![]() |
ACCOGLIERE
IL SEME DELLA PAROLA
CON CUORE BUONO
![]() |
Come accogliamo la Parola di Dio? Il Primo Maestro nella seguente meditazione osserva che in San Paolo il seme della Parola: «Fruttò il cento per uno, il massimo» (Alle Apostoline 1962, pp. 50-54) Domenica di Sessagesima, cioè la sesta domenica prima di arrivare alla domenica di Passione. E si chiama, questa domenica, anche con il nome di paolina, in quanto nell’Epistola si legge un buon tratto, una buona parte della vita di san Paolo (2Cor 11,19-33; 12,1-9), e cioè le grazie che egli ha ricevuto dal Signore, la corrispondenza alle grazie e particolarmente la sua sofferenza, il lavoro compiuto, e tuttavia, umiliandosi costantemente davanti a Dio; e anche nell’Oremus viene chiamato in soccorso nelle nostre difficoltà, vien chiamato san Paolo: «O Signore, che vedi come noi non confidiamo in alcuna nostra opera, nostra azione, concedi propizio di esser difesi contro ogni avversità per l’intercessione del Dottore delle genti», cioè di san Paolo. Il Vangelo poi ci racconta, ci fa considerare la parabola della semente. Semente che in gran parte è caduta in posto non adatto e una parte è caduta su un terreno buono, la quale poi produsse il trenta, il sessanta, il cento per uno. In san Paolo, la Parola di Dio ha prodotto il cento per uno. Quando Gesù lo chiamò: “Perché mi perseguiti?”, “Chi sei tu?”, “Sono Gesù”… allora si arrese fino al fondo: “Che cosa vuoi che faccia?”, ecco. Non solo lo riconobbe, ma subito si rimise nelle sue mani disposto a fare quello che Gesù voleva, in tutto; e allora il Signore gli indicò qui cosa doveva fare, ma non glielo disse direttamente… lo mandò in città e là gli disse: “Ti si dirà ciò che dovrai fare”, e quindi lo mandò in città, là egli digiunò per tre giorni, in lacrime, pentimento di quello che aveva commesso, in preghiera… e il Signore gli mandò Anania a battezzarlo [cfr. At 9,4-19]. E san Paolo da allora è entrato in se stesso. Interpose un tempo notevole prima di entrare nel suo ministero, nel suo apostolato, attraversar il mondo. San Paolo si ritirò nel deserto e lì penitenza, preghiera, lavoro… e il Signore lo istruì; poi, prima ancora egli si ritirò a Tarso, dove era nato, e aspettò che il Signore lo chiamasse: e prima ad Antiochia e dopo, da Antiochia, per il mondo, e cioè gli counicò quello che egli, Gesù, voleva da lui… e |
incominciò così preparato [cfr. Gal 1,17-18; At 9,30; 11,25-26]. San Paolo racconta quello che aveva sofferto, quelli che erano i frutti del suo ministero, l’impegno, lo zelo che metteva nel suo apostolato; e fece notare che la sua era una missione voluta da Dio, comunicata da Dio! Oh, tuttavia sempre si umiliò riconoscendo che, come uomo, egli andava soggetto a tutte le tentazioni degli altri… e così, come tutti gli altri uomini, sempre la fiducia di Dio. «Al riguardo dice: tre volte pregai il Signore che da me fosse tolto ciò che era la tentazione, e mi disse: basta a te la mia grazia, poiché la potenza mia arriva al suo fine per mezzo della debolezza». Sì, deboli sempre, ma possiamo essere santi, purché il nostro cuore sia paragonabile al buon terreno, come dice il Vangelo, un terreno buono e ottimo, poiché vi sono sempre cuori che sono buoni e vi sono cuori che sono ottimi. «In quel tempo, radunatesi grandissima turba di popolo e accorrendo gente a Gesù da tutte le città, egli disse questa parabola. Andò il seminatore a seminare la sua semenza […]» (Lc 8,4-15). Beato Giacomo Alberione |