2019

 

Don Valdir José De Castro Superiore generale

e da Don Gino

 

Questo Natale ci pone tutti in ginocchio

Carissimi Membri degli Istituti Aggregati
Carissimi Cooperatori


Senza dubbio, non ci basta il giorno di Natale per riprendere la passione e il sapore di questa realtà. Ci vuole molto tempo per riacquistare il gusto al dialogo,
alla condivisione, per cambiare il clima pesante di conflitti piccoli o grandi, magari persino in famiglia, in comunità, oltre che sul posto di lavoro e nell’area
socio/politica.
Con il Natale non celebriamo solo la nascita di Gesù. Celebriamo anche la nostra nascita a una vita nuova, la nostra conversione e il nostro rinnovamento.
Nascesse 1.000 volte Gesù a Betlemme ma non nel nostro cuore, il Natale è inutile. Noi cristiani non siamo solo degli storici, che ricordano un fatto avvenuto più di 2000 anni fa, la nascita nel tempo di Gesù, ma facciamo memoria e riposizioniamo la venuta di Dio in noi, nella nostra storia personale, e questo coinvolge direttamente e per sempre ognuno di noi.
Questo Natale ci mette tutti un po’ in ginocchio! La pandemia che stiamo vivendo e soffrendo ha messo in ginocchio le nostre relazioni familiari e umane, ha messo in ginocchio la nostra economia portando la povertà in molte famiglie, ha messo in ginocchio l’impostazione del nostro stile di vita, obbligandoci a
cambiare modalità di relazionarci tra di noi, con gli spazi e col tempo, ha messo in ginocchio la persona, facendone emergere tutta la sua fragilità e inconsistenza.
L’augurio che ci vogliamo fare è che tutta questa sofferenza, che ci ha letteralmente prostrati, ci porti a metterci in ginocchio anche davanti alla grotta di Betlemme e porre la nostra vita nelle mani di Colui che viene a salvarci. I momenti bui della storia umana e della nostra storia ci fanno riflettere, prendere coscienza e sperimentare sulla nostra pelle l’affermazione del Qoelet: “Ho visto tutte le opere che si fanno sotto il sole, ed ecco: tutto è vanità e un correre dietro al vento”. (Qo 1,14). Crollando tutte le nostre certezze, abbiamo bisogno di ritrovare il senso vero di ciò che siamo e viviamo, abbiamo bisogno di
depositare la nostra fiducia in qualcosa o qualcuno che non ci deluderà, che è fedele, che ci ama, e questi è l’Emmanuele, il Dio con noi.

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Don Vito Fracchiola Vicario Generale

 

 

Le distanze dall’Amore


C
arissime Annunziatine,

è bello contemplare le “distanze” nel mistero dell’Incarnazione che vediamo nel presepe. Ma le distanze da Gesù, che è il Verbo di Dio, non vanno misurate con il centimetro: l’unica unità di misura è l’amore. Infatti “ubi Caritas est vera, Deus ibi est” (cfr. Messa in Cena Domini) perché Dio è amore (1Gv 4,8).
Vedendo le figure nel Presepe dovremmo anche chiederci: a che punto sono io, quanto sono distante da Gesù? Quest’anno sono giunto più vicino dello scorso anno?
Possiamo comprendere meglio questa distanza osservando i personaggi nel presepe e la loro vicinanza al Bambinello.

La più vicina

Ovviamente la distanza minore (non c’è gara!) è quella tra Gesù e Maria. Gesù è tutto in lei, Maria è tutta di Dio e in Dio. Nella Vergine Immacolata, per singolare dono di grazia non c’è nulla che non sia di Dio. Ella non cerca, non desidera nulla che non sia di Dio. Tutta la sua volontà, tutto il suo amore: dov’è il Figlio lì c’è Maria. Anche sotto la Croce è sempre la più vicina! Per l’amore è talmente vicina che la lancia che trafigge il costato di Gesù trafigge pure l’anima della Madre, come le predisse Simeone!
Inarrivabile per le nostre forze, ma anche nostro modello oltre che nostra madre. Non potremo mai giungere sotto la croce con Maria se non la imitiamo nel generarLo in noi, solo così potremo donarLo e testimoniarLo agli altri.

Quelli che adorano Dio in terra

Poi viene san Giuseppe: umanamente nessuno può essere più vicino di lui. Vive totalmente per questo Figlio che sconvolge i suoi progetti. Con Maria nel presepe “adora” il Bambino. Anche per san Giuseppe la distanza va misurata con l’amore e con la fede. Se potessimo raggiungere e amare Gesù come l’ha amato Giuseppe! Umanamente ma anche spiritualmente.
Anche lui, su questa terra non ha potuto vedere se non con gli occhi della fede e dell’amore. Eppure il suo “sì” alla volontà di Dio si è realizzato facendo tutto per Gesù.
Il suo “sì” a Dio si è realizzato nel silenzio, anche quello della fede. Quando c’è la notte della fede è l’amore che ci porta oltre. Nel Presepe vediamo san Giuseppe ben visibile e fermo, ma tutta la sua vita è stata un agire umanamente per il Figlio di Dio, nascondendosi nel silenzio perché fosse manifesto solo il Verbo di Dio. Quanto dobbiamo imparare alla sua scuola!

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Don Gino