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MARIA ASSUNTA IN CIELO
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«Sia lode a Te, Figlia di Dio Padre. Sia lode a Te, Madre del Figlio di Dio. Sia lode a Te, Sposa dello Spirito Santo. Sia lode a te, Maria, tabernacolo della Santissima Trinità!». Con questa lode alla Vergine, il papa san Giovanni Paolo II inizia l’Angelus nella solennità dell’Assunta del 15 agosto 1981. Maria partecipa per prima alla gloria del suo Figlio, quella gloria che ha avuto inizio con la Risurrezione. San Paolo afferma infatti nella seconda lettura della Messa del giorno dell’Assunta: «Come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo... prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo» (1Cor 15,22-23). Per questo, si chiede Giovanni Paolo II: «E chi più della sua Madre appartiene a Cristo?». Maria, come Gesù, ha già vinto la morte. Assunta in Cielo con tutta la sua persona, è glorificata, pienamente santificata e accolta nella Santissima Trinità. La definizione dell’ultimo dogma mariano, proclamato solennemente il 1° novembre 1950 da Pio XII, recita infatti così: «L’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità... ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro e, vinta la morte, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del Cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale nei secoli». Se la definizione del dogma dell’Assunta è del Novecento, la sua celebrazione è però molto antica. Già prima del Mille l’Assunzione di Maria, Madre di Dio, era la festa mariana più importante. Testimonianza dei Padri della Chiesa Le prime testimonianze sulla fine della vita terrena della Vergine risalgono al quarto secolo. |
Un primo accenno lo troviamo in sant’Efrem il Siro (+373), dottore della Chiesa, che in un sermone sul Natale afferma: «Tra tutti i discendenti di Davide, tu hai scelto un’umile figlia della terra, e l’hai introdotta nel cielo, tu che vieni dal cielo». Mentre in un racconto apocrifo del V secolo, attribuito allo Pseudo-Melitone, l’autore immagina che Gesù interroghi gli Apostoli sulla sorte meritata dalla Vergine ottenendo questa risposta: «Signore, hai scelto questa tua serva perché divenga per te una residenza immacolata… È sembrato dunque giusto a noi tuoi servi che, come dopo aver vinto la morte, tu regni nella gloria, tu risusciti il corpo di tua madre e la conduca con te, gioiosa, nel cielo» (citato da Giovanni Paolo II nell’Udienza generale, mercoledì 9 luglio 1997). San Giovanni Damasceno (675ca-749), teologo e grande dottore della Chiesa, in una delle sue numerose omelie dedicate alla Vergine considera l'Assunzione della Madre di Dio alla luce dei suoi privilegi e afferma con vigore: «Era necessario che Colei, che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità, conservasse anche senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Era necessario che Colei, che aveva portato nel suo seno il Creatore fatto bambino, abitasse nella dimora divina. Era necessario che la sposa che il Padre aveva scelto vivesse nella camera nuziale celeste». La “dormizione della Vergine” Nella Bolla di definizione del dogma, Pio XII non parla della morte di Maria, non ritenendo opportuno pronunciarsi solennemente sulla questione: Ella morì e risuscitò subito dopo o passò direttamente dalla vita terrena alla gloria celeste? Papa Giovanni Paolo II, in una delle catechesi sulla Madonna che tenne negli anni 1996-1997, così si esprime al riguardo: «È possibile che Maria di Nazaret abbia sperimentato nella sua carne il dramma della morte? Riflettendo sul destino di Maria e sul suo rapporto con il divin Figlio, sembra legittimo rispondere affermativamente: dal momento che Cristo è morto, sarebbe difficile sostenere il contrario per la Madre» (Udienza generale, 25 giugno 1997). Questo era anche il pensiero dei Padri della Chiesa che parlano della “Dormizione” della Vergine, suggerendo con questo termine che la fine della sua vita terrena fu più simile al sonno che alla morte. Maria Angela S. |