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LA MADONNA DEL SABATO SANTO

 

La Madonna del Sabato Santo è il titolo della lettera pastorale che il cardinale Martini indirizzò all’arcidiocesi di Milano nel 2000. Scritta nell’anno del Grande giubileo – definito il “sabato del tempo” e il “sabato dei sabati” secondo il Levitico – la lettera è un invito a riscoprire la santità del tempo, “avvolto dalla benedizione di Dio”.
Nella prospettiva del passaggio del millennio, Martini offre degli spunti di riflessione per rispondere alla duplice domanda: dove siamo e dove stiamo andando? Lo fa meditando come Maria e gli apostoli hanno vissuto il loro “Sabato santo”.
Dopo più di vent’anni l’analisi e le riflessioni dell’Arcivescovo sono sempre attuali, ma vorrei riprendere solo il secondo capitolo, quello centrale della lettera, dal titolo “Il Sabato santo di Maria”, suddiviso a sua volta in tre parti.

Il cardinale si rivolge direttamente alla Vergine, dialoga con Lei e contempla come Maria ha vissuto i momenti terribili della crocifissione e morte del Figlio.
La Madre li ha vissuti nella fede, nella speranza fiduciosa e nella carità feconda.
Seguiamo il percorso che l’autore ci propone.

1. «Tu nel sabato del silenzio di Dio sei e rimani la “Virgo fidelis” e ci ottieni la “consolazione della mente”»

Tu, o Maria, sei la Vergine credente che ci ripeti le parole di Gesù: “Se avrete fede pari a un granellino di senapa...!” (Mt 17,20). Tu, nell’immenso tuo dolore, hai continuato a credere e sei rimasta fedele al progetto di Dio su di Te e sul tuo Figlio Gesù, come ti aveva rivelato l’angelo Gabriele.

Tu desideri che anche noi siamo partecipi della tua consolazione, quella che viene dalla fede. Tu conosci bene quanto afferma san Paolo: il Padre misericordioso «ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio» (2Cor 1,4). Diverse sono le consolazioni che riceviamo dal Signore, quella della mente è un dono che ci fa intuire l’unità e la bellezza delle verità della fede e ci fa comprendere che nella Scrittura tutto è collegato e converge nella morte e risurrezione di Gesù.
È luce che illumina la mente e fa percepire l’opera di Dio in noi e nella storia e, nonostante la sofferenza, ci dà una pace profonda.
È anche custodire e meditare nel proprio cuore, come hai fatto tu, o Vergine, quegli eventi dell’agire di Dio che non comprendiamo (cfr. Lc 2,19.51).

O Maria, «Tu hai ricevuto il dono di poterti fidare fino in fondo del disegno di Dio e ne hai riconosciuto nel tuo intimo la potenza e la gloria. Tu ci insegni così a credere anche nelle notti della fede, a celebrare la gloria dell’Altissimo nell’esperienza dell’abbandono, a proclamare il primato di Dio e ad amarlo nei suoi silenzi e nelle apparenti sconfitte. Intercedi per noi perché non ci manchi mai quella consolazione della mente che sostiene la nostra fede» (p. 28).

2. «Tu nel sabato della delusione sei la Madre della speranza e ci ottieni la “consolazione del cuore”»

Nello smarrimento, nelle delusioni che proviamo nel nostro cuore, tu, o Maria, ci ripeti ancora le parole del tuo Gesù: “con la vostra perseveranza salverete le vostre anime” (Lc 21,19).
I discepoli le avevano ascoltate direttamente dal Maestro, ma, in quelle terribili ore, la paura aveva avuto il sopravvento ed erano fuggiti. Tu sola sei rimasta ad attendere e a sperare contro ogni speranza.
Insegnaci a perseverare, nonostante le difficoltà, le incomprensioni e il buio che talvolta ci avvolge e ottienici la consolazione della speranza o “consolazione del cuore”.
È una grazia che tocca la sensibilità e gli affetti profondi, che porta ad aderire alla promessa di Dio aspettando il suo compimento.
Fa’, o Maria, che superiamo le nostre impazienze e ci teniamo saldi alla parola del tuo Gesù che, sola, fa “ardere” il nostro cuore.
«Noi ti preghiamo, o Madre della speranza e della pazienza: chiedi al tuo Figlio che abbia misericordia di noi e ci venga a cercare sulla strada delle nostre fughe e impazienze, come ha fatto con i discepoli di Emmaus. Chiedi che ancora una volta la sua parola riscaldi il nostro cuore (cfr. Lc 24,32)» (p. 31).

3. «Tu nel sabato dell’assenza e della solitudine sei e rimani la Madre dell’amore e ci ottieni la “consolazione della vita”»

O Maria, il tuo tanto soffrire ha come frutto la generazione di un popolo di credenti. Sotto la croce hai accolto Giovanni come figlio e in lui tutti noi.
Come Gesù – scrive san Paolo – “mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,20) e come il Padre “non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi” (Rm 8,32), così Tu, o Maria, ti sei donata e consegnata all’amore di Dio divenendo madre di una nuova umanità.
Nel Sabato santo, nel momento più buio della tua vita, Dio ti ha sostenuto con la consolazione donandoti una forza interiore per resistere nella prova.
È la “consolazione della vita” che ci permette di restare saldi nei momenti più difficili. È una forza che abbiamo sperimentato tutti noi in alcuni momenti, una forza che ci sembrava di non avere, ma di cui, a suo tempo, vedremo i frutti.
«Tu, o Maria, sei Madre del dolore, tu sei colei che non cessa di amare Dio nonostante la sua apparente assenza, e in Lui non si stanca di amare i sui figli, custodendoli nel silenzio dell’attesa. Nel tuo Sabato santo, o Maria, sei l’icona della Chiesa dell’amore, sostenuta dalla fede più forte della morte e viva nella carità che supera ogni abbandono. O Maria, ottienici quella consolazione profonda che ci permette di amare anche nella notte della fede e della speranza e quando ci sembra di non vedere neppure più il volto del fratello! [...]
Donaci quell’intima consolazione della vita che accetta di pagare volentieri, in unione col cuore di Cristo, questo prezzo della salvezza. Fa’ che il nostro piccolo seme accetti di morire per portare molto frutto!» (pp. 34-35).

Maria Angela S.