1,21: «Per me infatti il vivere è Cristo»].
In questo tempo la nostra divozione si rivolge in modo speciale ai misteri gloriosi e fra essi, in questi quaranta giorni, specialmente al primo; meditiamo perciò la risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo che allietò la Vergine e per cui noi ripetiamo tante volte in questo tempo: Regina coeli, laetare, alleluia: quia quem meruisti portare, alleluia. Resurrexit, sicut dixit, alleluia [Antifona pasquale: Regina dei cieli, rallegrati, Alleluia! Cristo, che hai portato nel grembo, Alleluia! È risorto, come aveva promesso, Alleluia!]. Particolarmente abbiamo anche da considerare una verità che è compresa nei Novissimi: la risurrezione della carne. Come Gesù è risuscitato, così noi risorgeremo. In quel gran giorno, quando saremo chiamati dai sepolcri a nuova vita e le anime degli eletti scenderanno dal cielo a cercare i corpi che prima avevano, e le anime dei tristi sbucheranno dall’inferno a cercare i corpi che prima avevano. Ma quale diversità! Come saranno brutti, deformi, puzzolenti i corpi dei dannati; come porteranno impresse le orme dei loro peccati, a vista di tutti e a giustificazione della giustizia di Dio! Perché tutti comprendano che il Signore è giusto e retribuisce ciascuno secondo ciò che ciascuno avrà meritato. Il gran giorno del giudizio sarà preceduto dalla risurrezione. E come saranno gloriosi i corpi degli eletti! E come saranno segnati dagli atti buoni, dalle virtù che hanno praticato e dallo zelo! Doppia gloria, e doppia luce ai corpi degli eletti apostoli: cioè a quelli che avranno insegnato bene oltre che aver fatto bene. Il corpo di Gesù sarà risplendente; le sue piaghe sembreranno soli in eterno, in cielo; e i corpi degli eletti saranno simili a Gesù perché sulla terra, in questa vita, si sono fatti simili a lui. Pensiamo ai nostri sensi: all’udito, alla vista, al gusto, al tatto, al cuore, alla fantasia, alla memoria, pensiamo a tutte le nostre facoltà, ciascuna sarà saziata se veramente si è operato per Dio, se ci siamo sforzati di diventare simili a Gesù Cristo, se avremo meritato la sua vita. Ma che cosa sarà di coloro che hanno abusato dei sensi esterni e dei loro sensi interni e del loro cuore e della loro mente? Che cosa sarà di essi in quel gran giorno quando ciascuno di noi riceverà la sentenza finale, eterna, quando Gesù sentenzierà sul mondo intero, su quelli che lo hanno rigettato e su quelli che lo hanno accolto e seguito?
In questi quaranta giorni domandare specialmente la grazia di credere più fermamente e di pensare più frequentemente alla nostra risurrezione finale: «Dies magna et amara valde» [«Giorno grande e molto amaro». Cfr. Breviarium Romanum. In Commemoratione omnium fidelium defunctorum, III Nocturno, Lect. IX, resp.]. Il giorno grande! Che gioia per gli eletti: trionfo con Gesù Cristo! E amarezza, pianto e disperazione per i perduti. Qui siamo in prova, Iddio ci lascia la libertà, ma viene il giorno in cui egli giudicherà i buoni e i cattivi e a ciascuno darà la retribuzione meritata. Perciò in questo giorno noi abbiamo eletto di seguire Gesù, di vivere secondo Gesù. Allora Pasqua: passaggio da una vita ad un’altra. Questa era simboleggiata dal passaggio degli Ebrei dall’Egitto alla terra promessa ed è stata realizzata in Cristo: «Pascha nostrum immolatus est Christus» [«Cristo, nostra Pasqua, è immolato». Canto al Vangelo, Messa della domenica di Pasqua. Cfr. 1Cor 5,7]. Noi abbiamo cercato di vivere spiritualmente questa Pasqua passando da una vita ad un’altra. In che cosa? Sopra quali punti? Vita fervorosa, vita religiosa. Pensiamo quale valore ha la vita considerata in ordine all’eternità. Consideriamo la Pasqua anche in ordine al tempo che fugge. Beati coloro che sanno approfittare delle occasioni, e infelici quelli che consumano il tempo peccando o nel far nulla o poco. In questo tempo pasquale i Vangeli ci fanno sempre considerare la risurrezione di Gesù Cristo perché noi, a nostra volta, consideriamo la nostra risurrezione. Nei Vangeli leggiamo, si può dire, tutto S. Giovanni dal capitolo 14 al capitolo 17 compreso. È il Signore che ci eleva a considerare quello che avverrà in futuro: la risurrezione nostra, il paradiso.
Ora dobbiamo ripetere il proposito fatto il Giovedì Santo: Pasque quotidiane! Che tutte le mattine ci rinnoviamo. Il segreto della giornata sta nell’esercizio del mattino: orazioni, Messa, meditazione, esame preventivo, Comunione. Come cominciamo la giornata, così vi è speranza di continuarla e di compierla. Al mattino noi abbiamo avuto il nostro riposo sufficiente ed occorre che ci eccitiamo al fervore, anzitutto con l’esame di coscienza preventivo: Ieri che cosa ho fatto? Oggi che cosa devo fare? Quali pericoli incontrerò, quali tentazioni? La meditazione rafforzerà la nostra volontà. Ma la meditazione si conchiuda sempre con un proposito fermo, specialmente considerando i Novissimi. Poi le orazioni e la Comunione per invocare l’aiuto di Dio per la giornata e nello stesso tempo, perché Gesù Cristo venendo nell’anima nostra, porti la luce necessaria, la pietà, la virtù. E tutto questo assistendo alla santa Messa in cui contempliamo il crocifisso Gesù e per mezzo di lui adoriamo, ringraziamo, soddisfiamo e supplichiamo. Ponte necessario!
Al mattino, subito, ricorriamo a Dio: «Ad te de luce vigilo» [Cfr. Sal 63,1: «All’aurora ti cerco»]. I sonnacchioni poco ricevono e quando l’esercizio del mattino è trascurato, sarà ancora più trascurato il dovere della giornata. Allora, Pasque quotidiane! È necessario che Cristo risusciti nei nostri cuori, cioè che ecciti la vita nuova, dopo che egli ha ripreso la sua vita uscendo dal sepolcro. Perciò per osservare i nostri propositi cantiamo: «Cristo risusciti».
Beato Giacomo Alberione
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