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IL LIBRO DEL PROFETA DANIELE:
SAPIENZIALE O PROFETICO?
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Il libro di Daniele, a una prima lettura, può sembrare “surrealista” tanto da poterlo paragonare a un dipinto di Salvador Dalì (J.L. Ska). Il canone ebraico lo pone fra gli “Scritti” in ebraico “Ketubîm” (per noi sono i libri sapienziali). La Bibbia cristiana che si basa sulla LXX (traduzione greca dell’AT) lo considera uno dei quattro profeti maggiori. Storicamente, tra la fine del I sec. a.C. e il I sec. d.C. il libro di Daniele è considerato come libro profetico. Nei manoscritti trovati a Qumran (il luogo desertico dove si erano rifugiati i credenti ebrei per sfuggire alla persecuzione e per studiare la legge di Dio), redatti fra il II secolo a.C. e l’anno 70 d.C. a proposito di Daniele 12,10, si legge: «È scritto nel libro del profeta Daniele» |
L’insegnamento contenuto in questo libro si pone al confine tra la profezia che legge la storia presente alla luce di Dio e l’apocalittica che, in un contesto buio per la fede, attraverso un linguaggio simbolico e fantasioso, presenta forti motivi di speranza e assicura l’intervento futuro di Dio; tra interpretazione della storia e racconto sapienziale con insegnamenti di grande spessore morale. Il personaggio Daniele (cfr. Dn 7,1-2; 12,1), avrebbe redatto personalmente le sue visioni: «Nel primo anno di Baldassàr, re di Babilonia, Daniele, mentre era a letto, ebbe un sogno e visioni nella sua mente. Egli scrisse il sogno e ne fece la seguente relazione » (cfr. Dn 12,1). Il nome Daniele, come abbiamo notato per Giobbe, è ricordato dal profeta Ezechiele come un personaggio antico: «Anche se in quella terra vivessero questi tre uomini: Noè, Daniele e Giobbe, essi con la loro giustizia salverebbero solo se stessi, oracolo del Signore Dio» (Ez 14, 14.20). Caratteristiche letterarie e contenuto Il libro di Daniele ha anche una storia redazionale complessa È stato trasmesso in due forme: parte in ebraico (Dn 1,1-2,4a e i cc. 8-12) e parte in aramaico (Dn 2,4b-7). Inoltre, ci sono ulteriori narrazioni in lingua greca (Dn 3,24-90 e i cc. 13-14 dette aggiunte o appendici): la preghiera di Azaria e il cantico dei tre giovani (cap. 3), la storia di Susanna, gli episodi di Bel e del drago alla fine del libro. Le aggiunte nel testo greco per i cattolici e gli ortodossi sono canoniche, mentre non lo sono per gli ebrei e i protestanti. Il libro comprende tre sezioni: la prima parte (cc. 1-6) contiene le storie di corte narrate in terza persona che trattano di Daniele e di lui con i suoi tre compagni. Daniele, deportato a Babilonia, pur vivendo nella corte del re, si distingue per sapienza e per fedeltà alla fede ebraica. Grazie alla sua integrità religiosa, riesce a interpretare i sogni del re (cc. 2 e 4) e la misteriosa scritta che compare sulla parete all’epoca di Baldassàr (c. 5). Le visioni di Daniele La seconda parte (cc. 7-12), propriamente apocalittica, contiene le visioni raccontate in prima persona da Daniele stesso. Il contesto è quello della resistenza ed opposizione al re pagano che incarna il male in assoluto. La reazione a questa situazione viene mediata dal linguaggio simbolico- apocalittico (da “apocalisse” = rivelazione) che si sviluppa in contesti difficili. Le visioni includono scene fantasiose e personaggi simbolici e per essere comprese, esse necessitano di una spiegazione da parte di un essere angelico che interpreti la visione e funga da consigliere. L’epoca storica è quella del re siriano Antioco IV (175-164/3 a.C.), il sovrano che impose ai credenti ebrei il culto idolatrico. La sua perversità arrivò al punto che nel 167 a.C. insediò sull’altare degli olocausti la statua di Zeus Olimpio, dissacrando così l’area santa (cfr. Dn 11,31 e 12,11). Lo sgomento fu tale che scatenò le guerre narrate nei due libri dei Maccabei. Il gesto sacrilego viene indicato come “abominio della desolazione”, cioè collocato «là dove non è lecito». Le aggiunte La terza parte (cc. 13-14) contiene le appendici o aggiunte greche. PER LA RIFLESSIONE PERSONALE 1) Dopo aver approfondito la relazione di Daniele e compagni con il re pagano Nabucodonosor, presentata nel primo capitolo, domandati: come posso vivere la mia fede in una cultura che pur definendosi cristiana propone stili di vita che la ostacolano? 2) Che cosa ti suggerisce per la vita concreta l’atteggiamento di Daniele verso il mondo pagano, ponendola a confronto con questa indicazione di san Paolo: «Badate che nessuno renda male per male ad alcuno, ma cercate sempre il bene tra voi e con tutti... Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male» (1Ts 5,15.21)? 3) La seconda parte del libro di Daniele ritiene la preghiera come “arma vincente del credente”. Confronta questa certezza con il salmo 149; Rm 15,30-31; Ef 6,13-18. Il beato Alberione scrive: «”Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche” (Ef 6,18). È la più potente arma. Senza di essa ogni fatica è inutile; con essa ogni fatica assicura l’intervento di Dio» (Paolo apostolo, p. 172). Che cosa ti suggerisce questo confronto? Suor Filippa Castronovo, fsp |