25 marzo

ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE
Titolare dell'Istituto Maria Santissima Annunziata

SOLENNITÀ*

2022 Auguri da d.Vito Fracchiola | dal Sup. Provinciale | 2021 Sup.Provinciale | Don Vito Fracchiola

 

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È bella questa giornata; sia una giornata tutta fervorosa, tutta santa, in letizia; di quella letizia che viene dall’intimo, cioè quando vi è la comunicazione stabile tra le anime e Gesù. Viene dall’intimo. Vedete quale privilegio per i Gabrielini e le Annunziatine. Tre volte al giorno si ricorda, con l’Angelus, Maria, la quale riceve l’annunzio dell’Incarnazione e acconsente. È la giornata più bella dell’umanità: deve essere anche bella per voi. La giornata più utile per l’umanità, quando il Figlio di Dio si fece uomo, assunse l’umana natura. E allora non vi è altro modo più facile che ricordare quella che è la grazia della vocazione alle Annunziatine. Tre volte al giorno. Avete fatto una preparazione con un triduo di predicazione e certamente avete ricavato un buon frutto, un frutto stabile. Le grazie all’umanità, la salvezza all’umanità cominciano proprio là, nella casetta di Nazaret; una casetta umile dove viveva una fanciulla, la quale fino allora aveva solo atteso alla sua santità personale. E da quel momento, « Verbum caro factum est », ella entra in una santificazione più alta, in una missione tutta particolare. La sua vita è particolarmente legata a Dio, legata alla missione del Figlio di Dio incarnato in lei.
Una via che è stata sempre bella, ma da quel momento questa via, che pure è in continuazione, sale più in alto, in maggior salita, maggior santità, verso una maggior perfezione; più elevata verso una missione tutta particolare, tutta straordinaria, che non avrà mai più l’umanità. Ecco, appare san Gabriele, l’Arcangelo dell’Incarnazione che già era apparso a Daniele profeta, e già era apparso a Zaccaria. Com’è l’atteggiamento? Tutto di riverenza, tutto di rispetto verso quella fanciulla. E con grande umiltà, che è verità e dolcezza, la saluta. Ma non osa, al primo apparire, pronunciare il suo nome. Dante dice: « Parea Gabriel che dicesse ave », tanto era un saluto umile, fiducioso, rispettoso, a colei che era predestinata ad essere regina degli Angeli. « Ave gratia plena, Dominus tecum»: Sii benedetta, piena di grazia, il Signore è con te. Ecco, ricordiamo sempre che se i nostri Rosari e i nostri Angelus vengono presentati a Maria per mezzo dell’Arcangelo, saranno più accetti, perché Maria ha un amore, una riconoscenza particolare all’Arcangelo Gabriele per l’annunzio che egli le aveva portato: la grande missione, la grande maternità.
Quindi le nostre preghiere presentate a Maria dall’Arcangelo saranno accolte con maggior tenerezza, quindi più facilmente esaudite. D’altra parte è sempre molto bene ricordare al principio del Rosario la scena dell’Annunciazione. Il Rosario comincia appunto col mistero dell’Arcangelo Gabriele che appare a Maria: l’Annunciazione. Tutto il Rosario sarà poi più accetto a Maria e sarà anche più facile recitarlo con raccoglimento, con devozione. Poi l’Arcangelo le comunica la sua missione, e cioè che ella non doveva temere, ma che era stata eletta a diventare la madre del Figlio di Dio. Le dà questo grande annuncio, da cui ha origine la grande dignità di Maria. Tutti i privilegi che ha Maria procedono da quel privilegio che è la divina maternità: Madre di Dio. Se Ella fu concepita immacolata e se ella poi sarà assunta in cielo, questo è appunto per l’onore e per il privilegio grande della divina maternità. Gli altri privilegi sono in funzione della divina maternità. Grande fiducia. Nella prima parte dell’Ave Maria è scolpita, diciamo così, la missione dell’Arcangelo. Nella seconda parte la missione di Maria:
« Santa Maria, Madre di Dio ».

(Beato Alberione)

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