di cedro e la sua dimora (2Sam 5,9-16). Vi fa trasportare l’Arca che da Kiriat-Iearim raggiunge la casa di Obed- Edom, poi tre mesi dopo entra a Gerusalemme in una solenne processione guidata dallo stesso re Davide, che funge da cantore, danzatore e sacerdote (2Sam 6,1-23). Questo episodio suscita il dissenso di Mikal (cfr. 2Sam 6,5.20) ma Davide le risponde: «L’ho fatto dinanzi al Signore, che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi capo sul popolo del Signore, su Israele; ho danzato davanti al Signore. Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi occhi, ma presso quelle serve di cui tu parli, proprio presso di loro, io sarò onorato!» (2Sam 6,21-22).
Il testo esalta l’incontro tra Dio che entra in Gerusalemme con l’Arca dell’Alleanza (2Sam 6) e Davide (2Sam 7) e assicura che Dio il quale ha accompagnato il suo eletto (Davide) e il suo popolo, anche per il futuro darà stabilità al popolo e una discendenza al re, il cui regno sarà per sempre (2Sam 7-9).

Casa solida e casato perenne

La promessa, narrata nel capitolo 7, proviene da diversi stadi redazionali ed è costruita sull’equivoco. Lo stadio finale del testo, mostra Davide preoccupato di costruire una «casa/tempio» a Dio dove porvi l’Arca attorno alla quale unificare le dodici tribù ancora fragili e divise. Con questo intento confida a Nathan, il profeta di corte, il suo progetto: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Nathan acconsente: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te». Ma quella stessa notte il Signore li contraddice capovolgendo la loro decisione. Basandosi sul duplice significato del termine “bayt” che significa “casa/tempio” e “casato/ stirpe”, il Signore per bocca del profeta non solo rifiuta una “casa”, come per esserne protetto, ma afferma che sarà Egli stesso a costruire un «casato» a Davide, cioè, una discendenza perenne. Il discorso presenta questi aspetti: 1) non tu costruirai una casa, ma un altro; 2) non tu costruirai una casa, ma io; 3) tu non costruirai una casa, ma qualcos’altro. La frase “non tu farai a me una casa, ma io farò per te un casato” riguarda la promessa dinastica, approfondita dai salmi 89 e 132.
Il rapporto tra Dio e la stirpe davidica è formulato in termini di alleanza: «Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio» (2Sam 7,14). La benevolenza (hesed) di Dio assicura la perpetuità alla discendenza. L’attenzione si sposta quindi da Davide al figlio Salomone che edificherà il Tempio (1Re 6-9). Il Dio dell’Esodo continua ancora, ma nella discendenza davidica, consolidandone il regno ed elevando il re alla condizione di figlio. Gli studiosi osservano, però, che Davide non ha costruito il tempio perché troppo impegnato nelle guerre (cfr. 1Re 8,18; 1Cr 22,8; 28,3). La promessa di una discendenza futura si capirà in modo più completo alla luce di Gesù, il vero Messia: dal casato/discendenza di Davide uscirà il Messia pastore e re che darà la vita per Israele e per l’umanità intera. Come Davide, il Messia nascerà a Betlemme, cavalcherà un asino e non un cavallo ma a differenza di Davide, offrirà un tempio nuovo nella carne del suo corpo e nella verità della sua umanità (cfr. Gv 2,20-23). A Davide, che vuole costruirgli una “casa/ tempio” grandiosa, Dio risponde con la scelta di una piccola casa dove abita una sconosciuta ragazza di Nazareth villaggio senza importanza. «Da Nazareth può venire qualcosa di buono?» (Gv 1,49). La lettura biblica successiva di questo (cfr. 1Cronache 17,1.27 III secolo a.C.) concentra l’attenzione sulla figura di Davide e di Salomone in relazione al Tempio e alla concezione politica teologica teocratica. Forse per questa ragione, notano diversi esegeti, Gesù ha rifiutato il titolo di «Messia» e di «Figlio di Davide» secondo quelle attese politiche perché il suo modo di regnare è quello di dare la vita e il suo trono è la croce.

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE

1) «Dio era con lui»: era con Davide (1Sam 18,14; 2Sam 5,10); era con Giuseppe quando era schiavo in Egitto (cfr. At 7,9), per proteggerlo. Era con Gesù che passando faceva del bene (cfr. Atti 10,38). A noi membri della famiglia paolina ricorda con forza l’invito del Fondatore: «Non temete; io sono con voi». Che cosa suscita nel tuo cuore questa esperienza?

2) Leggi 1Sam 24,1-20; 26,1-12: chi e che cosa ti richiama la misericordia di Davide?

3) Leggi 2Sam 7,1-28 e domandati: qual è la sottile tentazione di Davide divenuto re? In che cosa consiste la correzione di Dio? Focalizzo i sentimenti che emergono dall’umiltà di Davide che si lascia correggere da Dio e ringrazio Dio per l’assistenza che mi ha dato in tutta la mia vita.

Suor Filippa Castronovo, fsp